The Leftovers – 2×04 Orange Sticker – Recensione by R.

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“There are no miracles in Miracle”, paura o affermazione che sia, questa è la frase a cui gira attorno l’episodio. A pronunciarla come un dato di fatto è John Murphy, mentre per Nora ha la forma del timore più grande che inizia a concretizzarsi.

Finalmente torniamo nella cittadina texana nell’esatto momento del terremoto, a cui assistiamo dall’ultima prospettiva mancante, quella di Nora. Svegliarsi nel cuore della notte per una scossa e non trovare il proprio compagno mette in apprensione già di per sé; se poi sei Nora Durst e scopri che pure la figlia dei vicini è scomparsa, un attacco di panico con svenimento è il minimo che ti può capitare. Quella che doveva essere la prima notte di una nuova vita rischia di trasformarsi nel peggiore degli incubi della donna, quello che ha ossessivamente cercato di sfuggire: perdere di nuovo qualcuno a causa del Rapture. Riabbracciare Kevin la tranquillizza, ma non del tutto: la scomparsa delle ragazze e del laghetto deteriora la speranza riposta in Jarden, il suo bisogno di sicurezza. Nora si sforza di escludere un altro Rapture, ma la sua teoria – “The Sudden Departure was a one-time-only event. The flood happened three years ago on October 14th, and the ark took on all the animals it needed. Why in God’s name would it take on any more?” – per quanto possa avere un senso mistico, mi suona più come il classico ragionamento di autodifesa comprensibile, ma infondato “la disgrazia mi è già successa e non mi capiterà più”. Questa fase di negazione con Jill è seguita dalla rabbia contro il fratello, colpevole di averle indicato Jarden come un posto speciale; Matt però controbatte, confessandole di aver vissuto un vero e proprio miracolo: la prima notte in città, sua moglie Mary si è svegliata e hanno parlato per ore, per tornare nello stesso stato vegetativo la mattina dopo. Non so se Nora lo abbraccia perché gli crede o per semplice conforto fraterno. Forse ha solo bisogno di trovare un nuovo placebo per il suo bisogno di sicurezza e ogni minimo appiglio va bene; d’altronde non è che abbia mai dimostrato di condividere la fede religiosa di Jamison. Il compagno ci mette del suo nel turbarla: non basta che non sia a casa quando Nora si sveglia, perde pure il cellulare su quella che ora è una scena del crimine! Lasciamo almeno un fronte tranquillo a questa povera donna! Nora fa anche conoscenza con l’uomo della roulotte, che sa della sua perdita e ha il significativo nome di Virgil, cosa ci riserverà?

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Kevin non è messo meglio, confuso per ciò che gli è accaduto e ancora tormentato da Patti; venire inconsapevolmente coinvolto nella missione punitiva di John non lo aiuta. L’impronta lasciata da Garvey sull’auto delle ragazze è interpretata da Murphy come una rivendicazione di Isaac, la conferma che qualcosa di brutto gli è accaduto secondo quanto gli aveva predetto, diventando così un ottimo e involontario diversivo per Kevin. Almeno per il momento. Non comprendo perché John porti Kevin con sé, si conoscono da 24 ore e il loro primo incontro non può definirsi il primo passo per una lunga amicizia. Garvey alla fine si rivela utile, impedendogli di ammazzare Isaac e portandolo ferito dalla moglie. Kevin vive così una nuova strana serata con i Murphy, che mette in luce le diverse concezioni dei due coniugi; con la battuta “There are no miracles in Miracle” John conclude la sua visione cinica di ciò che sta dominando Jarden, nient’altro che un business, sfruttatore di una sicurezza solo illusoria. Erika chiarisce questo pensiero del marito, ricordando che le sue missioni da giustiziere sono iniziate quando, uscito di prigione, si è accorto del modo in cui ciarlatani di ogni specie stavano riducendo Jarden; tuttavia al contrario di lui, la donna crede nell’eccezionalità della sua comunità, così come crede all’eccezionalità di sua figlia Evie. Ed è proprio qui che sta la contraddizione che la porta a dire “Things are gonna change now”; secondo la donna non è possibile che qualcuno abbia voluto far del male a una come Evie, sa che non siamo di fronte ad un normale caso di ragazza scomparsa – il prosciugamento del lago non fa che confermarlo: la ragazza eccezionale è svanita e con lei l’eccezionalità di Miracle.

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Kevin non è più il Capo della polizia, ma continua ad essere colui a cui tutti si rivolgono; Jill non ha torto nel riconoscere in quello l’origine del suo sonnambulismo. E forse solo Patti può aiutarlo. Nella passata stagione non sopportavo il suo personaggio, mi inquietava e infastidiva in egual misura, ma in questa sono sempre più convinta che sia l’unica a cui Kevin dovrebbe dare ascolto. Dopotutto è lei che gli fa ritrovare il cellulare, qualche credito in più glielo possiamo concedere. Alla fine Garvey si decide ad ascoltarla e quel che gli dice non è assolutamente piacevole. Patti apre gli occhi a Kevin su quanto accaduto la sera prima: l’ex poliziotto ha tentato il suicidio, voleva seriamente morire gettandosi in quel lago ed è stato salvato solo da una “divine intervention”. La donna mette in dubbio anche l’amore di Garvey per la sua famiglia, per Nora soprattutto, riducendo il loro rapporto a “you’re all just clinging on to each other”, insomma si amano solo perché hanno bisogno l’uno dell’altra. Effettivamente tutto dà ragione a Patti, purtroppo. Kevin sembra sempre impegnato a mettersi i bastoni tra le ruote da solo, da sveglio dissotterra il cadavere di Patti e lascia una sua impronta sull’auto di Evie, da sonnambulo tenta il suicidio. Ovviamente l’idea che Garvey si voglia suicidare proprio non mi piace, perché vuoi farci questo, Kevin?! Inoltre mi auguro che sia vero amore tra lui e Nora. La donna rafforza fisicamente il loro legame con un paio di manette per la notte, ma sfortunatamente non siamo di fronte a Christian Grey e Anastasia Steele: l’unico motivo è essere certa di non svegliarsi di nuovo da sola.

Jill resta nel suo angolino tranquillo a fare da sorella maggiore a Lily e da conforto per gli altri, Michael in primis. Il ragazzo ha una fede cieca in Dio al pari di Matt, ma diversamente da quest’ultimo non sembra dell’idea del miracolo: il gemello di Evie sa che la sorella non è più lì, sa che quell’adesivo arancione sulla casa – che testimonia il non essere stata intaccata dal Rapture – non ha più senso di rimanere attaccato. E senza più quel singolo sticker, Jarden perde la sua formale miracolosità; “Things are gonna change now”, Erika ha ragione. Il racconto di Matt insinua il dubbio, ma possiamo davvero credergli? Non sarebbe la prima volta che ha le allucinazioni e stiamo parlando dello stesso uomo che si è fatto guidare dai piccioni. Una cosa comunque è certa: Jarden non è l’Isola di LOST, dove Locke tornava a camminare e Rose guariva dal tumore; quindi prima di parlare di guarigioni miracolose, Matt, recupera tutte e sei le stagioni di LOST!

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2 pensieri su “The Leftovers – 2×04 Orange Sticker – Recensione by R.

  1. Guardando questa puntata e pensando al tema miracle / no miracle mi è venuto da considerare che i miracoli qui raccontati sono quelli normalmente percepiti come tali, anche in un mondo in cui non ci sia stata alcuna departure…. Per quale madre la propria figlia non è eccezionale?un parto precoce è un miracolo in certo senso, ma a volte accade. Mary forse si sarebbe svegliata anche in un altro posto e sarebbe stato comunque un “miracolo”. il fatto che queste cose avvengano attorno a una città che ha questa nomea porta le persone a fare questo collegamento,ma se non ci fosse stato Miracle magari sarebbe stata la fase lunare, o la preghiera della sera prima. Insomma, forse gli autori stanno usando un contesto eccezionale (la departure) per raccontare elementi fin troppo normali dell’animo umano. E qui davvero vedo lost, e un po’ mi commuovo 🙂

  2. Presentano sempre tutto come indecifrabile e complesso e a volte è difficile scegliere l’interpretazione più banale che magari è quella più azzeccata.
    Quest’anno il mistero ha un peso maggiore della passata stagione e trovo che sia un bene. Se poi si trovano dei riferimenti a Lost li accolgo subito volentieri, specialmente per quegli sviluppi che sembrano incomprensibili (tipo quelli di Matt).

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