The Leftovers – 1×05 Gladys – by R.

The Leftovers arriva a metà stagione con un incipit di episodio molto promettente, una scena brutale che lascia presagire interessanti sviluppi; peccato che questo duri solo per i primi dieci minuti, dopo riprendono le sparizioni misteriose, le frasi criptiche, gli irritanti silenzi.

Tre puntate fa fu il bagel, ora tocca alle camicie bianche. Scomparse veramente o nascoste per essere vendute al mercato nero, come suggerito da Nora, resta un mistero anche quello. E pure stavolta serve un momento di “follia” di Kevin per riportare alla luce l’oggetto scomparso: mentre per il bagel era bastato smontare il fornetto, per le camicie deve minacciare, da ubriaco, il proprietario della lavanderia. Spero almeno che quelle siano davvero le sue. Mi sfugge il senso di queste sparizioni, se non quello di rendere la vita del Capo di Polizia più difficile di quanto già non sia. Tutti – a cominciare da figlia, Sindaco e colleghi – sembrano guardare a lui per avere soluzioni ad ogni problema, ma nessuno gli dà una mano; l’omicidio della donna dei Guilty Remnant lo dimostra chiaramente: il gruppo di bianco vestito lo ascolta come un adolescente ascolterebbe la predica di un genitore, i cittadini scartano a priori l’idea del coprifuoco ed entrambi sono infastiditi dal fatto che si metta ad indagare, facendo rimpiangere l’indifferenza di quando cercava il bambolotto rapito. A peggiorare la situazione fa la sua ricomparsa l’uomo misterioso, Dean, che improvvisamente in città è conosciuto da tutti. Lo avevamo lasciato che sembrava un essere inviato dalle voci del padre di Kevin, quindi apparso improvvisamente in città, il che avrebbe spiegato perché durante le ricerche del suo pick up nessuno ne riconoscesse la descrizione. Ora invece tutti lo salutano come un vecchio amico; o gli hanno creato dei falsi ricordi (come quando in Buffy è arrivata Dawn) o è una congiura per far impazzire Garvey, neanche fosse il protagonista di The Truman Show. In più Dean è molto ostile verso Kevin, facendolo apparire ancor più ridicolo dinanzi ai concittadini – forse è offeso perché non lo ha più accompagnato nella battute di caccia ai cani. Ma se Dean è veramente quel qualcuno inviato dalle voci, il presupposto non era che lo aiutasse?

“She’s Jill. She doesn’t really do ok”, Aimee descrive perfettamente Jill; questa ragazza un po’ sopra le righe – che ancora non sappiamo perché viva a casa Garvey – dice poche parole, ma sa sempre cogliere il punto, ottenendo anche da Kevin quelle risposte che la figlia crede non le darebbe mai. Tuttavia Jill in questo episodio lascia trasparire il lato più fragile di sé con un pianto anziché col solito atteggiamento scontroso e se ne esce con due frasi sensate; la prima riconoscendo che, a differenza sua, se le fosse capitato qualcosa sua madre “wouldn’t have cried for me”; la seconda rincuorando Kevin sulla questione del divorzio “It’s not your fault”, arrivando addirittura a dirgli che gli vuole bene. Queste parole sembrano la più corretta evoluzione rispetto a quanto accaduto nel periodo natalizio e rendono Jill meno irritante del solito. Una piccola tregua in famiglia che può fare solo bene al povero Kevin!

L’evento della puntata è la morte di Gladys, la Guilty Remnant che accompagnava Laurie nelle prime puntate, che viene lapidata da un gruppo di uomini incappucciati. La sua morte ci viene mostrata senza riserve, vediamo ogni pietra che le colpisce il volto, la conseguente ferita e il sangue che le cola addosso imbrattando inesorabilmente la tuta bianca. La crudezza dell’immagine è accentuata proprio dal bianco del suo abbigliamento, che lascia intravedere solo la sua figura nel buio del bosco, mentre quelle dei suoi aguzzini sono indistinguibili; una figura che tende a scomparire man mano che aumenta il sangue. Ma la brutalità raggiunge il suo massimo quando la donna rompe il silenzio per implorare pietà; credevo che le sue parole li avrebbero fermati, in qualche modo con esse ottengono che lei rinneghi la sua fede, ma così non è. E’ un omicidio efferato, ma che lascia presto il posto alla quasi totale indifferenza. Dai cittadini è una reazione prevedibile, non solo l’atto è un’inevitabile conseguenza di quell’escalation di violenza contro i Guilty Remnant emersa in precedenza – e sicuramente accentuatasi dopo i fatti di Natale – ma il sentimento nei loro confronti è quello tipico di un gruppo minacciato da un altro – e non gli si possono dare tutti i torti dato che i Guilty Remnant neanche si fermano ad aiutare un anziano che cade per terra. L’agenzia federale mette bene in chiaro quale sia la linea da seguire con questa setta: eliminazione totale del problema se la situazione diviene ingestibile; ma Kevin rifiuta l’ “aiuto”, probabilmente più per tutelare la moglie che per pietà umana. Anche il disinteresse da parte delle persone con cui Gladys viveva ogni giorno è prevedibile; a parte le ricerche iniziali i Guilty Remnant non mostrano un minimo di dispiacere, eccetto Laurie che ha un attacco di panico, presumibilmente frutto di quanto accaduto nell’ultimo periodo. Il confronto a cui la sottopone Patti è ancor più deludente dell’indifferenza alla morte di una di loro; sembra che stia per esserci chissà quale rivelazione e invece è lo stesso lavaggio del cervello che abbiamo visto fare a Meg: non lasciarsi influenzare dai ricordi del passato perché quello è il momento in cui si ricomincia a provare qualcosa. Scordare ogni legame e non provare più nulla è il credo dei Guilty Remnant. Ma allo stesso tempo sono pieni di cartelli che dicono di non dimenticare; Meg, a proposito dell’assassinio di Gladys, ha detto a Laurie “We want them to remember something they want to forget”; come si concilia questo con l’abbandonare i propri ricordi e non provare più nulla? Tra l’altro il fatto che sia solo Patti a parlare fa apparire ancor di più il loro confronto come quello tra una santona e la sua seguace. Nonostante le venga dato il permesso, Laurie non pronuncia mezza parola; anche se questo non contribuisce a migliorare la sua immagine da invasata complessata, non posso biasimarla, chi mi dice che quello non sia un test per mettere alla prova la sua fedeltà? Ho sperato che Laurie commettesse un errore, anche solo per farci capire qualcosa in più su come è finita lì, invece niente. Anche alla fine, sembra pronta ad unirsi a Padre Matt per la preghiera in nome di Gladys invece si mette a suonare quel fischietto talmente forte che neanche Rose in Titanic!

L’unico – oltre a Jill – a dire frasi sensate è proprio Matt, la cui spiegazione a Kevin sui Guilty Remnant mi dà quella soddisfacente sensazione di aver capito qualcosa di questa puntata. “Killing these people is pointless. They don’t care because they’re already dead. You know, what I want is to bring them back to life”, il loro non voler provare nulla in effetti è sinonimo del fatto che siano come già morti. Forse questa interpretazione del gruppo di bianco vestito è lo stesso motivo per cui non sta cercando vendetta per la Chiesa, aspetta che tornino a vivere; è vero che vendicarsi non apparterrebbe a un prete, ma ha già dimostrato che sa fare un’eccezione.

A cinque episodi dal finale di stagione non possiamo dire di sapere molto di più di quanto abbiamo appreso nel pilot; la novità più rilevante è che Meg si è unita definitivamente ai Guilty Remnant, quindi non dovremo più tollerare quella voce deprimente. Devo dire però che fra tutte le questioni in sospeso quella che continua ad incuriosirmi maggiormente e che spero vivamente venga risolta entro le prossime puntate è l’identità dell’amante di Kevin! E complimenti a Justin Theroux per il tatuaggio!

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