The Following – 2×07 Sacrifice – by S.

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Intorno a New York c’è una densità di psicopatici più alta della densità di automobilisti nervosi in centro a Milano il mercoledì sera alle 19. Da dove arrivano? C’è qualcosa nell’aria che li fa crescere così? Il mistero va spiegato, perché una setta va bene, una e mezzo anche, ma un altro gruppo di fanatici, con orrende tuniche bianche e rosse (??), no, è troppo.

Aver portato Joe (con Emma e Mandy al seguito) nel covo di Micah e dei suoi seguaci ha senza dubbio aiutato lo spettatore a prendere coscienza di un certo senso di lealtà nei confronti di Joe Carroll: sarà anche uno scrittore noioso e un serial killer sopravvalutato, ma è il nostro serial killer, lo seguiamo da quasi due anni e non è accettabile che un tizio invasato convinto di essere profeta di chissà chi arrivi dal nulla e decida di trasformare Joe da followed in follower. NO WAY. La lealtà si spinge fino ad Emma: ha fatto di tutto per Carroll e, come per lui, se qualcuno la cattura/uccide/tortura, a farlo deve essere Ryan Hardy; e di certo si merita qualcosa di più dignitoso dell’insensato sacrificio di sangue a cui l’hanno sottoposta. Ad ogni modo, nello scorso episodio Joe aveva rassicurato Emma dicendole di avere un “epic plan“, quindi voglio ben sperare che questa sua sottomissione al capo della nuova setta sia una riuscita messinscena, nient’altro che la quiete prima della tempesta; sarebbe gradito se la tempesta consistesse nello sterminio delle Tuniche Rosse per mano di Joe ed Emma, ma dal promo della 2×08 non si capisce un accidenti, quindi dovremo vivere nel dubbio fino alla prossima settimana.

Continua in positivo anche la (tarda) evoluzione di Weston: dopo la crisi isterica che l’ha portato a pestare a sangue Luke, Creepy Lily recapita un poco traumatico video in cui il padre del buon Mike viene sgozzato per mano di Mark. Questo, oltre a consacrare il suo sentimento di vendetta, da cui ormai non può più esserci ritorno, porta finalmente Weston ad un vero avvicinamento con Ryan: ora sa esattamente quello che ha provato lui fino a questo momento, e ben sappiamo quanto può farsi profondo un legame basato sulla vendetta (Dexter e Lumen insegnano).

Anche il personaggio di Lily è guidato dalla vendetta, cosa che la rende molto più interessante di quanto non fosse stata finora: sta dando libero sfogo a tutta la sua crudeltà, senza più fronzoli e senza più girarci intorno; il rapimento di Max, però, commissionato ad un (altro) serial killer suo spasimante, le è andato male (in quello che sembrava un cross over con Criminal Minds), quindi attendo con ansia ancora maggiore di conoscere la sua prossima mossa.

L’episodio conferma l’ottima svolta presa da The Following, con un ritmo più sostenuto, colpi di scena più credibili e dinamiche più accattivanti tra i personaggi. E non è un caso che questo innalzamento del livello qualitativo coincida con la minore rilevanza data all’FBI, sia in termini di trama che di screen time: come tutta la prima stagione ci ha insegnato, le cose vanno meglio quando gli agenti non ci si mettono in mezzo (e anche in questo episodio non si sono smentiti: in mezzo ad una foresta e di notte, Ryan ha trovato Max più in fretta delle unità cinofile: persino i cani dell’FBI hanno delle disabilità cognitive!). La Mendez ha, però, un’altra carta da giocare, pur a sua insaputa: ora che si è convinta della presenza di una talpa, inizia il conto alla rovescia per il momento in cui scoprirà che quella talpa è la sua ex Jenna. Potrebbe essere una ricca e succosa storyline, speriamo che non la buttino via ma che la inseriscano con criterio all’interno del delicato sistema di equilibri che si sta delineando tra Ryan, Lily e Joe.

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