The Following – 3×06 Reunion – Recensione by S.

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Non ho fatto in tempo a complimentarmi con The Following per aver dato a Strauss il ruolo di villain che la serie decide di fare esattamente il contrario. Proprio per non smentirsi: un passo avanti e tre indietro.

L’episodio nel complesso non è stato male: buon ritmo e nessuna brutta figura dell’FBI, che stranamente le ha azzeccate quasi tutte. Il problema, però, è la trama: che bisogno c’era di uccidere Strauss? Dopo tanto tempo dedicato ai seguaci di Joe si faceva interessante proprio quel cambio di prospettiva: il leader che è stato a sua volta seguace, risalendo alle origini di questa sorta di albero genealogico criminale. Le scene migliori sono state quelle in cui il dottore insegnava ai suoi alunni come abbracciare il loro istinto omicida, realizzandolo ma senza farsi mai notare, come uno squalo che nuota sempre sotto la superficie dell’acqua, per usare le sue parole. Avrei voluto approfondire questo aspetto, saperne di più, conoscere i modi in cui Strauss teneva gli adepti legati a sè, come il patriarca di una grande famiglia. E invece no, niente da fare; Strauss viene fatto fuori con una garrota, guarda caso dal suo “best student”, e a noi tocca andare all’inseguimento dell’ennesimo serial killer. Non che il personaggio di Theo non sia affascinante, anzi: il ritorno a casa con la facciata della famiglia perfetta mi inquieta parecchio, così come quella maschera da clown (tra quella e le bambole appese agli alberi pensavo di essere finita in un film horror). Tuttavia, questo non basta a rendere utile la sua presenza: siamo praticamente a metà stagione e continuano ad aggiungersi nuovi personaggi e nuove sotto trame: ora abbiamo Mark (questa settimana del tutto assente), Daisy in fuga per i fatti suoi (ma vi sembra intelligente fare l’autostop dopo che l’FBI ha diffuso il tuo identikit?) e questo nuovo Theo di cui non conosciamo minimamente intenzioni e programmi. Era riuscito tanto bene il colpo di scena degli omicidi inscenati da Mark ma riferiti a Strauss invece che a Lily, perchè rovinare tutto così? E perchè farci perdere tempo così? Tutta l’ansia per il processo, per Carrie Cook, tutte le minacce volate tra Ryan e Strauss e poi chi si è visto si è visto. Uffa!

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Ci è andata meglio su altri fronti, per esempio quello di Joe: finalmente gli hanno fatto dire più di una parola, e la sua prima conversazione con Ryan è stata adorabile; gli ha addirittura chiesto se lo sogna, cose che nemmeno gli adolescenti innamorati! Joe è anche la voce dei fan quando dichiara “I want us back”: ah, i bei vecchi tempi di Ryan e Joe! In compenso la suonata del “se muoio io muori anche tu” al momento non attacca per niente, a meno che qualche altro colpo di scena ci riveli un piano diabolico ancora più grande di quello di Strauss ed ideato da Joe: qualunque cosa sia, essendo al settimo episodio, sarebbe ora che i tratti della storyline cominciassero a definirsi.

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Concludo con due osservazioni sul fronte sentimentale: se il fidanzato di Max prima era solo inutile, adesso è anche idiota. Non si limita a cogliere la fidanzata in flagrante, no, va oltre, la stalkera come un maniaco qualunque, sempre attaccato a quel computer per non perdersi neanche una scena. E adesso non vuole solo vendicarsi, adesso che ha sentito Max riferirsi alle “executions” di Mike non ci metterà tanto ad unire i puntini, e c’è da scommettere che voglia creare un gran casino con l’FBI, perché lasciarla e trovarsene un’altra sarebbe proprio una cosa banale. Tra l’altro, sarà anche accecato dalla gelosia (e dalla stupidità), ma è pur sempre un agente dell’FBI, la smette di sottrarre informazioni utili all’indagine per il suo (discutibile) tornaconto personale? Ancora peggio è Gwen, la fidanzata di Ryan: nemmeno una psichiatra di professione sarebbe così angosciante con le sue domande e il suo ficcare il naso. Ci sono due interpretazioni possibili per questa donna che ripete mille volte a puntata a Ryan che deve fidarsi di lei: la versione ottimista è che nasconda un terribile segreto, come essere un’allieva di Strauss, e Ryan sia stato per l’ennesima volta fregato da una donna; la versione meno felice è che gli autori abbiano solo deciso di farci assistere all’educazione sentimentale dell’agente Hardy e si siano un tantino fatti prendere la mano.

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A conti fatti, un episodio piacevole nei suoi 40 minuti ma non un buon episodio dal punto di vista della serie nel suo complesso: troppa confusione, si ha la sensazione che ogni settimana si ricominci da capo brancolando nel buio, ed ogni scoperta non sia mai decisiva. Nonostante questo la mia fede in The Following rimane incrollabile: Kevin Bacon mi sembra un motivo più che sufficiente per avere speranza nel futuro!

[Come sempre ringrazio la nostra affiliata The Following Italia che pubblica le recensioni]

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