How To Get Away With Murder – 3×09 Who’s Dead? (Winter Finale) – Recensione by S.

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L’ho già detto diverse volte nel corso dell’ultimo anno, eppure vale la pena sottolineare ancora una volta l’invidiabile capacità di Murder di trovare continui spunti da una singola trama, persino quando sembrava ormai esaurita, tenendo in piedi intere stagioni sulla stessa storyline senza mai cadere nella ripetitività.

E in questo mid-season finale, in cui finalmente ci viene svelato chi si trova under the sheet, in cui abbiamo la risposta ad una domanda che ci assilla da mesi, ecco che tutto si ricollega con impensabile naturalezza agli eventi della seconda stagione, a loro volta direttamente connessi a quelli dell’anno prima. I legami tra le singole stagioni non sono mai stati interrotti del tutto, basti pensare all’attuale storyline di Frank, che deriva dalle vicende del caso Mahoney e dall’omicidio di Lila, da cui tutto è partito. Eppure, sembrava trattarsi di punti di partenza da cui si dipanavano storyline in certa misura indipendenti, è davvero ammirevole il modo in cui, invece, i famosi flashforward rimandassero alla morte di Rebecca (che sembrava ormai dimenticata) e, quindi, all’omicidio di Sam, portato a galla parallelamente da Oliver e Connor.

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Questa abilità della serie salta ancora di più all’occhio se si pensa che tutto è ambientato in un contesto che presenta intrinsecamente la quasi certezza di rimanere senza sbocchi e vie d’uscita: la scuola o il college che inevitabilmente finisce, un gruppo di studenti che inevitabilmente crescono e si allontanano dal campus… si potrebbe fare un elenco infinito di serie tv che sono partite benissimo ma si sono poco dopo ripiegate su se stesse senza sapere come andare avanti una volta esaurito quello che poteva succedere in un contesto così chiuso e ontologicamente limitato (farò l’esempio di Glee, la serie più emblematica dello scatafascio post-diploma, ma è solo una tra le tante). Non che Murder sia del tutto libera da questo rischio, del resto anche i Keating Five non potranno mica studiare giurisprudenza in eterno, ma già arrivare alla terza stagione senza rimpasti di personaggi e trame sempre più assurde e disparate è un traguardo notevole.

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Venendo al succo della questione, avevamo quasi indovinato: il morto è Wes. Ormai era dato tra i più papabili a trovarsi sotto il lenzuolo, ma questo non ha diminuito la sorpresa (e lo shock) di vedercelo davanti sfigurato. Ovviamente, per una domanda che trova risposta altre cento ne sorgono all’improvviso: ciò che ci lascia sbigottiti a fine puntata, infatti, non è tanto che Wes sia morto, quanto la dinamica dell’incidente. All’inizio della puntata la regia ha intenzionalmente insistito sulla bottiglia di vodka lasciata aperta vicino al camino acceso, suggerendo agli spettatori l’ipotesi di un tragico incidente a casa Keating, ma non è andata così: quando Nate entra (a fare cosa?) il fuoco è spento, e osservando la fatidica scena (fatta apposta per cogliere ogni dettaglio) si evince chiaramente che non si tratta di un incendio divampato all’improvviso, ma di un’esplosione. Se aggiungiamo a questo il fatto che Wes era già morto, bisogna chiedersi chi l’abbia ucciso e abbia cercato di nascondere la cosa: i Mahoney, per vendicarsi della sua (falsa) testimonianza? Ma perché farlo proprio lì, a casa di Annalise? Un altro sospetto che prende forma è il coinvolgimento di Connor: è l’unico a non piangere quando i ragazzi scoprono della morte di Wes, anzi, ha proprio un’espressione strana, quasi ambigua; e non dimentichiamoci che nel corso della terza stagione il suo odio per Wes, ritenuto causa ordinaria di tutti i suoi problemi, non ha fatto che aumentare, né lui si è mai preoccupato di farne mistero, anzi. Ma che sia capace di premeditare un omicidio e una messinscena di questo tipo? Difficile da credersi.

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Nel frattempo, assistiamo alla caduta libera di Annalise: tante volte l’abbiamo vista venire colpita e rialzarsi, ma alla scoperta che il procuratore sta indagando su di lei e che, evidentemente, ha trovato anche qualcosa, cede definitivamente. Prende di nuovo forma la classica spirale autodistruttiva, fatta di lacrime, alcol e umiliazioni, che questa volta la conduce da Bonnie, sua eterna nemica-amica. Il rapporto tra le due è sempre stato molto complicato, con confini sfocati tra il sentimento materno e la dipendenza l’una dall’altra; il bacio che si scambiano, come confermato anche da Viola Davis, sembra avere una connotazione non tanto sessuale quanto più intima e profonda; è solitudine e abbandono, per citare Viola, e forse segna l’inizio di una nuova fase nella loro relazione, una fase che si lascia definitivamente alle spalle i contrasti del passato per unirle più che mai.

Tornando agli eventi principali dell’episodio, nonostante la perenne espressione distrutta di Annalise in cella, non riesco a non pensare che abbia comunque un piano in mente. Magari un piano di riserva, magari un piano che elabora all’ultimo momento quando i guai sono fatti, ma non può essere davvero alla mercé dei poliziotti. L’aiuto che chiede a Oliver (povera anima innocente sempre messa in mezzo) è significativo, come anche l’aver chiamato a raccolta i Keating Five: probabilmente c’è stato qualche imprevisto, ma dubito che tutto sia semplicemente rimesso al caso.

È stato un episodio perfettamente riuscito, con elementi di thriller, di suspence, di emotività e di sorpresa; non avremmo potuto chiedere di meglio da un mid-season finale, e la seconda parte della stagione si preannuncia egualmente accattivante, tante sono le domande che ancora attendono risposta.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ – Addio, Wes, insegna agli angeli a fare la faccia lagnosa

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