How To Get Away With Murder – 2×15 Anna Mae (Season Finale) – Recensione by S.

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La seconda stagione di Murder è giunta al termine e, tanto per cambiare, nulla è quello che sembrava; siamo ormai oltre i colpi di scena, qui gli autori si destreggiano con abilità tra mezze verità e nuove scoperte, e così basta un alito di vento per rivoluzionare tutte le nostre certezze.

Tanto per iniziare, dopo settimane passate nel terrore per l’incombente presenza del serial killer Phillip ecco che lo si riscopre tenero agnellino, solo un’altra vittima del perfido Caleb Hapstall. Questo è l’unico punto su cui vorrei fare una critica: sebbene la spiegazione dei fatti sia logica e coerente, bisogna dire che Phillip si è impegnato davvero molto per apparire colpevole, l’attività di stalking di certo non gridava “aiuto, sono innocente”. Ciò detto, ho apprezzato molto la doppia faccia di Caleb, che prima frega la sorella (e uccide il resto della famiglia) e dopo frega Annalise e i suoi per salvare se stesso: un genio del male. Peccato si sia suicidato, mi sarebbe piaciuto conoscerlo di nuovo, senza maschere; del resto, fin dall’inizio c’era qualcosa in lui che suonava strano, ma pensavo più che altro all’incesto con la sorella; la mossa più abile della serie è stata quella di farcelo lentamente rivalutare, soprattutto grazie alla storia con Michaela (che sfiga in amore, poverina), facendoci abbassare le difese e colpendo al momento opportuno: ben fatto, Norwalk, ben fatto.

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Non si è invece suicidato, per fortuna, il nostro amato Frank: ma dove sei Frank, dove?? Non sparire, non puoi abbandonarci così! Mentre Laurel lo cercava per casa sentivo salire l’agitazione, la paura di vedere il suo corpo pendere da qualche cappio improvvisato; sapere che sia vivo è solo una magra consolazione, adesso tutto cambierà nelle dinamiche tra lui e gli altri personaggi, soprattutto tra lui ed Annalise. Il misterioso legame tra Frank e Sam si è rivelato essere più tragico che altro, non uno scioccante gossip di cronaca nera, ma uno schiacciante senso di colpa trascinato per anni. Capisco il dolore di Annalise, ma il povero Frank ha ormai espiato i suoi peccati, non gli si potrebbe dare una seconda possibilità?

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Al momento Annalise non è per niente d’accordo, e non è chiaro se con le parole “he has to go” rivolte a Bonnie intendesse dire “licenzialo” o “uccidilo”, e sappiamo che da questa donna possiamo aspettarci tutto. La scoperta della verità sulla morte del suo bambino la porta a trovare conforto, come nei momenti più bui della sua vita, tra le braccia della madre. Rivedere Cicely Tyson è sempre un piacere, ma devo dire che trascorrere oltre metà episodio in casa sua, tra un pranzo familiare e l’altro, è forse un po’ troppo. Ho apprezzato molto la scena in cui Annalise finalmente elabora il lutto per la perdita del figlio, e mai sarebbe stata in grado di farlo senza la madre, ma tutto il resto mi sembra tempo sprecato; il giudizio vale soprattutto per la storyline sul padre: introdurlo adesso all’improvviso non serve proprio a nulla, è servito solo per mettere Annalise di fronte alla cruda verità e farle capire quanto, in realtà, siano simili, ma lo stesso risultato poteva essere raggiunto in altro modo, senza aggiungere personaggi all’ultimo momento. Ovviamente la disperazione di Annalise non si protrae in eterno, e quando i Keating Five scoprono chi è la talpa eccola che torna in forma smagliante, umiliando il procuratore distrettuale come solo lei sa fare.

Non riesco, invece, a provare alcuna empatia per Wes: le intime sofferenze legate alle sue origini scompaiono dalla mia mente appena mi trovo davanti quella faccia lagnosa, sempre con quello sguardo interrogativo e incerto. Cheppalle, Wes! Un po’ di brio è portato dall’assassinio di Wallace Mahoney, giusto un attimo prima che rispondesse a Wes: chi sarà il sicario? Come molti, anche io ho subito pensato a Frank, che ora deve cercare di redimersi per ottenere il perdono di Annalise. Del resto Frank è anche apparso molto sospettoso quando ha saputo del padre biologico di Wes, dev’esserci sicuramente un motivo.

Ancora una volta Murder soddisfa pienamente le aspettative: chiude le storyline che non avrebbero più niente da dire e, allo stesso tempo, lascia delle aree di ombra, quelle zone grigie da cui prendono il via trame nuove ma sempre legate agli avvenimenti passati. È davvero ammirevole come gli eventi appena narrati siano indissolubilmente legati a quelli del pilot, senza però sembrare noiosi o ripetitivi in alcun modo. E allora, complimenti agli autori di questa serie per un’altra stagione di grandissima televisione.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ OMG

[Come sempre, potete trovare questo post anche dalle nostre affiliate How to get away with Murder – Italian Fanpage e How to get away with Murder Italia, che spero di rivedere l’anno prossimo]

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