The Leftovers – 1×07 Solace for Tired Feet – by R.

Sebbene fino al sesto episodio gli eventi rilevanti si potessero contare sulle dita di una mano, il tempo a Mapleton scorre molto velocemente. Tre anni dal Rapture, otto mesi di gravidanza per Christine e già quattro appuntamenti per la coppia Nora-Kevin. A tre episodi dalla fine però assistiamo ad un’ora un po’ incasinata, ma dove alcuni sviluppi sembrano avere un’impennata destinata ad incidere pesantemente sui prossimi avvenimenti. Protagonisti delle varie storyline sono tutti i membri della famiglia Garvey, chiamati a decidere quale percorso seguire.

Il tentativo di Kevin di riprendere una vita normale tra primi appuntamenti e divertenti messaggi alla figlia si scontra prima con i Guilty Remnant appostati fuori dalla casa di Nora, che rovinano inevitabilmente l’atmosfera, poi con il padre che è fuggito dall’istituto. Con le sue voci Garvey Senior sembra colui che possiede tutte le risposte, ma l’atteggiamento da folle e la parsimonia con cui “riferisce” al figlio i messaggi non contribuiscono ad una maggiore chiarezza degli scenari. Scopriamo il motivo per cui era stato messo in istituto – aveva dato fuoco alla libreria causando il ferimento di una persona – e dimostra di non aver imparato la lezione, aggredendo brutalmente un collega di Kevin; evidentemente la sua missione deve essere realizzata ad ogni costo, il che è tipico di ogni “profeta”: diffondono il loro messaggio con modi e parole tali da farli passare per folli. E questo appare essere anche il destino di Kevin, che tra viaggi onirici e comportamenti che neppure lui sa spiegarsi riprende quel percorso verso la follia emerso sin dai primi episodi. Forse però non è pazzia, forse davvero lui e il padre sono la chiave per i misteri della serie. Mi risulta inevitabile il confronto con l’indimenticabile Locke di LOST, colui che prima di tutti aveva capito che l’Isola aveva un significato più grande, ma a cui appunto nessuno – Jack in primis – dava ascolto. Una differenza non da poco è però che nel caso di John riuscivamo a comprenderlo, capivamo perché agiva in quel modo e in fondo sapevamo che aveva ragione. Su Kevin invece i dubbi non sono pochi, il confine tra fede e follia è particolarmente sottile: in sette episodi non sono mancate le occasioni in cui domandarsi se Kevin non stia veramente impazzendo, perfino lui stesso si pone il problema più volte. Peccato però che non abbia intenzione di fare un passo in più per scoprire la verità; quando Aimee sta per raccontargli come ha portato a casa quel cane ed è stato morso (morso che comunque a me sembrava più di una persona che di un cane) la blocca neanche troppo gentilmente; e soprattutto quando il padre gli chiede di accettare quell’edizione del maggio 1972 del National Geographic secondo quanto voluto dalle voci – “They were very specific” – non solo la rifiuta, ma neppure la sfoglia velocemente! Con tutta la fatica che quell’uomo ha fatto per recuperarla – chiedendo perfino alla nipote di trovarla (e anche qui Kevin non la prende bene) – lui non fa neppure un piccolo sforzo per capire. Le parole di Padre Jamison tratte dalla Bibbia – “Said the father, my dear son, relate not thy vision to thy brothers, lest they concoct a plot against…” – volte a farlo riflettere trovano ugualmente un muro; sebbene venga bloccato quasi immediatamente, il senso del messaggio di Matt è chiaro: Kevin non dovrebbe manifestare ad altri ciò che vede per non finire come suo padre, ma questo non significa rifiutarsi di vedere. Quindi il Reverendo sa e crede alle visioni del Capo della Polizia? Come accennato prima anche Aimee sembra sempre essere a conoscenza di qualcosa in più degli altri: vede e sente tutto (Jill non si era neanche accorta del nuovo cane) e se ne esce con la frase giusta su ogni cosa o persona; perché non fare una puntata tutta su di lei? Non sarebbe divertente? E’ lei ad informarci che Kevin sarebbe intenzionato a “riabilitare” il nuovo cane, cosa che mi fa sperare di non dover più assistere a qualche assassinio di animali. Tornando al Capo di Polizia, il confronto-scontro con il padre se da un lato lo porta a scegliere di non intraprendere quel percorso che le voci e le visioni gli richiedono, dall’altro lo sprona ad andare oltre nel rapporto con Nora, fregandosene di tutto, Guilty Remnant compresi. La relazione tra i due regala momenti molto teneri; la difficoltà di viverla normalmente li rende imbarazzati e impacciati, ma la sintonia sembra perfetta: anche quando Kevin le confessa “I think I might be going crazy”, lei gli risponde “Well, my friend, you’ve come to the right place”.

Al pari del padre sceglie la strada della vita normale Tom, che di fronte alla prova dell’“imbroglio” di Holy Wayne decide di non seguire più ogni suo ordine. L’apparente accettazione dell’ennesima richiesta dell’uomo dagli abbracci magici lo porta a scoprire che lui e Christine non sono l’unica coppia studente-asiatica incinta in giro per gli Stati Uniti in suo nome. Ma soprattutto che pure a questa ragazza Holy Wayne ha profetizzato che il figlio che porta in grembo “He’s the only one. He’s the bridge”. A questo punto chissà se ce ne sono altri in circolazione. Purtroppo il parto improvviso ci impedisce di scoprire se Christine avrebbe avuto la stessa reazione rabbiosa dell’altra asiatica dinanzi alla novità; comunque la giovane è già abbastanza traumatizzata avendo dato alla luce una femmina! Un’eresia in pratica! Magari adesso la smette con quel suo irritante tono da fanatica! Il personaggio di Holy Wayne è sempre più difficile da inquadrare; i suoi abbracci, seppur appaiano semplici abbracci, funzionano – salvo essere di fronte ad una generale capacità di suggestione. Tuttavia l’uomo si approfitta di chi gli sta intorno, mente e non sembra neppure molto interessato al destino delle ragazze incinte (quando Tom gli dice che Christine sta male, non ha reazione). Allora è un profeta, un ciarlatano o entrambi? Tra quei neonati ci sarà davvero l’only one, il ponte? Quel bambino/ponte potrebbe essere una sorta di collegamento fra gli scomparsi e i rimasti? Domande su domande! L’unica certezza sembra essere la prossima dipartita di Holy Wayne: lo vediamo solo, in un corridoio, non in perfette condizioni, quasi completamente nudo e lui stesso riferisce a Tom “Naked I came from my mother’s womb and naked I will depart”. Per quanto fossi curiosa di sapere cosa avesse ancora da dire, ho apprezzato la distruzione di quell’orrendo cellulare da parte di Tom; poveretto però, si è liberato di Holy Wayne e si ritrova la bimba di Christine, non ha mai pace proprio come suo padre!

Jill invece è sempre fonte di aneddoti bizzarri, tuttavia l’immediata stupidità del rinchiudersi in un vecchio frigorifero ha poi lasciato il posto all’individuazione di un suo senso. Mentre era chiuso in quello stesso frigo un amico del gruppo era scomparso a causa del Rapture e ora loro vi si rinchiudono per il maggior tempo possibile in una specie di celebrazione di quel mistero. Resta sempre una sciocchezza, ma almeno è una sciocchezza che per quel suo “significato” diventa quasi carina. Jill ha inoltre il merito di essere l’unica a riuscire a parlare col nonno in modo tranquillo e facendo sì che anche lui parli con lei; arriva addirittura ad esaudire la sua richiesta del numero del National Geographic senza porsi domande, ha semplicemente fiducia in lui, nonostante tutto. Un appunto però: dove Jill assomiglia alla dolce e ottimista Snow White, dove?

Poco spazio per i Guilty Remnant, impegnati a strappare i cartelloni con l’immagine di Gladys e la scritta “Save them” creati dal Reverendo; non gli va proprio bene nulla! Inizia i suoi primi fastidiosi appostamenti Meg, che come prima “vittima” ha Nora Durst. Assistendo al passaggio del personaggio di Liv Tyler tra le file dei Guilty Remnant credevo che avrei capito un minimo del perché della loro scelta; mi sbagliavo. In tutta la fase di addestramento è stata noiosa, pesante, con quell’espressione a metà tra il piangente e l’imbronciato che ora sembra essere ancora più accentuata. Ma credo che pure lei non abbia ben chiaro cosa significhi essere una Guilty Remnant; le regole base non dovrebbero essere lasciare andare ogni ricordo del passato e non provare nulla? Cosa vai allora a spifferare a Laurie che Kevin e Nora fanno sesso? Oltre a non essere affare suo è in totale contrasto con l’essere Guilty Remnant sia per lei che per l’ex signora Garvey! Si è scordata che gli aveva richiesto il divorzio a nome suo? I dubbi di Laurie invece sembrano essere spariti: lo dimostra in parte ad inizio puntata osservando la figlia da lontano con un’espressione meno colpita che in passato e lo conferma rispondendo “So?” alla novità di Meg.

A tre anni dal Rapture i protagonisti di The Leftovers decidono finalmente come porsi di fronte a questa nuova vita. Mentre Laurie è una convinta fumatrice in bianco, Kevin e Tom voltano le spalle ad aspetti mistici e misteriosi per recuperare il più possibile una “vita normale”, ma sarà così facile? Dubito che voci, visioni e Holy Wayne soprattutto li lasceranno in pace!

Questo episodio con il caso del numero del National Geographic ci dà l’occasione di andare a scavare nel dettaglio come noi fan di LOST ci eravamo tanto abituati a fare, rendendo la serie un’esperienza in grado di trascendere l’episodio in sé. Quindi se volete scoprire i contenuti dell’edizione del 1972 di cui Kevin ci ha negato anche una breve occhiata all’indice, ecco un articolo che l’ha analizzata individuando ben più di un collegamento con quanto emerso in puntata.

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