How To Get Away With Murder – 2×14 There’s My Baby – Recensione by S.

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Siamo alla vigilia del season finale e non si potrebbe chiedere di meglio a questa serie: la trama si svolge in modo magistrale, ogni colpo di scena è perfettamente calibrato e nulla accade per caso.

Il cliffhanger dell’aggressione di Annalise si risolve molto rapidamente e la presenza di Phillip, più che una minaccia concreta, diventa l’occasione da cui nascono altri avvenimenti, diversi e più importanti. Costretti ad una convivenza forzata, com’è naturale che sia, tra i Keating Five sale la tensione, anche a causa degli improvvisi interrogatori a cui vengono sottoposti. Fanno tutti abbastanza tenerezza, a partire da Asher che si sente in colpa ed è l’unico a vacillare un po’ davanti al procuratore, fino a Connor, che si rende conto di quando sia compromessa la relazione con il suo “sweet Oliver”. È difficile restare indifferenti persino davanti a Michaela, che non sa più che pesci pigliare; almeno andare a letto con Asher è una reazione migliore delle crisi isteriche dell’anno scorso.

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Ma sono altri due gli aspetti principali di questo episodio: il primo è la completa ricostruzione degli avvenimenti di 10 anni fa e del passato di Wes. Ancora una volta, il punto non era tanto chi fosse responsabile di un omicidio, precisamente quello di Rose, quanto il contesto in cui quella morte si è consumata: ciò che davvero interessa sono i motivi all’origine della vicenda. È questo che fa di Murder una grande serie, la capacità di rendere particolari e ricche storie che scrittori di più scarsa bravura risolverebbero in modo banale. E quindi, anche dopo aver scoperto che Rose si è davvero suicidata, anche dopo aver scoperto che era minacciata dal suo capo, ciò che conta non è più questo: ciò che conta è che quel capo è il padre di Wes. Ora sì che trovano un senso tutte le azioni e le false verità di Annalise; non stiamo mica guardando un banale poliziesco, questo è un legal drama in cui al centro non ci sono solo casi da risovere, al centro c’è la vita umana, in tutte le sue sfaccettature.

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Il secondo grande merito di Murder è il saper collegare ogni storyline all’altra come in un perfetto puzzle; l’omicidio di Lila sembrava ormai acqua passata, ma in realtà non è così: tutto è partito da lì, e non a caso tutto comincia a ritornare a galla adesso. Da un lato, i flashback ci riportano alle origini del rapporto tra Frank e i Keating, dall’altro la crisi sentimentale tra lui e Laurel è il pretesto perfetto per chiudere il cerchio; ora, quasi contemporaneamente, anche Bonnie e Annalise sanno tutto, ed è così che il secondo finale di stagione è legato a doppio filo propio al pilot. Se non è arte questa!

Ciliegina sulla torta è, ancora una volta, l’ineguagliabile Viola Davis: come prevedibile, nelle scene della perdita del bambino è stata sublime, sembrava quasi di trovarsi con lei in quella stanza fredda; lo stesso dicasi per il rimorso e la colpa che si leggevano sul suo volto durante la confessione a Wes: anche nei momenti più tragici, è un piacere guardarla.

Con queste premesse mi aspetto grandi cose dal finale: finora Murder non ha mai deluso, sarà all’altezza della situazione anche questa volta?

Voto all’episodio: ♥♥♥ TV di qualità

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