The Leftovers – 2×03 Off Ramp – Recensione by R.

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Ammetto che non appena ho intuito che questo episodio sarebbe stato interamente dedicato a Laurie e Tom, sono stata parecchio contrariata. Sono due settimane che aspetto di sapere del laghetto di Jarden e mi piazzano Laurie e Tom?! Tom ancora ancora, ma sua madre per cinquanta minuti no! Apprezzo Amy Brenneman dai tempi di Giudice Amy e i meriti per la sua performance come Laurie Garvey sono indubbi – ha passato un’intera stagione senza quasi mai proferire parola e al contempo esprimendo pienamente ogni emozione; il problema è proprio Laurie in sé. Ha abbandonato la famiglia per unirsi ai Guilty Remnants e ha lasciato che quella setta di folli la costringesse a divorziare da Kevin, a voltare le spalle – più volte – alla figlia e a mettere quest’ultima in pericolo di vita. E poi c’era lo stile Guilty Remnants, con quel silenzio irritante e gli appostamenti angoscianti. Non è un buon punto di partenza; tuttavia, al termine della visione, diciamo che l’ex signora Garvey sta migliorando, con non poche difficoltà.

Laurie vive col figlio, ha lasciato i Guilty Remnants, sta scrivendo un libro sull’esperienza tra questi ultimi e gestisce dei gruppi di sostegno per coloro che vogliono seguire la sua strada, con Tom che fa da talpa/esca. Ma al pari di quanto accaduto con i protagonisti dei primi due episodi, anche qui la serenità è ben lontana dall’essere ritrovata. Ancora una volta, quel che vediamo nei primi minuti è solo apparenza, le cui crepe si manifestano lentamente nel prosieguo. Aiutare altri Guilty Remnants insofferenti ad abbandonare quella setta e tornare alla normalità riporta Laurie alla psicologa che era un tempo; Tom le restituisce il ruolo di mamma che prepara il formaggio alla piastra e il libro rappresenta l’obiettivo per il prossimo futuro, misto ad una redenzione definitiva dal periodo in bianco. Peccato che ognuno di questi aspetti sia venato da rabbia e sofferenza che Laurie per prima si rifiuta di ammettere. La donna è innanzitutto in mezzo a due ostilità che non le danno tregua: da un lato quella del gruppo a cui è appartenuta fino a ieri, dall’altro quella del mondo reale a cui ha appena fatto ritorno e che si manifesta attraverso il bisogno di denaro e il furto del laptop. Dinanzi ad entrambe l’apparentemente serena Laurie dà i primi segni di instabilità: investe due Guilty Remnants, che hanno la sola colpa di essere ostinatamente appostati esattamente come faceva lei, e s’introduce in casa del suo locatore per riprendersi il pc.

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Le ragioni di questo fragile stato emergono più chiaramente nel rapporto con i suoi pazienti ed in particolare con la nuova arrivata Susan. Quest’ultima viene riaccolta a casa a braccia aperte da figlio e marito, mentre Jill non vuole avere niente a che fare con sua madre. Eppure Susan non sembra affatto soddisfatta, anzi, quando si sforza di sorridere è quasi inquietante. Credo che solo Laurie si sorprenda quando la donna provoca intenzionalmente un incidente in cui muore con il resto della famiglia; è vero che aveva ripreso a parlare, ma in ogni suo gesto si percepiva il vuoto tipico della depressione. L’unica cosa che sentiva, o almeno pensava di sentire, era la rabbia altrui: quella del marito perché se n’era andata e soprattutto quella di Laurie. La Garvey nega di essere arrabbiata così come nega di soffrire, tuttavia è chiaro che menta a se stessa. L’editore interessato al suo libro non analizza solo il testo – che comunque non ha letto benissimo – ma Laurie medesima: lei si limita a riportare i fatti avvenuti all’interno della setta, non tratta minimamente le emozioni provate, i come e i perché dietro a quei fatti. Ciò che la Garvey chiede ai suoi pazienti, quel “Come si sente al riguardo?” tipico degli psicologi, è proprio la domanda a cui lei in primis evita di rispondere perché significherebbe affrontare quanto ha fatto alla sua famiglia e specialmente a Jill. L’editore le ricorda tutto questo subito dopo la notizia della morte di Susan, ossia la prova dell’inutilità di ciò che Laurie sta facendo per riuscire ad andare avanti. Una reazione della donna è quindi prevedibile, ma non quella che ha: Laurie salta addosso all’editore come una furia, dimenticando totalmente l’intento di restituire l’abito di quasi mille dollari!

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Tom non è messo meglio, specialmente dopo l’umiliazione e la violenza a cui viene sottoposto quando è beccato nel tentativo di reclutare nuovi uscenti dai Guilty Remnants. In una scena che mi ha lasciata parecchio turbata, Tom viene denudato, sessualmente abusato, coperto di benzina e quasi dato alla fiamme; e a contribuire pesantemente alla mia reazione è l’artefice di tutto ciò: Meg! Il personaggio di Liv Tyler è tornato: Meg appare lentamente, circondata dalla luce che fino all’ultimo nasconde i suoi lineamenti, riportandomi per qualche istante alla sua Arwen de Il Signore degli Anelli quando compare dinanzi all’amato Aragorn. Nulla di più lontano! Cosa diamine è successo a Meg?! Era sì una protagonista dubbia, ma non era mai stata così spietata. A logica dovrebbe aver assunto un ruolo di primo piano nella setta e conseguentemente vedere in Laurie una nemica giurata, ma c’era davvero bisogno di trattare Tom in quel modo?

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Dopo queste immagini, ho seguito la conclusione dell’episodio con una leggera confusione, assolutamente non facilitata dalla confessione di Tom. Convinti che gli ex Guilty Remnants abbiano un vuoto interiore che la setta in qualche modo riusciva a colmare, mentre loro non possono, Laurie e Tom decidono di rivelare il cambiamento avvenuto nel ragazzo: prima di morire Holy Wayne ha “passato” a Tom il suo dono – l’abbraccio che guarisce dalla sofferenza – ed ora il giovane è pronto a farne uso per alleviare il dolore altrui. Sebbene questa storia spieghi i precedenti riferimenti a Holy Wayne nel corso della puntata, mi lascia perplessa sotto ogni punto di vista possibile. Per non parlare dell’immagine di Tom che si alza a offrire il suo abbraccio magico.

Sarà per il prepotente ritorno dei Guilty Remnants o per l’eredità di Holy Wayne, questo episodio più degli scorsi mi ha fatto respirare il vecchio clima di The Leftovers; e non in senso negativo. Finalmente ci viene spiegata la credenza all’origine della setta in bianco: “They believe the world ended”, il che spiega il loro nome, “i colpevoli rimasti”. Nonostante la premessa dunque, anche la terza puntata conferma il buon percorso intrapreso da questa nuova stagione. Ora però andiamo avanti e torniamo al laghetto in quel di Jarden!

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