How To Get Away With Murder – 3×13 It’s War – Recensione by S.

Con Annalise finalmente libera (più o meno) riprendono i giochi di potere e gli intrighi per vedere chi riesce a farla franca, e devo dire che gli ultimi minuti dell’episodio hanno ritrovato quel ritmo e quella suspense che ultimamente scarseggiavano.

In effetti, e me ne rendo conto solo ora, la seconda parte della stagione si è un tantino trascinata su se stessa; si è tenuta in piedi grazie alle magnifiche performance di Viola Davis, che forse mi hanno distratta dal resto, perché siamo a una settimana dal finale e io nemmeno ci avevo pensato, non è normale. Di solito, a una settimana dal finale siamo tutti rosi dall’ansia e dagli hashtag del momento cercando di elaborare teorie, qui invece il tempo è passato senza che nulla di particolare ci sconvolgesse.

Ma Murder ha ritrovato il suo smalto giusto in tempo, e dopo un breve momento in cui nulla succede, Annalise decide di minacciare tutto l’ufficio del procuratore e anche di denunciare la loro incompetenza al Gran Giurì. La cosa non porta a niente di concreto, se non una minaccia quanto meno assurda di pena di morte, ma almeno inizia a smuovere le cose in vista dell’udienza di Frank e Annalise. Dopo che per quattro episodi Bonnie, di professione avvocato, non ha cavato un ragno dal buco, ecco che arriva Frank, con la stessa competenza legale del mio gatto, e conquista tutto il tribunale, convince qualsiasi giudice e tutto il processo va a rotoli. Non ci interessa che sia veritiero, ci interessa che la maledetta Atwood sia messa alle strette! Ci va temporaneamente di mezzo Nate, che ha la sola colpa di essere il desiderio sessuale di tutte quelle che lo incontrano, ma ormai dovrebbe esserci abituato e in qualche modo se la caverà. Ora che tutte le prove contro di loro sono messe in dubbio, i nostri hanno davvero una concreta possibilità di rigirare la situazione a loro favore, e considerando che mancando solo due ore al finale conviene che si diano una mossa.

Infine, altre due rivelazioni servono a scompaginare le carte in tavola: la prima è che l’identità della fonte anonima della polizia, nientedimeno che la President Hargrove; simpatica come un calcio nella pancia dall’inizio alla fine. E, last but non least, il tradizionale flashback finale ci ha, inaspettatamente, sconvolti. L’insofferenza di Connor nei confronti di Annalise è sempre stata molto evidente, ma chi avrebbe mai pensato che ci fosse qualcosa dietro, se non la sua solita esasperazione per tutto quello che è successo? E invece ecco che all’improvviso proprio Connor, praticamente l’unico dei Keating Five che risulti simpatico, non ha un alibi per la notte in cui Wes è stato ucciso; non solo, era persino in casa Keating prima dell’incendio che cercava di rianimarlo! Dobbiamo dedurre che sia lui la persona che Laurel ha visto scappare dal seminterrato (certo che confondere Connor con Frank…)? Perché non ha mai detto di essere stato lì (e, quindi, di essere quasi morto?)? Cosa nascondi, Connor?? Il fatto che i Mahoney abbiano scoperto che Wes fosse figlio del loro patriarca punta chiaramente a loro come colpevoli, ma a questo punto sembrerebbe una scelta un po’ troppo scontata. D’altro canto, la mia mente non riesce a concepire che Connor o un altro del gruppo possa avere qualche colpa. Ho bisogno di sapere!!

Dopo qualche episodio sottotono, questa settimana non abbiamo nulla di cui lamentarci; abbiamo avuto quello a cui siamo abituati, ossia ottima recitazione e risvolti imprevisti della trama che, per quanto imponderabili o irrealistici, sono esattamente quello che ci aspettiamo da Murder.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – Ma quante parrucche ha Annalise?

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