The Leftovers – 2×08 International Assassin – Recensione by R.

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Se uno show riesce a tenerti incollato al televisore nonostante sino all’ultimo sia impossibile capire se si è testimoni di realtà, sogno, esperienza post mortem o qualunque altra cosa, allora significa che con questa stagione si sta davvero superando. E se questo show è The Leftovers, una tale valutazione è ancor più significativa considerando la partenza in sordina della prima stagione.

Kevin Garvey è di nuovo il protagonista assoluto e già questa è cosa buona. Dopo la drammatica conclusione della settimana precedente, ritroviamo il nostro ex poliziotto mentre si risveglia nella vasca da bagno di una stanza d’albergo: una rinascita direttamente battezzata. Ancora confuso, trova questo messaggio “Know first who you are and then adorn yourself accordingly” e una serie di abiti dalla cui scelta dipende effettivamente chi sarà nelle ore successive: una divisa da poliziotto di Mapleton, un completo bianco stile Guilty Remnant, uno elegante nero e degli abiti religiosi. Ero in dubbio tra divisa e completo nero, ma considerando che la vita da poliziotto se l’è lasciata alle spalle da un po’, il secondo sembrava la scelta più probabile. Così è difatti, però non avevo messo in conto che quello fosse l’abbigliamento di un assassino internazionale. Nella dimensione spazio-temporale in cui si trova, l’abito fa il monaco e Kevin è Kevin Harvey, un assassino internazionale che in virtù del suo lavoro rischia subito di essere ammazzato da quello che gli porta dei fiori.

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Avete presente quei sogni in cui apparentemente è tutto normale, ma in realtà in ogni cosa vi sembra che ci sia qualcosa che non va? Ecco questa è la sensazione predominante della puntata. Kevin è in un hotel dove l’unica cosa strana è un uccellino che svolazza per la hall, eppure è inevitabile domandarsi dove si trovi davvero. Quando mi aspettavo che avrebbe chiesto alla receptionist “Che città è quella là fuori?” come Kevin McCallister in Mamma, ho riperso l’aereo!, Virgil compare nel ruolo di concierge dando un certo senso al tutto, perfino alla propria morte. Il nonno di Michael si era ucciso ed ora è con Kevin per accompagnarlo nel suo percorso in quello che più esploriamo e più sembra un limbo di anime con conti in sospeso, una sorta di Purgatorio insomma; dopotutto appena saputo il suo nome, avevamo subito pensato proprio al Virgilio di Dante quindi che ora Virgil faccia da guida a Kevin in quell’hotel ha davvero la sua logica. Nel garage dell’albergo, Virgil spiega a Kevin che è lì per uccidere definitivamente Patti, solo allora sarà finita e potrà tornare a casa. Garvey ha una sola occasione: un incontro con Patti quale finanziatore della sua campagna elettorale; eh già, Patti Levine sta correndo per la Presidenza degli Stati Uniti d’America! Un risvolto strano, ma non così tanto se pensiamo a quanto fosse capace quale leader dei Guilty Remnants. Uno sparo ed è fatta, sembrerebbe semplice, anche troppo. E infatti da lì in poi la sensazione è che ad ogni minuto ci sia qualcosa pronta ad andare storta. Virgil d’altronde lo avvisa di non esitare e di non farsi ingannare da quella donna che “thinks in spirals and helixes and zigzags and circles”. Sembrano le premesse di un esorcismo.

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Dello staff di Patti fanno parte Gladys e Holy Wayne. La donna che si era fatta lapidare per la causa sottopone Kevin alla macchina della verità per tutelare la sua assistita. La prova viene superata quando Garvey risponde al perché fuma ripetendo uno dei principi dei Guilty Remnants “I smoke to remember that the world ended” e la macchina non lo sbugiarda – lo pensa veramente? Wayne è invece membro della security e ammetto che se non avesse detto a Kevin “I feel like I was sitting on the toilet the last time I met you” non lo avrei riconosciuto. Entrambi mettono Kevin sul chi va là, ma mai quanto Patti che arriva addirittura a chiedere a Wayne di sparare a Kevin quando questi nomina – contro le indicazioni di Gladys – il suo ex marito Neil; per scherzo, però, la spiritosona! Come al solito tuttavia sono i suoi discorsi a tenere in allerta e a far riflettere il nostro Kevin. Garvey smaschera la verità di cui si fa fautrice Patti “You want to destroy families”: in un mondo dove da un momento all’altro si possono perdere le persone amate, la vera forza è non provare amore e attaccamento per qualcuno. Kevin tuttavia ha intenzione di uccidere quella donna e secondo quest’ultima coloro che ti vogliono assassinare non lo fanno per contrarietà alla tua missione, bensì perché la condividono. È così per Garvey? Apparentemente Kevin sta facendo tutto questo per poter vivere serenamente con la sua nuova famiglia e ha inoltre respinto aspramente l’idea di volersi suicidare. Stiamo però parlando dello stesso uomo che nonostante non abbia perso nessuno per il Rapture, indirettamente a causa di quest’ultimo ha comunque dovuto assistere allo sgretolarsi della sua vecchia famiglia; quel senso di abbandono e paura a cui Laurie attribuiva l’allucinazione Patti, potrebbe al contrario spingerlo a rifiutare segretamente quella nuova famiglia a cui dichiara di tenere tanto?

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Kevin recupera la pistola, spara a Gladys e Wayne ed è pronto a sparare a Patti, la quale però sostiene di essere una sosia appositamente reclutata. Sembrerebbe il trucco a cui accennava Virgil, non possiamo crederle; e Garvey infatti non desiste, uccide Patti, ma non succede nulla: l’uomo è ancora lì nell’hotel, senza nessuno che possa guidarlo. Tutto troppo semplice, appunto. Finché una breve e sincera chiacchierata con l’ingrato padre della bambina che aveva prima salvato in piscina, rende il quadro più chiaro e complesso al tempo stesso. Quell’uomo è Neil, l’ex marito di Patti, e la bambina non è sua figlia, ma la stessa Patti da piccola. È lei che Kevin deve eliminare: non la donna dura e a tratti crudele a capo dei Guilty Remnants, ma una bambina innocente e maltrattata. Questa è la prova più dura che Kevin deve superare, uccidere una bambina, spingendola nel pozzo di Jarden, quello che secondo il mito fa da collegamento tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. La piccola Patti è adorabile e quando ai limiti di Miracle un uomo dà un’ulteriore scelta a Kevin – uccidere la bambina o suicidarsi – il dubbio che Garvey non riesca a spingersi tanto in là è forte. Ma Kevin ce la fa, con un gesto improvviso la spinge nel pozzo, non senza profonda difficoltà interiore. Solo la richiesta d’aiuto di Patti, ora adulta in fondo al pozzo, lo riscuote: Kevin scende nel pozzo e le sta vicino, ascolta la sua storia e soprattutto la paura che la donna confessa di provare. Garvey ha ucciso la Patti leader, la Patti bambina e ora affoga la Patti adulta e fragile che non abbiamo mai conosciuto se non nell’episodio flashback della prima stagione. Un terremoto distrugge il pozzo e nel tentativo di uscire dalla macerie, Kevin invece emerge/rinasce dalla terra in cui Michael lo aveva sepolto, la stessa in cui sua madre seppelliva uccellini.

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Tante le particolarità in questa puntata. L’hotel in cui si è mosso Kevin vede la presenza di Patti, Virgil, Gladys e Holy Wayne, tutti personaggi deceduti. Virgil avvisa Garvey di non bere mai l’acqua di quel luogo, ma è poi lui stesso a berla e da lì non riconosce più l’ex poliziotto; Gladys non fa una piega quando Garvey rifiuta l’acqua nonostante la macchina della verità smascheri la sua sete; Wayne berrebbe acqua in quantità, mentre Patti non ne vuole un goccio. Kevin incrocia inoltre personaggi dal volto nascosto con indosso gli abiti del suo armadio che aveva scartato. Ma Garvey rivede soprattutto suo padre, attraverso una strana esperienza tramite il televisore che fa da collegamento tra l’Australia e la dimensione in cui è Kevin. È proprio il vecchio Garvey a dirgli che deve portare Patti al pozzo.

L’avventura di Patti al game show americano Jeopardy svela invece le origini del potere del silenzio poi usato quale tratto distintivo dei Guilty Remnants.

Tiriamo un sospiro di sollievo per la vita di Kevin Garvey, almeno per il momento. Vedremo se possiamo dire davvero addio a Patti e intanto domandiamoci se un altro addio arriverà presto: all’hotel Kevin incontra infatti un uomo con dei palloncini azzurri destinati a Mary Jamison. Considerando lo stato di salute dei vari ospiti dell’hotel, fossi in Matt sarei alquanto preoccupata per la gravidanza. In ogni caso tra questo episodio, gli interrogativi continui e il generale andamento della stagione, direi che il commento di Michael di fronte alla rinascita di Kevin, è il più adatto: holy shit!

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