The Following 2×01 – Resurrection – by S.

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Ciò che non bisogna mai dimenticare mentre si commenta l’episodio 2×01 di The Following, è che le aspettative sono molto, molto basse. Sembra difficile che la trama possa avere più vuoti narrativi della prima stagione, o che gli agenti dell’FBI siano ancora più incompetenti.

Nei minuti introduttivi, che ci portano ad un anno di distanza dal cliffhanger del season finale, troviamo un Ryan Hardy rimesso in sesto, ma in compenso scopriamo che, proprio subito dopo quel cliffhanger, Claire è passata a miglior vita; siamo tutti molto addolorati, ma almeno ci siamo liberati dell’incapacità recitativa di Natalie Zea e del suo personaggio che non aveva ormai più nulla da dire.

Scopriamo anche che, ovviamente, Joe Carroll non è morto, perché ovviamente c’era un accolito pronto a salvarlo dall’esplosione; e quando finalmente la trama ha inizio ecco che ci viene svelata la nuova sorprendente storyline: un gruppo di seguaci di Joe Carroll, indossando una maschera di Joe Carroll e gridando “Ryan Hardy can’t stop us“, uccide gente a caso sulla metropolitana per vendicarsi del suddetto Ryan. Sconvolgente, una svolta che proprio nessuno si aspettava.

Non mancano gli altri elementi tipici di The Following: inseguimenti finiti nel nulla, Ryan che viene investito e si rialza fresco come una rosa, Ryan che cerca sospettati da solo invece che usufruire delle comode risorse delle forze dell’ordine, ed il buon Mike Weston; c’è anche una positiva novità, ossia Max Hardy, la nipote di Ryan appena diventata detective e che fa parte della cosiddetta “Ryan Hardy’s secret task force”; infatti, nonostante Ryan si rifiuti di collaborare alle indagini sugli omicidi della metropolitana, negli ultimi dodici mesi non ha mai smesso di portare avanti la sua personale ricerca di Carroll e degli accoliti rimasti a piede libero, con l’aiuto, appunto, di Max.

E quando sembra che la trama non abbia nulla di interessante da raccontare, ecco che qualcos’altro comincia a delinearsi: Emma, ossia quella che con più probabilità di tutti era a capo della nuova setta, è sì circondata da alcuni amici che condividono i suoi particolari interessi ma, oltre ad avere i capelli rosa, non fa e non dice nulla di interessante perché, rullo di tamburi, le sette sono due!

Contrapposti ad Emma ed i suoi finora muti amici, infatti, troviamo gli autori degli omicidi della metropolitana, ossia un gruppo di (per ora) quattro persone, capeggiate da due gemelli psicopatici interpretati splendidamente da Sam Underwood; finalmente questo povero attore ha trovato un ruolo interessante, dopo aver sprecato il suo tempo interpretando l’inutile Zach Hamilton nell’inutile ottava stagione di Dexter.

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A parte questo, i gemelli psicopatici allestiscono un’inquietante messa in scena, uccidendo una ragazza (scelta per un motivo o scelta a caso?), e divertendosi quindi a ballare, cantare e chiacchierare con il corpo della stessa; alla fine la truccano e la vestono con una lunga camicia da notte bianca, ad imitazione del personaggio letterario di Gwendolyn, creato da Carroll ed ispirato a Claire, lasciandola seduta su una panchina nell’atto di leggere il libro di Joe.

Il dialogo tra i membri di questa seconda setta ci fa capire che intendono “catch Joe Carroll“, di cui si sono perse le tracce da quando è stato salvato dall’incendio (o, almeno, questo è quello che ci hanno fatto credere finora).

Sono sette rivali? Si scontreranno tra loro annientandosi a vicenda? Uniranno le loro forze contro Ryan?

Tutte queste domande, e tante altre, troveranno risposta nelle prossime puntate di The Following, ma è anche possibile che tali risposte saranno deludenti e banali; con Carroll sopravvissuto e una nuova indagine a fare da sfondo, gli autori hanno fatto tabula rasa, ed allora sono due le possibilità: scriveranno di nuovo una serie di eventi sconnessi gli uni dagli altri facendo fare ai personaggi la figura degli idioti o ricominceranno da capo scrivendo una trama degna di questo nome?

Speriamo che il prossimo episodio sia il primo passo verso la seconda opzione.

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