The Leftovers – 1×06 Guest – by R.

Un secondo episodio incentrato su un unico personaggio, un secondo episodio più interessante degli altri, infatti non ho continuato a controllare quanto mancasse alla fine. Protagonista ne è la più sfortunata e compatita cittadina di Mapleton, Nora Durst, il cui viaggio di lavoro a New York diventa l’occasione per dare una svolta alla sua vita dal giorno del Rapture.

A Mapleton basta il suo nome perché la gente assuma un’espressione contrita e d’imbarazzo (ultimo è stato Kevin), il che spiega il suo atteggiamento bizzarro di provocare i suoi concittadini per vedere fin dove la pietà che suscita può permetterle di spingersi. L’episodio del bar era stato un campanello d’allarme su una donna che generalmente appare sì portatrice di un grande peso, ma tranquilla, come se ormai accettasse quanto le è successo, cercando con il lavoro di aiutare altre persone nella sua stessa situazione. Perlomeno finché l’abbiamo vista in pubblico. Con questa puntata vediamo invece la Nora privata, quella che fa ancora la spesa per una famiglia con figli piccoli (buttando puntualmente scatole di cereali ancora intatte), che si apposta fuori dalla loro scuola all’orario d’uscita – potendo così anche osservare la maestra/amante del marito a modi maniaca – e che non cambia un rotolo di carta ormai finito perché è così che era l’ultima volta che i bambini erano seduti al tavolo della cucina. La stessa donna chiede il divorzio dal marito traditore – aspetto in contrasto con il tentativo di mantenere il ménage familiare intaccato; paga delle prostitute perché le sparino, indossando però il giubbotto antiproiettile, come se quella finta morte le permettesse di poter provare qualcosa in un’esistenza ormai vuota; se ne esce con “fuck your daughter” di fronte alla risposta di Kevin all’invito a Miami.

Per il furto del suo badge a New York (dove si tiene una conferenza annuale per coloro che si occupano della concessione delle indennità a quelli che hanno perso qualcuno per il Rapture) ha l’occasione di essere una semplice guest, una partecipante fra tanti; eppure non poter essere Nora Durst, superstite di ben tre persone, la irrita terribilmente, difatti non aveva voluto neppure riprendere il suo cognome da nubile dopo il divorzio: probabilmente essere Nora Durst è l’unica cosa che le rimane e perderla sarebbe come perdere tutto di nuovo. Viene distolta dalla ricerca dell’impostore solo dall’incontro con un tipo un po’ strano, che si diverte a nascondere il suo lavoro neanche fosse Jack Bauer e che la coinvolge in un party all’insegna del divertimento sfrenato tra sesso, alcol e droga, quale difesa dal farsi travolgere dalla depressione dei partecipanti alla convention. L’uomo in realtà lavora nella produzione dei Loved Ones, cosa che nella loro realtà non dovrebbe essere poi tanto strana. Durante la festa Nora si lascia andare, ma fino ad un certo punto: anziché baciare quell’uomo, conclusione che fin dall’inizio appare ovvia, bacia, con molto trasporto, il suo Loved One. Forse è ormai troppo abituata a condividere qualcosa solo con persone non più esistenti.

Il venire ingiustamente accusata di aver violato il regolamento dell’hotel la riporta sul piede di guerra contro la ladra di badge – e anche qui il suo essere sopravvissuta a ben tre persone aiuta nel convincere il Capo della Security della sua innocenza. Attorno al furto del cartellino si crea una certa attesa, incuriosendo sul perché qualcuno voglia introdursi alla convention spacciandosi per Nora Durst. Il tutto si risolve però con una grande delusione; non solo la ladra è solo una donna che vuole denunciare l’inutilità dei questionari che vengono somministrati, ma non appena Nora la smaschera, ammette candidamente di non essere Nora Durst. Non c’è mistero, né complotto, né azione, è solo una mera attività di denuncia, al pari di quelli che sventolano cartelloni al di fuori dell’hotel. E non sono la sola ad essere delusa, la stessa Nora appare scontenta dell’immediatezza dell’ammissione; probabilmente quella donna aveva scelto a caso il badge di cui appropriarsi, così come per puro caso Nora Durst rientra in quell’unica probabilità su 128.000 di perdere l’intera famiglia per il Rapture. Insomma anche qui non c’è un significato più grande.

Nora torna così ad essere Nora Durst, superstite di tre persone, donna tranquilla, velata dalla tristezza. Ma allo stesso tempo in un attimo può esplodere, dando sfogo al dolore interiore. Un anno prima alla medesima convention aveva fatto piangere una donna, oggi si mette ad urlare contro l’autore di un libro, sopravvissuto a quattro persone, che però secondo lei è solo un impostore, perché “if you were in pain, you would know there is no moving on”. E’ in questo momento che attira l’attenzione di uno strano personaggio che, dandole ragione, la invita a seguirlo nel suo appartamento (sorvoliamo sul fatto che lei accetti senza batter ciglio); pure qui grande attesa su cosa accadrà, specialmente dopo che paga 1000 dollari, e poi si scopre che si tratta solo di Holy Wayne. Continuo a trovare l’uomo dall’abbraccio magico molto inquietante, con quegli occhi sbarrati che ti fissano e quella voce con cui sembra volerti incantare. La domanda che pone è sempre la stessa “Do you want to feel this way?”; ovvio che la risposta sia no, chi mai vorrebbe continuare a navigare nella depressione in attesa di un qualcosa che quasi certamente non arriverà mai? Assistiamo al magico abbraccio, ma non è altro che un abbraccio, non ci sono segni di magia o qualsiasi altro dettaglio che ne giustifichi il potere, neppure un misero fascio di luce! Eppure ancora una volta funziona. Nora torna a Mapleton e cambia vita: niente più spesa per famiglia con figli e appostamenti fuori dalla scuola, ma un nuovo rotolo di carta. Basta osservarla per capire che qualcosa in lei è cambiato, perfino la domanda del questionario – “Do you believe the departe is in a better place?” – a cui lei stessa aveva risposto affermativamente al pari dei suoi intervistati, ora riceve per la prima volta un no. Il perché è un mistero, così come lo è cosa sia cambiato in Nora, possibile che Holy Wayne estirpi davvero il dolore?

Un episodio coinvolgente nel percorso, un po’ meno nei risultati, ritrovandoci sempre dinanzi alla casualità e alle stesse finte rivelazioni. Tirando le somme degli eventi le uniche novità sono due. Innanzitutto Holy Wayne è prossimo alla morte: lui stesso dice di averla vista e considerando quanto sia efficace con gli abbracci non ho motivo di non credergli. In più credo di poter considerare degna di un pari grado di certezza la prossima relazione tra Nora e Kevin, specie ora che lei è praticamente rinata; almeno con le loro scene sappiamo dove Lindelof e Perrotta vogliano andare a parare.

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