Once Upon A Time – 3×19 A Curious Thing – by R.

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Un episodio ricco di avvenimenti e rivelazioni, che dà una sferzata decisiva ad una serie di puntate in cui ci sono stati offerti piccoli pezzetti di verità alla volta. In quaranta minuti ci vengono fornite le risposte a tutte le domande che noi (e gli stessi personaggi) ci siamo posti sin dall’inizio di questa seconda maledizione, a cominciare da chi l’ha davvero lanciata.

Svelato il piano di Zelena si può effettivamente capire che lei non aveva alcun interesse ad arrivare a Storybrooke, tutti gli ingredienti di cui ha bisogno erano in piena disponibilità nell’Enchanted Forest. Ma anche notando questo dettaglio intuire che dietro alla maledizione ci sono Snow e Charming non è affatto immediato: si tratta di strappare Emma alla sua vita e soprattutto di fare ricorso alla magia oscura. Ma la Wicked Witch minaccia baby Charming e secondo Glinda, la Good Witch of the South – che per me assomiglia in modo impressionante a Tinker Bell – il solo modo per sconfiggerla è il potere della light magic creata dall’amore; e chi meglio della figlia del true love? E’ un inaspettato ribaltamento di prospettiva, che mette sotto un’altra luce questa seconda metà di stagione. In realtà non si è riflettuto neanche un istante sulla possibilità che non ci fosse Zelena dietro il ritorno a Storybrooke; il fatto che la maledizione fosse stata lanciata dalla villain di turno era scontato, soprattutto considerando l’ingrediente fondamentale del sortilegio: il cuore di chi si ama di più. Ovviamente è Charming che si sacrifica, mettendomi in allarme sul perché fosse ancora in vita e temendo che nello stesso momento in cui la maledizione fosse stata spezzata sarebbe caduto a terra come Neal poche settimane fa. Un’eventualità drammatica e inaccettabile. La scena in cui Snow distrugge il cuore del suo amato senza mai distogliere lo sguardo dal suo è tragicamente romantica, la loro storia è un sacrificio continuo senza che possano mai vivere un breve periodo di serenità. Ma quella frase di Charming “We have always shared one heart” stuzzica l’innato ottimismo di lei che decide di tradurla in realtà: ora David e Mary Margaret vivono con metà cuore ciascuno, perché il cuore di lei è forte abbastanza per entrambi; la coppia del true love porta ad un altro livello quelle catenine con come ciondolo la metà di un cuore, una per entrambi i partner. Dopo i loro esempi ogni prova d’amore non sarà mai abbastanza!

Riesce a mantenere alto il livello di emozioni della puntata anche il recupero della memoria di Henry, a cui basta uno sguardo al suo libro di fiabe per ricordare tutto. Quel libro, la cui scomparsa al termine dell’episodio 3×11 era stata più toccante di quella dell’intera Storybrooke perché rappresentava l’origine di tutto, ricompare perché Henry ha bisogno di lui per tornare a credere – proprio ora che le evidenti bugie della madre stanno diventando intollerabili – e far sì che con un suo bacio Emma spezzi nuovamente la maledizione. A causa dell’intervento di Zelena – che per un attimo mi fa seriamente preoccupare per la sorte di Henry – il bacio non arriva dalla madre biologica, ma da quella adottiva, che spezza lei stessa quella maledizione che un tempo aveva lanciato; quel “Mom” rivolto a Regina rende ancora più inspiegabile l’ostruzionismo di Emma, che sembra non capire che la donna è madre di Henry quanto lei. Ho apprezzato molto l’intera costruzione di questo momento, dalla necessità del libro, all’immediatezza con cui Henry ricorda, al ruolo di Regina: una sorta di ritorno al passato, ma nel rispetto di quanto accaduto negli ultimi due anni.

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Durante la ricerca del libro c’è uno scambio di battute tra Snow ed Emma che pone più seriamente il problema della decisione della seconda di tornare a NY. La madre sembra “accusarla” di aver finto di non vedere il libro affinchè Henry rimanesse all’oscuro – cosa che devo ammettere ho pensato anch’io. Snow cerca di farle capire quanto dovrebbe essere ovvio: la sua vita a NY per quanto bella era fondata su una bugia, una bugia bella solo perché non avevano più la memoria. Non mi sembra un concetto tanto complesso, crede di poter cancellare la realtà e tornarsene tranquilla a passeggiare a Central Park?

Hook ha la sua parte di azione quando cerca di far allontanare Henry da Storybrooke affinchè Zelena non gli faccia del male. Un gesto che qualunque persona normale dovrebbe apprezzare, ma che suscita l’effetto opposto in Emma quando scopre dell’incantesimo alle sue labbra, perché vede quel tentativo di proteggerla solo come un inganno. E la situazione degenera quando i suoi genitori sostengono di non essere stati loro ad avvertire Killian della necessità di far tornare Emma a Storybrooke. Poveretto, le buone azioni non fanno che allontanarlo dal suo true love – quando Zelena ha maledetto le sue labbra non ha fatto i conti con la testardaggine di Emma! Per fortuna però almeno a noi viene svelato il mistero: a spedire quel messaggio è stato Neal, in pochi minuti in cui è riuscito a dominare la mente del padre. Bae effettivamente aveva accennato qualcosa a Hook, ma non era stato abbastanza chiaro. Ora resta solo l’interrogativo sul come Killian sia riuscito a tornare nel mondo reale, spero lo sapremo prima della fine della stagione.

La seconda maledizione aveva quindi lo scopo positivo di ritrovare l’unica persona in grado di sconfiggere Zelena, ma quest’ultima ha ingarbugliato le cose modificandola per far perdere ai personaggi la memoria, in modo quindi che dimenticassero sia il loro nemico sia come sconfiggerlo. A tre episodi dalla fine il quadro è ormai chiaro, sappiamo qual è il piano della Wicked Witch e qual è l’unico modo per batterla. Finora Zelena ha saputo anticipare ogni mossa, ha pesantemente sconfitto in più occasioni la sorellastra e in quella sua geniale follia non pensa minimamente all’eventualità della disfatta. Ce la farà? La risposta è prossima visto che per Snow è iniziato il travaglio.

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