How To Get Away With Murder – 3×11 Not Everything’s About Annalise – Recensione by S.

L’arresto di Annalise è stato solo l’inizio della sua caduta: dopo due stagioni in cui l’abbiamo vista cavarsela impunemente in ogni occasione, questa volta sta andando a fondo, sempre di più.

Se all’inizio qualcuno pensava che l’esperienza dietro le sbarre di Annalise si risolvesse in una breve e pittoresca parentesi, deve ormai ricredersi: ci aspettano molte altre scene in questa ambientazione, e se sono tutte del livello di quelle viste finora, non possiamo lamentarci. Questa settimana Annalise, come noi, ha smesso di rifiutare la realtà e ha definitivamente accettato il suo destino e le circostanze in cui si ritrova: ancora una volta, a simboleggiare la presa di coscienza è stata una scena triste e cruda; neanche a farlo apposta, si è trattato di nuovo dei suoi capelli, di cui si è liberata in un moto d’ira e di disperazione, a cui si è abbandonata dopo l’ennesimo fallimento di Bonnie di tirarla fuori da lì. A cosa serve, ormai, cercare di mantenere l’aspetto che aveva nella “vita vera”? Ora la sua vera vita è un’altra, fatta di celle e docce in comune, liti con le detenute e piccole armi da nascondere alle guardie: tanto vale calarsi completamente nel ruolo, abbandonare ogni resistenza e iniziare a viverlo. L’aspetto esteriore, come sempre, riflette il cambiamento interiore, e la performance di Viola Davis non poteva che regalarci un’altra delle scene toccanti e indimenticabili di questa serie.

Nel frattempo le indagini proseguono un po’ a caso: la polizia non ha fatto niente per due anni e adesso all’improvviso ha quintali di prove e di materiale, però i detective non hanno nessuna fortuna nello scoprire chi abbia ucciso Wes, semplicemente se ne stanno lì in attesa che qualcuno gli fornisca le prove. E ci pensa Frank, a cui nemmeno loro sono così imbecilli da credere, ma lui ce la mette davvero tutta per prendersi le colpe al posto di Annalise, tanto che riesce finalmente a farsi arrestare; magra consolazione, perchè lo accusano di essere complice della Keating, non di aver agito da solo per gelosia nei confronti di Laurel, e questo complica ulteriormente le cose.

I Keating Five (dove possiamo dire che Oliver abbia preso il posto di Wes, così non dobbiamo nemmeno cambiare soprannome) cadono lentamente a pezzi, come la loro mentore, nonostante gli strenui tentativi di Michaela di mantenere il controllo della situazione. Oliver viene elegantemente minacciato di tenere per sé quello che ha scoperto sulla morte di Sam, e l’angoscia che prova lo porta a riavvicinarsi a Connor: purtroppo, per quanto mi piaccia rivederli insieme, il presupposto è quello più sbagliato che ci potesse essere. Prima li teneva insieme il bisogno di Connor di avere qualcosa di bello e normale nella propria vita, e come abbiamo visto non poteva durare a lungo; ora i ruoli si sono invertiti, ma dubito che l’esito possa cambiare.

I consueti flash forward procedono più lentamente del solito, e ancora non abbiamo un’idea chiara di quello che sia successo a Wes dopo la chiacchierata con Frank: di certo c’è che Bonnie sa più di quello che dice (una novità!), e non mi sorprenderebbe che fosse in qualche modo coinvolta, anche perchè non dobbiamo dimenticarci che l’indizio principe nelle mani della polizia è il corpo di Rebecca, ed è stata lei a soffocarla. Con queste premesse, spero che arrivi presto qualche rivelazione o almeno che le cose si ravvivino un po’, consentendo ai nostri protagonisti di riprendere le redini del loro destino invece di subirne passivamente gli eventi. Anche perché, ricordiamoci, più grave è la caduta e più grande sarà la risalita.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – Speriamo che Laurel possa presto farsi uno shampoo

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