How to Get Away With Murder – Season 4 – Parte 1 – Recensione by S.

Sembra strano eppure sono passati già tre anni da quando Annalise Keating è comparsa sui nostri schermi; la prima stagione di HTGAWM fu una grande rivelazione, la seconda una conferma, la terza è stata il trait-d’union tra l’inizio in stile college drama e quello che vediamo ora nella quarta stagione, ossia un adulto legal drama a tutti gli effetti. Almeno nelle intenzioni.

L’intenzione, infatti, è buona e ammirevole, ma nella pratica qualcosa sembra non funzionare: da sempre le serie adolescenziali o dedicate alla vita universitaria hanno difficoltà ad affrontare gli inevitabili cambiamenti nella vita dei protagonisti (la fine del liceo, i trasferimenti, i primi lavori e così via), non c’è nemmeno bisogno di citare degli esempi, ed è altrettanto chiaro che Murder non poteva riproporre all’infinito lo schema narrativo della prima stagione, ma perchè affrettare il passo? L’impronta da serie crime/legal adulta risulta un po’ forzata: del resto i protagonisti sono ancora al college, e anche piazzare Michaela in un mega studio non serve granché a farcelo dimenticare, anzi, rende le cose ancora meno credibili; va bene un tirocinio, ma cerchiamo di non esagerare, non avrebbe senso nemmeno se fosse ambientata alla Harvard Law School.

Nonostante queste pecche nell’ambientazione, ad altri aspetti della serie bisogna rendere merito; in primo luogo l’evoluzione dei personaggi, a partire da quella di Asher per finire con quella di Michaela, che sembra destinata ad avere un ruolo di primo piano negli eventi di quest’anno; anche la nuova trama non è male, sono contenta che non ci sia più un misterioso omicidio da risolvere ma sia tutto più incentrato sulla vendetta, su come distruggere il padre di Laurel. Allo stesso tempo la serie non tradisce se stessa e non dimentica i suoi tratti distintivi, ossia quelli che l’hanno resa da subito una fan-favorite; e così ritroviamo i soliti flashforward, la solita suspence per capire chi muore, come e perchè. A condire il tutto con un ultimo tocco di novità ci pensano le nuove (e strane) relazioni tra i personaggi: Annalise ha troncato i rapporti con tutti, e i suoi studenti oscillano tra il senso di libertà e quello di smarrimento; Bonnie invece oscilla solo verso la furia cieca, ma sappiamo che le cose sono destinate a cambiare a breve; l’unico che non è cambiato troppo è Frank, sempre in cerca del perdono di Annalise, anche se al momento i suoi mezzi sono più polpette e test di ammissione e meno cadaveri fatti sparire. Gli equilibri del gruppo sono stati spezzati e vanno ricostruiti, prenderanno nuove forme e questa è una buona cosa per schivare il rischio della monotonia delle storyline personali.

Ma a salvare ancora una volta baracca e burattini è sempre lei, la vera colonna portante della serie: Viola Davis; potrebbe avere anche una sola scena ad episodio e sarebbe comunque in grado di cambiarne le sorti. Abbiamo conosciuto Annalise al picco della sua carriera, piena di potere e sicurezza, l’abbiamo vista cadere e adesso assistiamo alla lenta (e faticosa) risalita. L’arroganza di certo non le viene mai a mancare, ma i momenti di fragilità sono da sempre quelli in cui dà il meglio di sé (fin da quella prima scena senza parrucca) e vederla lottare per riconquistare la propria dignità dopo aver perso tutto è sufficiente per continuare a farmi guardare la serie. Annalise cerca di riaffermarsi come persona attraverso la cosa che sa fare meglio, ossia lavorare, fare l’avvocato; e non un avvocato qualunque, ma uno spregiudicato e un po’ cattivo. Lei giustifica il suo atteggiamento con il fatto che, per pura coincidenza, ciò in cui è brava alle volte coincide con l’interesse dei più deboli e bisognosi, insomma due piccioni con una fava. Ma è solo un altro meccanismo per dare sfogo ai suoi conflitti interiori ora che non può più abbandonarsi all’alcol, e in questo contesto a farla da spalla e da nemico c’è una new entry, lo psicologo Isaac. Interpretato da Jimmy Smits (N.Y.P.D., Dexter, Sons of Anarchy), per ora tiene testa ad Annalise, aiutato in parte dalla posizione di autorità che ricopre e dal fatto che, entro certi limiti, lei è obbligata a seguire i suoi consigli. Siamo arrivati solo al terzo episodio e i due hanno già discusso animatamente, fatto pace e discusso di nuovo, quindi direi che questa è senz’altro la novità che più mi intriga.

Possiamo quindi metterci comodi ed assistere al tentativo della perenne imbronciata Laurel di annientare suo padre e inchiodarlo per la morte di Wes, in attesa di scoprire quale misterioso complotto porterà a nuove tragedie (presumibilmente la morte del bambino che Laurel aspetta da Wes). Abbiamo alcuni ingredienti standard (omicidi, flashforward, giochi di potere) e alcune piccole novità (a volte positive, a volte meno), ma dopo tre buone stagione Murder si è guadagnato la nostra fiducia ed è giusto dare alla serie una possibilità. Se non altro per vedere i bei vestiti di Annalise.

Voto ai primi tre episodi: ♥♥ ½ – Possiamo firmare una petizione per chiedere a Connor di farsi ricrescere la barba?

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