How To Get Away With Murder – 1×01 (Pilot) – by S.

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Con 14,3 milioni di telespettatori, How To Get Away With Murder è, ad oggi, il pilot con il miglior debutto, e considerando i buoni ascolti di Grey’s Anatomy e Scandal si può dire che l’ABC abbia fatto centro con la Shonda Night (anche se da qui al rinnovo di HTGAWM per una seconda stagione ce ne passa).

La serie, ideata da Peter Nowalk (Scandal, Grey’s Anatomy) e con Shonda Rhimes nel ruolo executive producer, è un crime procedurale e ne presenta tutti gli elementi: l’omicidio da risolvere nel corso del singolo episodio, il mistero più complicato che fa da sfondo all’intera stagione e un gruppo di personaggi in vari modi legati l’uno all’altro. Il fulcro di tutto è Annalise Keating (Viola Davis), unanimemente definita “badass woman”: avvocato difensore e professoressa di diritto penale, è il classico esempio di “nothing can get in her way”, sa quello che vuole e lo ottiene, sempre. Nel suo campo è il meglio del meglio, e non sembra farsi troppi scrupoli nel fare tutto ciò che serve per mantenere il titolo.

A differenza di tutti gli altri show procedurali alla Criminal Minds, NCIS, CSI, qui non si tratta di una squadra affiatata capitanata da una figura carismatica contro un nemico comune, ma di un insieme poco omogeneo di semi-sconosciuti in competizione tra loro per fare colpo sull’insegnante. Questo permette di dare allo show un taglio diverso da quello dei tipici crime, permettendogli sia di concentrarsi sulle dinamiche interne al gruppo senza dover necessariamente contrapporlo a fattori esterni, sia di dedicare (mi auguro) più tempo alla caratterizzazione dei protagonisti e delle loro personalità, aspetto sempre molto caro ai prodotti di Shondaland.

Il ritmo dell’episodio è serrato, e lo show non cade nell’errore di rallentare la narrazione con lunghe spiegazioni e introduzioni per far capire allo spettatore di cosa si stia parlando; insieme ai dialoghi, i flashback e i flashforward svolgono egregiamente questa funzione, non creano confusione perchè sono ben inseriti nel contesto, sono precisi ed essenziali.

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A dominare lo schermo è, comunque, l’interpretazione di Viola Davis: se dal primo momento dà l’impressione di una donna che non si vorrebbe mai avere come avversaria, nel corso del pilot accenna a diverse sfaccettature del suo carattere, dando un’immagine di se stessa estremamente complessa ed affascinante. L’esempio principe è la scena in cui parla in privato con Wes, il più ingenuo dei suoi alunni, per assicurarsi che non riveli a nessuno quanto ha scoperto: in quel momento è, contemporaneamente, minacciosa, disperata, seducente e, soprattutto, molto convincente. Il timore è senza dubbio una delle sensazioni che suscita più spesso, come dimostrano lo sguardo nei suoi occhi e quel vago sospetto che sembra aleggiare nella stanza quando dice al marito, sconvolto per la morte della studentessa, “I bet the boyfriend did it”. Cosa avrà voluto insinuare? Questo elemento, unito alla quantità di relazioni extraconiugali scoperte o solo accennate nel corso del pilot, lasciano chiaramente intendere che, pur trattandosi di risolvere un omicidio, è su questo terreno delle relazioni personali che si giocherà la vera partita.

Non c’è niente di questo primo episodio che non mi abbia convinta, sono assolutamente pronta a calarmi nelle vicende della Middleton University: chi sarà l’assassino di Sam? Concludo con una menzione di onore per Liza Weil: nonostante il suo passaggio da Scandal, per me sarà sempre l’indimenticabile Paris Gellar di Gilmore Girls!

A voi il pilot è piaciuto? Pensate di continuare a seguire la serie?

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