How To Get Away With Murder – 1×02 It’s All Her Fault – by S.

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Alla seconda settimana, lo Shonda Thursday si conferma un’arma vincente in fatto di ascolti e How To Get Away With Murder si conferma la migliore nuova serie della stagione.

Tema della puntata è l’impossibilità di conoscere davvero le persone che ci circondano, con tutti i problemi di fiducia che ne conseguono. L’argomento è presentato in diverse salse: il caso della settimana, Wes e la sua vicina di casa, Annalise in veste di avvocato, di moglie e di donna e basta. Ancora una volta, è proprio Annalise il pilastro intorno a cui si regge non solo l’episodio, ma l’intera storyline del misterioso omicidio, e la performance di Viola Davis è ancora meglio di quella del pilot; se nel suo lavoro è assolutamente inarrestabile ed imbattibile, nel privato sembra essere ben più vulnerabile. Prima viene scaricata senza mezzi termini dall’amante detective (che non ha tutti i torti), e dopo cominciano i sospetti sul marito: una relazione con Lila è il problema minore, la cosa più grave è pensare che possa essere l’assassino. Nonostante questo, rimane sempre un alone di dubbio sulla personalità di Annalise: nella scena in cui supplica Nate di verificare l’alibi del marito appare disperata, una donna spaventata in cerca di conferme per mettere al sicuro il suo matrimonio, ma è davvero questo che sta facendo? Annalise è troppo intelligente, e soprattutto conosce troppo bene il sistema giudiziario; non potrebbe essere tutto parte di un piano più grande per incastrare Sam? E quella lacrima dopo che fanno l’amore deriva dal timore che lui abbia ucciso Lila o dall’avergli giurato “we’re good” mentre sta cercando di spedirlo in galera?

Il mistero si fa ancora più interessante adesso che, grazie ai flashforward, sappiamo che l’omicidio di Lila e quello di Sam sono in qualche modo collegati l’uno all’altro; per essere più precisi, tutti gli avvenimenti e tutti i personaggi sono collegati: oltre le morti di Lila e Sam abbiamo Rebecca, la vicina di casa di Wes. Ma questa è solo la superficie, l’apparenza che può nascondere realtà più complesse: è chiaro che ci sia qualcosa tra Sam e Bonnie, quindi non si può escludere che anche lei sia coinvolta. “It’s all her fault” dice Michaela mentre i quattro studenti si nascondo nei boschi dopo l’omicidio, e da quello che vediamo sembra si riferisca a Rebecca, che la stiano proteggendo, ma da cosa? E se invece la colpa fosse di qualcun altro? “Her” potrebbe riferirsi ad Annalise, che del resto è il loro capo, ed è ragionevole ritenere che abbia un ruolo centrale in tutte le storyline; per di più, abbiamo già visto come i suoi comportamenti in merito al marito e al caso Lila siano quanto meno ambigui.

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Una menzione d’onore va a Steven Weber, inquietante assassino della prima moglie ma innocente agnellino quando muore la seconda; la simulazione dell’accoltellamento, sdraiato insieme a Connor sul letto ancora imbrattato di sangue, è allo stesso tempo disgustosa, spaventosa e anche un tantino erotica. La tensione sessuale, del resto, è un elemento sempre presente, basti considerare Connor e il suo amico hacker e, soprattutto, i discorsi a distanza ravvicinata di Annalise a Wes: se alla seconda puntata siamo già a questo livello, la situazione tra i due ad un certo punto dovrà evolvere; non è ancora ipotizzabile in che direzione, ma di certo il legame che, volenti o nolenti, si è creato tra loro dovrà avere delle conseguenze. Del resto, Wes finora è l’unico degli studenti ad avere un minimo di personalità, gli altri per ora sono ancora macchiette monodimensionali (Prom Queen, Doucheface, Frank’s Girl e ConnorQuelloGay, che non ha nemmeno un soprannome ufficiale).

Che Murder sia una serie fatta bene è evidente dalle reazioni che provoca durante e dopo la visione: durante, non ci si annoia mai ed ogni dettaglio viene analizzato con attenzione, perchè ormai ci hanno coinvolto nelle trame di questo mistero, lo vogliamo risolvere; dopo la visione, invece, non si vede l’ora dell’episodio successivo, perchè ogni settimana ci danno esattamente quello che serve per mantenere viva la curiosità. Insomma, per ora è la formula perfetta.

[Ringrazio la lettrice che mi ha fatto notare di aver inizialmente scritto “Rachel” invece di “Rebecca” e mi scuso per la svista!]

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