The Leftovers – 1×04 B.J. and the A.C. – by R.

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Dopo un incipit di episodio che mi ha fatto pensare di aver sbagliato programma e di essere capitata su How It’s Made, scopro che anche a Mapleton arriva il Natale. Questa festa con le sue luci, i suoi addobbi e i suoi auguri riesce a imporsi pure lì dove regna la tristezza e nessuno va più in Chiesa – che ormai hanno perso; forse perché gli infonde speranza di riuscire ancora a trovare una risposta a quell’evento inspiegabile o perché è una festività che trascende ogni cosa, il Natale riesce a far sì che anche gli abitanti di Mapleton si dedichino ai regali e ai party senza dimenticare di decorare le loro case, abbandonando per qualche giorno quella grigia atmosfera che li caratterizza.

A fare da collante all’episodio la scomparsa del bambin Gesù dal presepe della città; nient’altro che un bambolotto prodotto in serie, banale regalo per qualsiasi bambina, e il cui modesto valore economico sembra sottolineato dal nome della casa produttrice (Aforda). Eppure basta un pezzo di stoffa per trasformare quel semplice giocattolo nel simbolo per eccellenza del Natale. Di fatto non sembra che del suo furto importi qualcosa a qualcuno, sebbene in apparenza si facciano pressioni al Capo della Polizia affinchè lo ritrovi. Specie nel momento in cui ne annuncia il ritrovamento, nessuno fa una piega; un fatto che un tempo avrebbe disturbato perché rappresenta uno sfregio ai credenti, ora non suscita la minima reazione. Lo stesso Sindaco opta per la soluzione più semplice: comprare un altro bambolotto. In effetti a chi dovrebbe importare della scomparsa di un giocattolo quando i suoi familiari sono svaniti nel nulla senza una ragione? L’atteggiamento di Kevin al riguardo segue una sorta di parabola, dapprima scaccia anche il solo pensiero di mettersi alla ricerca della bambola rubata, poi, forse per le parole della figlia, cambia idea; e quando lo trova non solo i cittadini non mostrano interesse, ma il prete lo ha sostituito con un classico bambinello del presepe. Di fronte a quel bambolotto che lo fissa con occhi sbarrati e inespressivi non può fare altro che prenderlo e gettarlo fuori dall’auto. Quest’uomo mi fa una gran tenerezza, dal giorno del Rapture non gliene va bene una, né al lavoro né in famiglia. Come poliziotto ottiene risultati solo a metà, basti pensare alla storia dell’uomo misterioso e ai Guilty Remnant, di cui ne abbiamo un’ultima prova proprio in questa puntata. In qualità di padre ha due figli in piena fase di ribellione adolescenziale. Jill si comporta come una bambina che combina guai solo per attirare l’attenzione di papà e raggiunge il suo apice stavolta, essendo coinvolta in prima persona nel furto del bambolotto – e Kevin lo capisce subito. Con Kevin ha un atteggiamento sempre aggressivo, che sfocia spesso in quel passivo-aggressivo terribilmente irritante. D’accordo che con il Rapture la sua famiglia è praticamente disfatta, ma il padre non è in una situazione molto diversa dalla sua e se proprio vuole biasimare qualcuno dovrebbe prendersela con fratello e madre, i quali non hanno trovato soluzione migliore che andarsene. Invece specie con quest’ultima è un agnellino, le prende addirittura il regalo di Natale! Kevin ha già abbastanza problemi a gestire la comunità, potrebbe dargli un po’ di tregua, perfino la sua amica Aimee ci arriva! Tom, che scopriamo essere figlio del primo marito di Laurie, prosegue nel suo viaggio senza meta (e dal significato sconosciuto) con Christine – che ci rivelano essere incinta di Holy Wayne – ma l’insofferenza che prova inizia a manifestarsi sempre di più. Attacca verbalmente la ragazza, incolpandola di essersi andata a cercare l’aggressione da parte di quel folle. Poveretto, si sente in dovere di farle da babysitter perché ha fatto una promessa, quando l’unica cosa che vorrebbe è tornarsene a casa da papà; e questa anziché essere collaborativa, va in giro a raccontare la sua storia al primo che capita. Il rapporto tra Tom e Kevin è difficilmente inquadrabile: il ragazzo non si fa vivo, ma al contempo sembra molto legato a quell’uomo che gli ha fatto da padre, dopo che il suo lo aveva abbandonato – almeno credo che con quelle parole si riferisse al padre biologico. In compenso il suo trovarsi chissà dove negli US ci dimostra che i Guilty Remnant sono un fenomeno ormai diffuso ovunque.

E infine c’è Laurie, che si presenta dal marito per chiedergli il divorzio; ovviamente non pronuncia mezza frase, lasciando che sia Meg a leggere la sua lettera. Tra la prima in silenzio e la seconda che non smette di parlare nonostante Kevin cerchi di bloccarla più volte, non so chi sia più fastidiosa. In questa scena l’uomo non può non attirare la comprensione di chiunque; dinanzi all’arrivo della moglie non riesce a nascondere sorpresa e compiacimento, si gira da una parte all’altra per accoglierla e offrirle qualcosa. E lei invece se ne sta lì in silenzio, senza neanche il coraggio di chiedergli autonomamente il divorzio; di fronte a questo atteggiamento è inevitabile che Kevin scoppi, cercando una reazione della donna, una qualsiasi purchè ci sia un confronto. Ma niente, anche perché la scena viene interrotta dall’arrivo di Jill che coglie l’occasione di dare alla madre il suo regalo; povero Kevin! Un regalo perfetto – un accendino con la scritta “Don’t forget me” – ma sprecato visto che, come abbiamo imparato dal secondo episodio, i Guilty Remnant devono lasciar andare ogni ricordo passato; e Laurie, nonostante si veda che non vuole, lo getta in un tombino, cosa che fa ancora più innervosire rispetto al comportamento di Jill. A fine puntata la donna cambia idea e tenta invano di recuperarlo, pochi millimetri la separano dal ricordo della figlia – speravo che la mano le restasse incastrata, come si sarebbe giustificata con Patti?

Quest’ultima si aggiudica il ruolo di cattiva della situazione; se i sorrisi di scherno e sfida rivolti a Kevin non fossero sufficienti, il piano finale è diabolico e per niente natalizio. Il Capo della Polizia crede di averli fregati, ma come il mio compianto Robb Stark nella battaglia del Whispering Wood aveva ingannato i Lannister inviando solo un quarto dei suoi soldati contro Tywin e sconfiggendo così Jaime con i restanti, Patti va con alcuni dei suoi seguaci al party di Natale, mentre la maggioranza dei Guilty Remnant si introduce nelle case per rubare le foto di famiglia. Paragonare Robb a Patti mi fa male solo al pensiero, ma rende bene l’idea del piano. Un gesto subdolo e odioso, con cui impongono agli altri la loro fissazione di abbandonare i ricordi del passato. E fra tutti a infastidirmi di più è Meg, che, pur non essendo un membro ufficiale (può ancora parlare), si piega a questa bassezza senza remore. Dal semplice fastidio iniziale i Guilty Remnant cominciano a divenire veramente preoccupanti, non trattandosi semplicemente di una comunità che vuole vivere tranquilla secondo la sua ideologia, ma che cerca di costringere gli altri a seguirla; e poi non sarebbero una setta?

Impressionante la scena in cui compaiono i cosiddetti Loved Ones, sparsi per la strada come un ammasso di cadaveri a causa di un incidente del camion che li trasportava. I Loved Ones sembrano dei manichini, costruiti per replicare le fattezze degli scomparsi, in modo che i loro familiari abbiano un corpo su cui piangere. Una versione simile a quella dei robot-cloni creati nella seconda stagione di Black Mirror (2×01 Be Right Back), solo che questi appaiono destinati solo alla sepoltura.

Una puntata dove le questioni mistiche sono lasciate da parte in favore di un’analisi delle relazioni fra i personaggi, soprattutto all’interno della famiglia Garvey. Kevin in una conversazione con Nora ammette quanto tramite flashback avevamo intuito nel pilot: ha tradito sua moglie. E ora al di là degli interrogativi mistery quello che più interessa è: chi era l’amante?

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