How To Get Away With Murder – 3×05 It’s About Frank – Recensione by S.

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Questa recensione potrebbe essere brevissima: date un alto Emmy a Viola Davis, e magari anche una gioia a Bonnie. Fine della recensione.

L’episodio è stato meno adrenalinico e sconvolgente di altri, ma non per questo di minore impatto o importanza. Il misterioso uomo (almeno sappiamo che è un uomo!) morto nell’incendio e la misteriosa gravidanza di Laurel hanno avuto un ruolo quasi marginale, mentre l’attenzione si è concentrata sulla caduta libera (personale e professionale) di Annalise e sulle sfighe di Bonnie, in dolce compagnia di Frank.

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Le cose da metabolizzare non sono poche, quindi è meglio andare con ordine. Prima di tutto pongo una domanda a tutti voi, fedeli lettori: da dove diavolo è arrivata questa improvvisa liaison tra Bonnie e Frank? Anni e anni passati lavorando fianco a fianco senza che succedesse nulla e ora questo? Non è nemmeno la passione di una notte, all’improvviso si fantastica sulle scampagnate nell’Oregon! Quando è successo?! Perché non ne sapevo niente?! M ci vorrà tutta la settimana per abituarmi a questa novità, e altre rivelazioni potrebbero mettere seriamente a rischio il mio equilibrio. Capisco il sentirsi legati dalle sofferenze patite in casa Keating, capisco l’affetto che li lega dopo che lui ha vendicato le sue sofferenze di bambina, ma perchè adesso parlino di avere figli rimane un insondabile mistero. Frank può sicuramente aver parlato sull’onda della disperazione: del resto ormai pensa di aver perso tutto, tutto quello che, durante la sua permanenza in galera, non pensava nemmeno di poter avere; ora si attacca all’unica cosa concreta che rimane nella sua vita, ossia l’affetto per Bonnie, ma è una prospettiva del tutto irrealistica. Lui forse lo capisce, ma la reazione di Bonnie quando scopre che Frank se n’è andato racconta un’altra storia: forse sperava in quel futuro fittizio ancora più di lui, ed effettivamente non è che lei nella vita sia stata molto più fortunata.

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Non è molto equilibrata nemmeno Annalise, che si perde nell’autocommiserazione prima (ci rispecchiamo tutte nella scena della bilancia: il risultato non è attendibile perchè ho la vestaglia/le extensions/le unghie ricostruite/la tuta pesante) e nell’alcol dopo. Come ogni spirale autodistruttiva che si rispetti, ci sono alcuni elementi che non potevano mancare: la telefonata pietosa all’ex fidanzato per fargli rimpiangere quello che ha perso, il masochismo nel ricordare i momenti più tragici della vita (record di Annalise per il numero di aborti e crisi coniugali) e la disperazione finale nella braccia dell’unica persona disposta ad aiutarla (il fatto che sia un suo studente rende il quadro ancora più deprimente). Se la narrativa toccante ed emotiva non fosse abbastanza, la bravura di Viola Davis è stata la ciliegina sulla torta: la disperazione dipinta sul suo viso, la pena per se stessa che le si leggeva negli occhi mentre Wes le toglieva il vomito dai capelli (100% indiani!) hanno reso impossibile non provare affetto per Annalise; mi sarei alzata io stessa per accompagnarla a letto e porre fine almeno per un po’ al suo dolore. Ovviamente il giorno dopo la professoressa Keating è di nuovo carica e rampante, pronta ad attaccare di nuovo briga con la preside di facoltà, a cui presenta un atto di citazione di duemila pagine scritto a tempo record (ma come fa??): che donna!

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Il fastidioso Simon, invece, spiega la sua improvvisa presenza sui nostri schermi rivelandosi (per ora) il responsabile dei volantini contro Annalise disseminati per il campus; ovviamente questa spiegazione superficiale non sarà mai abbastanza, qual è il suo movente? Perché l’ha fatto? Di certo nasconde qualcosa, e si fa sempre più concreta la possibilità di un collegamento tra lui e l’incendio dei flashforward (non è nello stile di Murder inserire storyline a caso senza un preciso nesso). E a proposito di incendio, aumentano sempre di più le paure che sotto il lenzuolo ci sia Connor; la faccia preoccupata di Oliver che non riesce a mettersi in contatto con lui la dice lunga. E cosa ci fa Michaela a casa della madre, di cui ha detto peste e corna solo pochi minuti prima (applausi per le scene in cui dà in escandescenze, by the way). Mi risulta sempre più difficile, invece, sostenere la presenza di Laurel, con quell’aria sconvolta perennemente dipinta sulla faccia; oltre a farmi rabbrividire per l’avvicinamento con Wes, non perde il suo pessimo vizio di parlare troppo e con le persone sbagliate: e così, ecco che in quattro e quattr’otto spiattella ad Annalise la verità su Frank e su Bonnie, che ovviamente appare alle sue spalle e sta per essere lapidata viva dal suo capo.

Un episodio piuttosto ricco, insomma, pur non essendo uno dei più sconvolgenti; quante cose possono succedere con un po’ di alcol e di tristezza a disposizione, eh?! Probabilmente ricorrerò anche io alla bottiglia per calmare i nervi al pensiero di chi diavolo ci sia sotto il diavolo di lenzuolo.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – Ricordate di togliervi la vestaglia quando vi pesate!

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