The Following – 2×03 Trust Me – by S.

MV5BMTgwODE0NjIyNl5BMl5BanBnXkFtZTgwNzQ1ODIwMTE@._V1__SX1179_SY550_

Con il terzo episodio la seconda stagione di The Following ingrana e prende definitivamente il via; e, contro tutte le aspettative, ingrana bene, distaccandosi nettamente dalla grossolana prima stagione.

In “Trust Me” quasi tutto funziona: il comodo espediente dell’irruzione della squadra SWAT è servito per liberarci di una manciata di personaggi inutili ed eliminare la possibile storyline delle competizione tra le due sette, unendo Emma (l’unica che contava) al Team Gemelli (con Mark, quello sensibile, che sembra anche avere un debole per lei: sarebbero proprio la coppia perfetta). Da questo momento, la speranza è che questi giovini amici serial killer smettano di stare chiusi in una camera d’albergo a parlare di se stessi e di uccidere persone a caso per attirare l’attenzione di Joe: i personaggi sono stati presentati ed inquadrati, i tempi sono maturi perché si passi al livello successivo: dove andrà a parare il ricongiungimento con Joe Carroll? Qual è il piano? Se consideriamo che solo nella prima puntata il Team Gemelli ci ha regalato alcune delle scene più creepy mai viste, per il futuro è lecito aspettarsi grandi cose.

Positiva anche la svolta data al personaggio di Lily Gray: nonostante la rivelazione che persone considerate fidate siano, in realtà, membri della setta ricordi un po’ troppo alcuni scontati colpi di scena della scorsa stagione, è stata scongiurata la storia d’amore con Ryan, replica della noiosa relazione con Claire. Ora che Lily ha raggiunto i suoi figli sociopatici è proprio tutto pronto perché l’azione entri nel vivo: se il prossimo episodio sarà un susseguirsi di buchi nell’acqua, di indagini andate a vuoto e di lacune narrative, sono pronta a rimangiarmi in poche righe tutti i commenti positivi di questa recensione.

Ciò detto, i seguaci di Joe non sono gli unici a dare una svolta alla loro situazione; ed infatti, mentre uniscono le forze ed iniziano il loro percorso fanatico-criminale insieme, parallelamente anche il loro capo si risveglia dal torpore forzato in cui si trova da quasi un anno: l’uccisione del reverendo ha rappresentato, ovviamente, il crollo della barriera costruita dopo la fuga da Havenport e la fine della finzione, la fine della recita del criminale riabilitato. Ne è ulteriore conferma la morte della povera Judy (goodbye Carrie Preston, è stato bello finché è durato), tra l’altro per mano della figlia che, prendendo buon esempio dalla madre, diventa una degna groupie di Carroll. Lasciatosi completamente alle spalle il periodo di cattività, in cui si nascondeva come un fuggitivo qualunque, Joe è ora libero di tornare alle sua occupazioni abituali (altrimenti, come dice lui, non sarebbe vita degna di essere vissuta); tutte le maschere sono cadute, e tra queste anche quella di Poe, con cui tanto ci hanno tediati l’anno scorso: che questa sia la volta buona per assistere ad un vero confronto tra i veri Joe e Ryan, senza inutili allegorie e finzioni letterarie a distrarre dalla sostanza?

L’unico elemento che ancora non convince è, sorprendentemente, il personaggio di Ryan Hardy. Salvato solo dalla magistrale interpretazione di Kevin Bacon, questo protagonista è la negazione di tutto ciò che un protagonista, nell’era della televisione moderna, dovrebbe essere: rimane costantemente uguale a se stesso, nessun segno di evoluzione, ma nemmeno di involuzione. Anche le sue battute sono le stesse: “people die”, e quindi lui si deve allontanare da tutti per il loro bene, perché tutti, intorno a lui, muoiono. Ci siamo dovuti sorbire 15 episodi per arrivare a questo punto, cerchiamo di non rendere inutile la sofferenza del telespettatore dando a Ryan un po’ di spessore.

Insomma, dettaglio più dettaglio meno, tutto promette bene per questa seconda stagione; ma è opportuno essere cauti: forse promette bene solo perché l’FBI ha avuto poche occasioni di sbagliare!

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrFacebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *