Revenge – 4×10 Atonement – Recensione by R.

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Ormai dovremmo averlo imparato, il decimo episodio di ogni stagione di Revenge – forse meno quello della seconda – è sempre pari al nono di Game of Thrones: ci aspetta un colpo di scena destinato a cambiare il corso degli eventi. E stavolta è anche peggio, perché è mancato il relativo flashforward; anche se un indizio poteva essere colto nell’evoluzione positiva che ne ha riguardato il protagonista sin dalla premiere, che proprio in questa puntata si manifesta al suo massimo.

Daniel Grayson, l’unico che ho sempre considerato la sola possibile alternativa a Jack come true love di Amanda, ci dice addio, dimostrando sino al suo ultimo respiro di non essere affatto degno figlio di Conrad. Non ci serviva la sua morte per capirlo però. Sin dal pilot il personaggio di Daniel era destinato ad essere odiato quale figlio dei carnefici di David Clarke, rampollo degli Hamptons, pronto ad ottenere tutto ciò che vuole grazie al cognome e ai soldi (compreso il non subire alcuna conseguenza per l’incidente da lui provocato in cui la ex Sarah rimase ferita). Eppure il giovane Grayson è riuscito a conquistare una buona fetta di pubblico, disposto a shippare per lui e Emily anche adesso, dopo che lui le ha sparato e lei lo ha usato e disprezzato. Daniel era per lei il figlio dei nemici, la vittima sacrificale della sua vendetta, non sarebbe stato meraviglioso se si fosse davvero innamorata di lui? Non comprendo perché una simile svolta non sia mai stata presa in considerazione, sarebbe stata la miglior risposta a coloro che vedono in Jack l’amore infantile, difficilmente realizzabile e che con Daniel avrebbero avuto quello contrastato, ma forte da sopravvivere alla revenge. E invece spunta Aidan proprio nel momento dell’errore più grosso del ragazzo: portare avanti le menzogne dei genitori sull’affaire David Clarke. Ma noi shipper di Emily e Daniel abbiamo mantenuto finora una flebile speranza, alimentata dal recente riavvicinamento della coppia.

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Daniel Grayson ha commesso diversi errori – anche delle sonore cadute di stile come la relazione con Ashley – mettendo nome e prestigio al primo posto e cedendo così alla grande lezione di suo padre che riviviamo in un flashback “This world that we’ve created is made up of gods (i potenti) and insects (tutti gli altri)”; ma non del tutto, non nella parte “Don’t concern yourself with the well-being of ants, son”, provando rimorso e senso di colpa ogni volta che ha compiuto un atto biasimevole. Soprattutto non si può dubitare che abbia davvero amato Emily, specialmente nelle prime due stagioni; nella seconda era anche disposto a rinunciare a lei pur di evitare che l’Americon Initiative la mettesse a rischio e nelle ultime puntate è stato il grillo parlante che l’ha indirizzata verso la strada migliore. Il suo terrore più grande è sempre stato diventare come suo padre e l’idea di avere un destino segnato dal sangue l’ha spesso influenzato, facendolo desistere dal lottare per quello in cui credeva. Ora l’imminente paternità e le ultime chiacchierate con Amanda lo aiutano a far emergere il vero Daniel, soffocato troppo spesso dalla legacy paterna: un Daniel che non scappa, che non si nasconde dietro gli inganni e lotta per coloro che ama. Amanda compresa; per salvare la donna che non gli ha distrutto la vita, ma “She forced us to face the truth” – come sottolinea alla madre – smette di scappare e, nonostante lei gli dica di andarsene, le fa da scudo di fronte agli spari di Kate. Daniel muore da eroe fra le braccia di Emily, provando di essere l’opposto di Conrad, che non avrebbe preso una pallottola neppure per i suoi figli. L’ex moglie gli confessa ciò che abbiamo sempre sperato “It wasn’t all a lie. Not with you”, ma che lui in fondo già sapeva; e su quel “I know” di Daniel una come fa a trattenere una cascata di lacrime e singhiozzi?!

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Prima del suo finale gesto eroico, a Daniel dobbiamo riconoscere un altro merito: ha spronato sua madre a dire la verità a David. Dopo un inizio episodio in cui conferma l’intenzione di gettare Amanda in pasto al nemico, Victoria ci mostra che ogni tanto è in grado di provare qualche buon sentimento. La notizia che sta per diventare nonna la ammorbidisce, prima facendole promuovere un tentativo di riconciliazione fra i genitori, poi rendendola finalmente sensibile alla verità sbattutale in faccia dal figlio. Daniel le rinnova i pensieri che ultimamente non le ha mai risparmiato, rinvigoriti dal desiderio di essere un buon padre e dalla consapevolezza del vero significato degli atti di Amanda. Quelle parole le ronzano nella testa al momento del mea culpa di David per averle mentito e così Victoria gli confessa di averlo ingannato, di aver rubato lei ai tempi il suo computer per incastrarlo; la cosa più curiosa di tutto ciò è il motivo per cui l’ha tradito: lei aveva paura di David perché non le aveva mai rivelato che la moglie non era morta, bensì internata per un disturbo mentale, questo è l’oscuro passato che le ha fatto dipingere l’amato come un mostro. Non temeva un uomo che stava incastrando un altro per un attacco terroristico, ma uno che non voleva raccontare che sua moglie aveva cercato di affogare la figlia… complimenti! A me suona più una scusa colta al volo per percorrere la via più semplice, però, prendendola pure per buona, non giustifica l’aver poi assoldato una psicologa affinché facesse credere alla piccola Amanda che il padre era un disgraziato, né l’odio spietato verso la ragazza. Questa confessione inoltre non sembra coinvolgere ciò che ha fatto negli ultimi anni ad Amanda (fake e original) e tutte le altre manipolazioni, benché occorra ammettere che la conversazione viene interrotta dal risuonare degli spari. Possiamo comunque essere abbastanza soddisfatti e se questo momento della verità fosse arrivato solo qualche minuto prima avremmo gridato “Finalmente!”; non adesso però: Victoria decide di parlare proprio quando stava per bere il vino avvelenato versatole da David! Lei era la destinataria della belladonna – i cui effetti letali ben li conosciamo dal primo film di Hunger Games – presa da David dal suo ex compagno di cella; chi di fronte a quella scena non gli ha almeno mentalmente suggerito di usarla per Victoria? Eppure allora sembrava impossibile; David ha capito che la donna lo ha sempre ingannato? Lo ha sempre saputo o c’è dell’altro?

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La storyline di Kate è stata dolorosa, ma veloce, appena il tempo di capire che era la nuova nemica, addirittura la figlia del misterioso Malcolm Black, che se ne è andata, uccisa da Jack prima che potesse sparare anche ad Amanda. La lotta – parlata e fisica – fra le due giovani donne è stato un gran momento: due figlie che combattono con tutte le loro forze in nome dei rispettivi padri, entrambe abili e senza paura; Kate poteva essere la vera degna avversaria di Emily, ma, oltre a non avere amici a difenderla, non era altrettanto sveglia: si è fatta fregare per ben due volte nel giro di pochi minuti. Per fortuna invece Jack è stato più sveglio stavolta di quanto non abbia fatto nelle ultime puntate.

Ad allentare con qualche risata il dramma in arrivo i Wonder Twins of Gossip, come si sono ribattezzati Nolan e Louise; insieme sono adorabili, tanto da far dimenticare l’effettiva follia della donna, che però resta intenzionata ad abbandonare gli Hamptons. Considerando che Margaux e Victoria ora hanno ben altro a cui pensare dovremmo guardare alla sua partenza positivamente, ma come la mettiamo con la storyline sulla conquista di una nuova madre?

La morte di Daniel farà senza dubbio sentire i suoi strascichi, era un personaggio storico della serie; le donne della sua vita – chissà che Charlotte, la cui mancanza comunque non si sente, tornerà per il funerale – dovranno avere tutte a che fare con un pesante senso di colpa, come reagiranno? Noi shipper di Emily e Daniel potremo invece trovare consolazione nella coppia che i due attori Emily VanCamp e Joshua Bowman formano nella vita reale ormai dal 2011, esattamente quando cominciammo a tifare per i loro due personaggi sullo schermo.

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