Homeland – 5×07 Oriole – Recensione by R.

Homeland_5x07_Allison

Se c’è una cosa che abbiamo imparato con Homeland e 24 è che non possiamo fidarci di nessuno. La talpa può nascondersi dietro a chiunque, all’amante, al collega, perfino al Presidente degli Stati Uniti. Sorprende quindi che in un clima di generale sospetto, Carrie e Saul si confidino con tanta facilità, ovviamente col traditore di turno. Non che non stiano attenti, prendono le necessarie precauzioni, ma nel momento del bisogno si lasciano fregare da una supposta fiducia di lunga durata.

Esattamente quella che ripongono in Allison Carr, una collega fidata da molti anni appunto. Questo è il punto forte della donna, che le consente di proseguire indisturbata e super informata la sua missione. Allison non è una semplice traditrice che per qualche interesse personale si è messa a fare di recente il doppio gioco. Allison è in realtà Alichka “the greatest penetration of American intelligence in fucking history. SVR or KGB”, questa è la definizione che dà di lei Ivan. Come gli agenti del KGB di The Americans, Allison si è spacciata per una perfetta americana e agente della CIA, ma dietro quell’apparenza ha sempre lavorato per i servizi russi. Per anni. Non è la nuova arrivata o quella dal passato ignoto da cui occorre guardarsi, al pari di Philip ed Elizabeth è la vicina di casa, la collega, l’amica su cui si è sempre potuto fare affidamento. Da anni sta ingannando tutti senza la minima sbavatura, talmente brava che un giorno secondo Ivan potrebbe diventare Direttore, “That’s where you live, the double game” le dice. Ed in effetti di fronte a questi risultati è impossibile dargli torto. Eppure Allison sta mettendo in luce il suo lato fragile, quello visto nel parcheggio con Ivan e stavolta nel bagno dopo la confidenza di Saul. Scoprire che Carrie è ancora viva e che Berenson le ha fatto avere i documenti la porta sull’orlo di un attacco di panico. Si riprende nel giro di pochi secondi ed esce senza nemmeno un capello fuori posto, ma è evidente che il peso della doppia vita si stia facendo sentire.

Ovviamente Saul è il primo a farsi ammaliare, non c’è da stupirsi visto anche il loro rapporto. Tuttavia considerando che lei ufficialmente sta lavorando per Dar Adal, un minimo di cautela in più non ci starebbe male. D’accordo alzare la musica, aprire i rubinetti e chiudersi in bagno, ma Allison potrebbe sempre raccontare tutto a Dar, ti ha pure messo degli agenti alle calcagna su suo ordine! E invece Saul le racconta tutto perché si fida di lei, illuminandola sulla questione più importante, ossia che Carrie è ancora viva. Non so invece se sia un bene o un male l’azione intrapresa successivamente da Berenson. L’uomo, per evitare di essere portato a Langley, chiede aiuto all’amico di Israele. Saul sfugge così alla custodia degli agenti americani e lo fa affidandosi a quell’amico il legame con il quale era stato la principale ragione di sospetto ai suoi danni; non si può dire che la posizione di Berenson dinanzi al Governo americano sia positiva.

Homeland_5x07_Carrie

Nel frattempo Carrie analizza i documenti leakati nello scenario della villa di Otto, che tanto ricorda le ambientazioni dei film ispirati ai romanzi di Rosamunde Pilcher. Ma in quel di Homeland non c’è spazio per il sentimentalismo e il lieto fine tipici dell’autrice e mentre la Mathison ha non poche difficoltà a capire quale sia lo scottante contenuto dei documenti, quelli attorno a lei potrebbero nascondere ulteriori minacce. Sul primo aspetto, Carrie trova un fallito tentativo di contatto di una sua ex fonte a Baghdad: l’uomo voleva informarla che un avvocato, Ahmed Nazari, dato per morto in un’esplosione, è in realtà vivo e vegeto. La Mathison guida verso Amsterdam sulle sue tracce, lo trova, ma mentre sta perquisendo la sua abitazione, Ahmed viene scortato via da due uomini, l’amico di Carrie viene sgozzato e lei è costretta a fuggire seguita da dei colpi di pistola. Non è ben chiaro cosa stia accadendo, come non lo è perché nascondere a Carrie la sopravvivenza di quell’uomo fosse così importante; in realtà mi stupisco addirittura che quel tentativo di contatto emerso dai documenti le sia potuto apparire come qualcosa quantomeno da accertare. Da quel che accade ad Amsterdam si può però desumere che quell’intuizione su un dato apparentemente insignificante sia stata corretta. Non lo è invece ciò che Carrie fa dopo: chiede aiuto ad Allison! Al pari di Saul anche lei si fida dalla persona più sbagliata.

Homeland_5x07_Otto

Sul fronte di coloro che ruotano intorno alla Mathison si salva invece solo Jonas, ancora preoccupato per le sorti della donna nonostante la rottura. Laura non stupisce in positivo con la sua insistente richiesta di vedere i documenti; che piaga, cosa vuole?! Non li ha nemmeno recuperati lei, Carrie e Saul hanno corso dei rischi; tra l’altro non ha ancora capito cosa c’è in gioco, la liberazione di presunti terroristi non le è bastata, le importa solo la sua inchiesta giornalistica! Ad insinuare più di un dubbio sulla sua affidabilità è invece Otto; non mi è mai stato simpatico, tuttavia ha sempre aiutato Carrie e continua a farlo. Poi però arriva la conversazione con Jonas, in cui non solo afferma che non intende rinnovare il contratto di Carrie, ma soprattutto la descrive come una donna instabile. COSA? Lo stesso uomo che recentemente le è stato più vicino del suo compagno, che fino a poche ore prima le portava il caffè, ora la descrive come una disturbata con cui è meglio non avere nulla a che fare. O sta facendo il doppio gioco – e quindi potrebbe rivelarsi il più pericoloso cattivo della stagione – o è l’ennesimo uomo che cade vittima del fascino di Carrie Mathison e sta cercando di allontanarla da Jonas. Sebbene insista nell’appoggiare Laura per la diffusione dei documenti, la seconda ipotesi al momento mi pare la più probabile, specialmente alla luce dello scambio avvenuto tra Carrie e Otto ad inizio episodio, quando l’uomo sottolinea l’affinità tra loro e la differenza in confronto ai rispettivi ex partner: questi ultimi sono ben piantati a terra, mentre Otto e Carrie sarebbero nati con le ali. Io sono più del partito “gli opposti si attraggono”.

Giusto per farci stare tranquilli, Quinn, con l’appoggio di Dar Adal, sta aiutando il gruppo di jihadisti dello scorso episodio ad entrare in Siria: l’obiettivo è eliminare lo zio di uno di loro. Insomma l’unico che potrebbe seriamente aiutare Carrie e Saul ha il suo bel da fare. L’ “oriole” del titolo è un uccellino, nonché il soprannome dato alla Mathison dall’amico Samir. Se vediamo davvero Carrie come un “little oriole”, la prospettiva romantica derivante dal riferimento alle ali fatto da Otto non è entusiasmante, ma non lo è neppure l’idea che la donna voli dritta dritta nella trappola di Allison. Riuscirà la nostra Carrie a smascherarla?

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