How To Get Away With Murder – 2×05 Meet Bonnie – Recensione by S.

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I nodi vengono al pettine, i piani sfuggono di mano, le paranoie divampano e tutto sembra sfuggire di mano: per la prima volta dall’inizio della serie, abbiamo la sensazione che le cose non andranno per il verso giusto, che non sia più possibile mettere una toppa ad ogni omicidio imprevisto e che si pagheranno le conseguenze delle proprie azioni.

Fulcro dell’episodio è Bonnie, e da lei dipendevano in gran parte le sorti del piano complessivo “mettiamo tutto a tacere”. Finalmente per l’assistente di Annalise è iniziata la fase che la vede più protagonista, fase anticipata dalla season premiere con l’omicidio di Rebecca e con i riferimenti al suo passato disseminati nel corso di entrambe le stagioni. Bonnie le tenta davvero tutte per salvare Annalise (e indirettamente anche i Keating Five), e questa devozione estrema nei confronti del suo capo rasenta davvero l’incomprensibile, soprattutto considerando il trattamento che Annalise le ha sempre riservato (sebbene dica che per lei Bonnie sia come una figlia). Presumibilmente, si andrà più a fondo anche sulla nascita del loro rapporto, soprattutto dopo la rivelazione sugli abusi del padre di Bonnie: dovranno pur spiegarci in che modo queste storie si legano, no?

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Il ruolo di Bonnie sembra destinato ad avere rilevanza anche nei prossimi episodi, considerando quello che la si vede fare nei flashforward, e anche a causa del suo legame con Asher. Lui sembra davvero non cedere ad alcuna supplica, né alla richiesta di non mettere nei guai Annalise ed i suoi amici: ogni volta che ha un ripensamento, finisce sempre per scegliere la via istituzionale, per mettere al sicuro almeno se stesso. Questa integrità potrebbe essere minata, però, dalla vista delle violenze subite da Bonnie durante l’infanzia, anche se dai flashforward sappiamo che il suo desiderio di confessare e tirarsi fuori da tutto questo casino non è affatto sparito.

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I membri restanti dei Keating Five, invece, si fanno guidare da Wes in una rocambolesca ricerca di prove e cadaveri, che ovviamente non porta a nulla: caro Wes, in che mondo pensavi di poter fregare Frank? Torna a studiare per gli esami, da bravo. Connor, ormai sempre più avvolto da una spirale di cinismo, autodistruzione e ansia, ci regala l’ennesimo momento romantico di cui solo un anno fa non l’avremmo mai ritenuto capace. Vederlo così preoccupato e spaventato mi fa seriamente temere per il suo futuro: si sa che a cavarsela in genere sono quelli che si fanno meno scrupoli.

Annalise sta tentando con tutte le sue forze di non perdere il controllo della situazione, ma tra Nate, i Keating Five, Asher con le sue confessioni e la testimonianza della tizia morta, per la prima volta è davvero in difficoltà. Questa situazione funziona benissimo per creare l’atmosfera giusta in vista della rivelazione dei fatti dei flashforward: un’Annalise colpita da uno sparo e in fin di vita si abbina perfettamente al caos che regna in questo episodio, un po’ meno senso avrebbe avuto con l’Annalise sempre vincente e sempre tre mosse avanti a cui siamo abituati.

Anche questa settimana Murder si conferma un successo, non che di questa conferma ci fosse bisogno: a prescindere da ascolti e da critici televisivi, quando si passa la settimana ad elaborare teorie su “who shot Annalise?” si può dire che la serie è ormai un appuntamento fisso e insostituibile.

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