The Following – 2×06 Fly Away – by S.

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Finalmente un po’ di azione come si deve! Finalmente Weston è stato dotato di personalità! Finalmente Carroll si dà una mossa! Questi avvenimenti e qualche altro dettaglio sparso qua e là ci regalano quello che finora è il miglior episodio della stagione.

Dal punto di vista del ritmo possiamo ritenerci ampiamente soddisfatti: niente tempi morti e niente scene di dialoghi superflui; la trama si è ravvivata ed ha preso il verso giusto, con l’incrocio di tutte le storylines, la sfiorata cattura di Lily, lo scambio degli ostaggi e il primo diretto scambio di sguardi tra Ryan e Joe dopo la finta morte di Havenport. Questa volta anche la fortuna che volta le spalle all’ultimo momento non ha quell’aria ridicola che siamo soliti aspettarci da The Following: quando Hardy si fa scappare Carroll la scena è comunque significativa per il su citato sguardo dalla finestra e per l’avvio del secondo arco della stagione, con Carroll che metterà in atto il suo piano aiutato da Emma, l’unica follower di cui ancora si fida (e che spero verrà ricompensata per la pazienza che ha avuto finora). Anche l’inseguimento finale tra elicotteri ed automobili si difende bene; il colpo di scena della mancanza dei passeggeri a bordo era, forse, prevedibile, ma comunque ben orchestrato, con il perfetto tempismo di quella telefonata, inserita con un senso logico e non a caso tanto per trovare una via di fuga.

Aiuta a mantenere il ritmo anche la nuova dinamica tra i personaggi, con Weston che decide di abbracciare la missione personale di Ryan; è evidente che Mike, con la sua improvvisa violenza quasi gratuita, sia guidato dal desiderio di vendicare l’agente Parker, dopo la crudele morte che i seguaci di Carroll le hanno riservato: glielo si legge in faccia, non ne può più di questi folli. Bisogna dire che Mike regala anche un prezioso momento di comicità quando dichiara con fare furtivo: “I think the FBI might be compromised“. Ma non mi dire! La Mendez non ha tutti i torti nel precisare che forse i vecchi agenti in carica del caso erano un tantino incapaci, ma sappiamo bene che questa non è la sola ragione del costante vantaggio di Carroll e dei suoi sulle forze dell’ordine. Comunque sia, questa ufficiale presa di coscienza segna un primo netto distacco dalla scorsa stagione: non è più necessario cercare di giocare stando alle regole dell’FBI, e possiamo quindi smettere di preoccuparci dello sviluppo o meno delle sue indagini (sono ancora convinti che Carroll sia morto… ma che davvero?); anzi, è quasi preferibile che continui a rimanere un passo indietro, creando una nuova sottotrama con la competizione tra i vendicatori di Ryan Hardy e gli uomini della legge della Mendez, cosa che sicuramente contribuirebbe a mantenere alta la tensione.

Altra intensità deriva dalla dichiarata guerra tra le due fazioni, la prima guidata da Joe e la seconda da Lily, rimasta sola con i gemelli (di cui uno quasi morente in ospedale) dopo la decimazione della sua tribù, ed ora in cerca di vendetta per il tradimento subito. Applausi scroscianti si sono levati dal pubblico quando Joe, ormai in fuga verso nuovi lidi, ha risposto sprezzante ad una Lily in lacrime per la cattura di Luke: “I was never fond of the boy“. Ed è da questo dialogo che deriva un ulteriore distacco dalla trama della prima stagione: non più un inseguimento tra il buono e il cattivo, ma una guerra che vede Joe impegnato su due fronti, ossia sfuggire a Ryan dimostrando di essere più intelligente e distruggere Lily. Un distacco utile per scongiurare il pericolo, ancora presente fino a poco tempo fa, di una mera e noiosa ripetizione di eventi e dinamiche già viste.

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Nel nuovo contesto venutosi a creare, anche il personaggio di Kevin Bacon sembra aver trovato nuova vita: ora Ryan ha una vera squadra ed inizia a prendere forma concreta la sua personale caccia all’uomo, senza più diversivi e figure minori a fare da ostacoli lungo la strada.

Questo episodio è, insomma, riuscito a rimediare a quello che è sempre stato il punto debole di The Following: mantenere vivo l’interesse dello spettatore, suscitando in lui il desiderio di continuare a guardare, di scoprire cosa succederà e chi l’avrà vinta, senza che pensi di essere costantemente preso in giro dagli autori.

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