Once Upon A Time – 3×11 Going Home – by R.

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La promessa di una nuova maledizione era una prospettiva inquietante, ma nulla poteva preparare a quanto è successo nell’undicesimo episodio. Una puntata straziante, dove non ho potuto trattenere le lacrime e dove fino allo strappo della pergamena ho sperato che qualcosa, qualunque cosa accadesse perché quello non fosse il finale. Due eventi shock, uno più forte dell’altro.

Credevo che la morte di Rumple fosse un trauma sufficiente per una singola puntata. Il Dark One che si sacrifica per liberarci definitivamente dalla presenza di Peter Pan, il tutto amplificato dagli altri personaggi spettatori impotenti a causa di un ultimo incantesimo di Pan. Rumple muore proprio ora che aveva abbandonato la strada del villain e aveva così modo di recuperare il rapporto col figlio e vivere veramente la storia con Belle. Queste constatazioni sono più che sufficienti per comprendere la tragedia della sua dipartita. Rumple non è più il codardo pronto a dare le spalle a chi ama per salvarsi, ma dà la sua vita per garantire agli altri l’happy ending; perché per il villain l’happy ending non può esserci. E qui le lacrime hanno cominciato ad affacciarsi; tuttavia la sua morte è quasi accettabile perché ha un senso, è il suo riscatto dopo una lunga vita di scelte sbagliate, la perfetta conclusione alla storyline di Peter Pan. Il fatto che arrivi ad un quarto d’ora dalla fine della puntata è altamente sospetto, si tratta di un evento degno della scena finale. Ovviamente questo implica che di fronte abbiamo qualcosa di ancora più grosso, che non tarda ad essere esplicitato dalle parole di Regina. Una buona notizia: la maledizione di Pan si può fermare. Cattiva notizia: disfare l’originale maledizione di Regina significa cancellare Storybrooke, come se non ci fosse mai stata. Se una stagione fa il ritorno nell’Enchanted Forest era il desiderio di ogni abitante della cittadina del Maine, ora è un dramma perché comporta dire addio per sempre a Henry – perché è nato nel mondo reale – e ad Emma – in quanto Savior creata per spezzare la maledizione. Regina l’aveva voluta e per ottenerla aveva rinunciato alla persona che amava di più, il padre; ed ora per annullarla deve ripetere il sacrificio, che ovviamente ha ad oggetto Henry; anche lei in quanto villain non può avere l’happy ending. La risposta di Henry a questa affermazione “You’re not a villain, you’re my mom” è tristissima, un’ulteriore spinta alle lacrime che già sgorgano. Emma è costretta a dire addio alla sua famiglia proprio ora che l’ha veramente ritrovata, che l’ha accettata, compresa. E dopo tutta la fatica con cui abbiamo dovuto sopportare il suo percorso verso “I believe”, ci terrei a sottolineare. L’ottimismo di Snow che cerca di vedere un happy ending anche qui – “Happy endings aren’t always what we think they will be” – non aiuta, che razza di happy ending è? A peggiorare il tutto – oltre alla visione degli addii – la perdita di memoria che colpirà inevitabilmente madre e figlio, compensata dal regalo di Regina di nuovi ricordi. Per quanto apprezzi la “creazione” del momento in cui Emma decide di tenere con sé il neonato Henry, trovo l’idea dei falsi ricordi una lama a doppio taglio, perché comporterà una difficoltà maggiore nel fargli ricordare la loro vera identità quando questo sarà necessario. Ne parlavo proprio recentemente con la coautrice S., in Buffy erano state create delle false memorie sulla presenza nella famiglia Summers di Dawn, cosa che poi aveva impedito di vederla per quel che di fatto era: una semplice chiave in forma umana; un errore di valutazione dei falsi ricordi che ha comportato il sacrificio di Buffy per salvarla. Mentre per Henry ho fiducia che possa tornare facilmente a credere nel mondo delle fiabe – dopotutto resta il truest believer – Emma mi preoccupa molto; ci ha messo due stagioni per comprendere veramente ed ora saremo costretti a subire di nuovo tutto il suo percorso tra scetticismo e lamentele visto il finale di puntata, con Hook che, a un anno di distanza, compare alla porta dell’appartamento di New York della famiglia Swan in cerca di aiuto. Per ora neanche il bacio del true love funziona: Hook le sembra solo un povero balordo e lei non si smentisce regalandogli un forte colpo basso. Pur con una nuova vita alle spalle, è sempre la nostra Emma Swan.

Once Upon A Time inizia una nuova fase; se con la maledizione poteva esserci il rischio ripetizione, con questa svolta la prospettiva cambia; è vero Emma dovrà tornare a credere, ma le basi sono diverse: non deve tanto credere, quanto ricordare, quindi speriamo ci impieghi di meno. Complimenti agli autori che hanno saputo rinnovare la serie, mantenendo alto l’interesse del pubblico. Ora che i due villain Regina e Rumple non sono più tanto villain e il ricorso a nemici esterni a Storybrooke è già stato sfruttato – prima con Cora in relazione con la Evil Queen, poi con Pan legato al Dark One – il rischio di cadere nell’effetto rewind o contraddire l’evoluzione dei personaggi era incombente, ma hanno reinventato il tutto, dando nuova linfa allo show con un colpo di scena commovente. Spostare il campo d’azione nell’Enchanted Forest permette inoltre di ritrovare personaggi con storyline in sospeso da un po’, come l’happy ending di Regina, Robin Hood. Neanche il tempo di riprenderci dallo shock, che dobbiamo prepararci a questa nuova versione di Once Upon A Time, dove nuovi villain già ci stanno aspettando.

 

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