Revenge – 4×20 Burn – Recensione by R.

Revenge_4x20_Victoria

“Amanda Clarke has dug a grave for me tonight (…) You can’t resurrect a woman dead to the world”, così aveva parlato Victoria al termine dello scorso episodio e ora intorno a quella frase ha realizzato la vendetta perfetta ai danni della nemica.

La disfatta di Victoria Grayson l’abbiamo auspicata sin dal primo momento in cui abbiamo fatto la sua conoscenza e in quattro anni non è mai riuscita a farci cambiare idea. Anche quando Amanda le ha assestato colpi molto forti, provare dispiacere per lei è stato praticamente impossibile perché in un modo o nell’altro riusciva sempre a non risultare la povera vittima, ma la ragione di tutti i mali propri e altrui. Più di ogni altra cosa ad infastidire di Victoria – al pari di Conrad – è il suo non essersi mai veramente pentita di ciò che ha fatto, trovando sempre una giustificazione alle sue discutibili decisioni e scaricando sugli altri ogni responsabilità; forse il solo con cui ha manifestato un leggero pentimento è stato David, tuttavia la sensazione di non totale ammissione e dispiacere resta anche rispetto all’uomo. Vederla pagare è stato uno dei desideri principali che ci hanno accompagnato nelle varie stagioni e dallo scorso Season Finale ha iniziato a realizzarsi: Mrs Grayson ha perso il prestigio, il patrimonio, i suoi figli e anche l’appena ritrovato David Clarke; l’intervista di Amanda l’ha messa di fronte ai suoi atti, offrendole al contempo il potere di farla finita con quel circolo vizioso di vendetta. Victoria però, insieme a Margaux, ha colto solo la prima parte, interpretandola come la sua definitiva distruzione pubblica; considerando che è l’unica che non ha mai pagato né è mai stata indagata per l’affaire David Clarke, quelle accuse in diretta tv erano il minimo che si potesse aspettare. Avrebbe potuto decidere di ritirarsi dalla scena degli Hamptons, lontana dal clamore, costruendosi una nuova vita là dove nessuno conosce i Grayson. In effetti lo fa, ma solo in apparenza, essendo tutto parte di un diabolico piano per distruggere definitivamente Amanda Clarke.

Revenge_4x20_VictoriaMargaux

Un piano perfetto, in cui coinvolge anche un agente dell’FBI affinché sia testimone degli atti di Amanda e del terrore che suscita in lei; la stessa Louise si fa rigirare con assoluta facilità, divenendo anche lei testimone di un’aggressione all’ “amica”, per cui quest’ultima ovviamente accusa Emily. Sebbene forse non sia coinvolta nell’epilogo del piano, non posso evitare di pensare che dietro alla donna incappucciata ci fosse Margaux, ormai la reputo capace di tutto. La conferma che la Victoria fragile, tremante e spaventata che vediamo per più di metà episodio è solo una perfetta recita arriva dalla stessa interprete Madeleine Stowe, che in un’intervista a EW spiega la sua definitiva uscita di scena dallo show ABC – in quel momento non era ancora arrivata la conferma che questa stagione di Revenge sarebbe stata l’ultima. La compostezza e decisione con cui recupera il suo “Iron Throne” – la poltrona con le scritte in francese – ci restituiscono la vera Victoria, pronta al suo atto finale. La donna apre il gas nell’ormai ex Grayson Manor, si siede sulla sua poltrona e fa scattare l’accendino: l’intera villa va a fuoco. Madeleine Stowe spazza via ogni dubbio su un ritorno del suo personaggio di fronte alle speculazioni di una sua possibile fuga – dopotutto credere che Victoria sia davvero morta non è facile, considerando che già una volta si è miracolosamente salvata e che incastrare Amanda per una finta morte sarebbe stato perfettamente nel suo stile. Ma stavolta per Victoria Grayson è proprio la fine; la rivedremo ancora, ma solo in una serie di flashback che ci aiuteranno a capire il perché del suo gesto, non limitabile ad una vendetta verso Amanda: la Stowe afferma infatti “I think that anybody who has really, really watched the show and who really knows Victoria would know that she’s pretty much had a death wish”. Vedremo se le rivelazioni che ci attendono in questi flashback ci aiuteranno a simpatizzare un pochino con Mrs Grayson, per adesso però possiamo già riconoscere che il suo è stato un personaggio che abbiamo amato odiare, una delle migliori cattive di sempre, senza di lei Revenge non sarebbe stato lo stesso e a questo ha sicuramente contribuito Madeleine Stowe, meravigliosa nel ruolo che le ha fatto guadagnare applausi da critica – compresa una nomination ai Golden Globes 2012 per Best Actress in a Drama Series – e pubblico.

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Per Amanda si prospettano tre episodi finali alquanto difficili, visto che quasi sicuramente verrà accusata dell’omicidio dell’ex suocera e a suo sfavore si contano già ben tre testimonianze (Margaux, Louise e l’agente dell’FBI); la chiavetta con le prove è stata distrutta per fortuna, anche se mi sembra strano che sia stato tutto così facile, sarei più tranquilla se prima di spezzarla l’avesse controllata. L’unico dato positivo è il ritorno del sereno fra lei e Nolan, mentre su ogni altro fronte è il dramma. David è affetto da un linfoma, davvero un crudele scherzo del destino; voglio sperare che sia solo il millesimo da superare in vista dell’happy ending per padre e figlia, non può essere tornato dal mondo dei morti per venire sconfitto da un tumore! Sebbene sia curabile, l’uomo non ha il coraggio di dirlo alla figlia, solo Stevie lo sa e sebbene gli offra il suo aiuto decide di ritornare a Los Angeles, una scelta che mi lascia subito un po’ perplessa per peggiorare quando Jack decide di seguirla. D’accordo che Amanda lo ha respinto e lui aveva messo in chiaro che non l’avrebbe aspettata, ma andarsene senza avvisarla né rispondere alla sua telefonata è esagerato; Jack dovrebbe sapere che lei è solo spaventata e non vuole rovinargli ancora la vita e se non lo sapesse, Nolan glielo spiega molto bene, perché essere così testone? La corsa di Amanda in aeroporto è degna di un film romantico, purtroppo però senza il bacio finale perché il volo è appena partito.

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Da ciò che accade intorno a lei sembrano proprio cadere a pennello le parole del ritornato Mason Treadwell; era lui l’uomo misterioso del finale dell’episodio precedente, arrabbiato perché la rivelazione in diretta tv di Amanda ha reso il suo libro in corso di stesura già obsoleto. Ricordando come si era sviluppata la sua storia dopo l’incontro con Emily Thorne comprendo l’arrabbiatura, ma che non si metta pure lui a crearle casini che ne ha già troppi! Il suo discorso descrive sapientemente e altrettanto amaramente l’arco di Amanda Clarke, sola e impantanata nella sua vendetta, mentre tutti gli altri sono andati avanti con le loro vite. “Like the little pyromaniac that you are, you started a fire and convinced yourself that you could contain it (…) You can’t exist without revenge (…) First you will crash…then you will burn”: la piccola Amanda che appiccava incendi nelle case affidatarie ha dato il via ad un fuoco che ora, per quanto si sforzi, non riesce a spegnere; e con il modo in cui è arrivata la morte di Victoria, questa descrizione non suona più solo come una metafora.

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