The Leftovers – Season Finale – 1×10 The Prodigal Son Returns – by R.

Inesorabilmente è arrivato il finale della prima stagione di The Leftovers, pienamente rispettoso della sensazione emersa nelle ultime puntate, ossia che la serie abbia finalmente ingranato, con ritmi più sostenuti e una maggior chiarezza del quadro. Non tutte le domande hanno trovato risposta, nuove ne sono emerse, ma questo, insieme al dramma, è un ingrediente fondamentale dello show.

L’episodio inizia là dove ci avevano lasciati con “Cairo”, Kevin dinanzi al corpo di Patti, la cui tuta bianca è quasi completamente imbrattata di sangue e Laurie che si trova di fronte la figlia quale possibile nuovo membro dei Guilty Remnants. Mentre abbiamo un piccolo salto in avanti nella storyline di Tom, che nell’incipit rifiuta l’aiuto di uno sconosciuto poco prima di scoprire che Christine se ne è andata lasciandogli la neonata, quella piccola fanatica ingrata!

Jill sembra intenzionata a diventare una fumatrice in bianco, nonostante la silenziosa, ma ferma opposizione della madre: indossa subito la tenuta candida e scrive anziché parlare (una nota positiva!). L’atteggiamento di Laurie è combattuto, da un lato è ormai fedele al suo “culto” quindi non può far ragionare la figlia con le parole e non può neppure perdere tempo con lei perché il grande piano dei Guilty Remnants deve essere attuato immediatamente, come le ricorda più volte Meg. Dall’altro Jill è sempre sua figlia, quella che la considerava la madre migliore del mondo anche se non andava mai a vedere le sue mostre scolastiche e che ancora la cerca nonostante lei le abbia voltato le spalle; Laurie non può coinvolgerla proprio ora perché sa che la reazione di Mapleton alla loro sceneggiata sarà inevitabilmente spietata.

La messa in atto del piano è più impressionante di quanto pensassi, non limitandosi ad abbigliare quei manichini negli stessi modi degli scomparsi, ma ponendoli nelle stesse posizioni in cui si trovavano al momento del Rapture; in scene che sembrano dei fermo immagine vediamo uomini immobili su una scala ed in mezzo alla strada e quel ragazzo disabile, i cui genitori erano stati intervistati da Nora, seduto a tavola. I Guilty Remnants, al pari della loro ex guida Patti, si candidano ufficialmente a cattivi dell’anno televisivo; si può anche tentare di comprendere il perché delle loro azioni, ma i modi che scelgono sono crudeli, sfruttano senza pietà la sofferenza di persone la cui sola colpa è cercare di andare avanti con la propria vita. Un aspetto che non mi spiego è perché i manichini usati dai Guilty Remnants siano tanto brutti e inquietanti, sembrano i bambolotti dei ventriloqui, quando nell’episodio dedicato a Nora avevamo visto che i Loved Ones erano perfettamente identici alla persona di riferimento; i Guilty Remnants non hanno abbastanza fondi per procurarsi i veri Loved Ones? L’unica immediata reazione mostrata è quella di Nora, una scena straziante accentuata da quel fischio di sottofondo che lacera i timpani e che va a sostituire il suono del dolore della donna. L’aver utilizzato l’episodio precedente (e non il pilot) per farci conoscere quanto era successo nelle ore precedenti il Rapture rende ancora più forte l’effetto suscitato dal piano del Memorial Day perché ora abbiamo chiaro il quadro in cui quelle perdite sono andate ad inserirsi.

Da lì in poi la prospettiva è dirottata totalmente su Kevin, il cui viaggio di ritorno verso Mapleton sembra uno di quegli incubi incasinati tipici di quando si ha la febbre alta. Di recente ho visto il film con Heather Graham ExTerminators dove una delle frasi simbolo è “I just did what anyone would do if they woke up and found a dead hooker in their bed. I called my friends”. Kevin fa esattamente questo, chiama il suo amico, non Dean, quello delle “scorribande notturne”, ma Padre Matt. E, nonostante le recenti incomprensioni, Jamison lo aiuta, non ci pensa due secondi a prendere le pale e seppellire il cadavere, crede a quanto il Capo della Polizia gli ha raccontato perché sa che è “a good man”. Non siamo ancora ai livelli di “You’re my person” stile Cristina Yang-Meredith Grey, ma non c’è dubbio che il rapporto tra Matt e Kevin sia più stretto di quanto apparso in passato. Ovviamente non manca la lettura dalla Bibbia, ma anche questa serve per dare sostegno a Garvey: il verso è tratto dal libro di Giobbe e parla di un uomo tormentato, che non trova risposte, ma che continua a seguire la parola di Dio. Dopo questa prova di amicizia ogni riflessione positiva su Jamison rischia di essere buttata dalla finestra quando fa internare Kevin nello stesso istituto di Garvey Senior. Qui l’uomo si trova messo in mezzo tra il padre e…Patti, già qui avrei dovuto capire che si trattava di uno dei suoi soliti viaggi onirici; eppure, anche se non siamo di fronte ad un caso di “sonnambulismo” come in episodi precedenti – Kevin è sempre in auto con Matt – che sia semplicemente un sogno è fortemente dubbio – anche Patti afferma “It’s happening, it’s real”: sembra più un modo per comunicargli messaggi che altrimenti non potrebbe (o vorrebbe) ricevere. Durante il “sogno” Garvey ha modo di sfogliare la famosa edizione del National Geographic, individuando fra i temi trattati un articolo su, guarda caso, Cairo; il padre non vuole che si lasci trascinare da Patti, mentre quest’ultima, oltre ad essere particolarmente “pressante” – in modo molto diverso da come fanno normalmente i Guilty Remnants – cerca di trascinarlo con sé. Per fortuna si sveglia e il confronto con Matt gli dà modo di ammettere implicitamente di aver capito ciò che Patti intendeva, ha capito “Why we didn’t go, why we’re still here”. La spiegazione che dà il Capo della Polizia può cogliersi valutando quanto emerso nella nona puntata: il punto in comune tra Kevin, Nora e Laurie era che i primi desideravano essere liberi dalle loro famiglie, mentre l’ultima non sembrava molto convinta di tenere il bambino che aspettava. In modi diversi il Rapture li ha accontentati: i figli e il marito di Nora sono svaniti, il feto di Laurie pure e Kevin ha comunque perso la sua famiglia. Ed in effetti questa è la risposta che Kevin fornisce “I wanted to leave. I wanted to be free of my family”. Era una volontà momentanea, che proprio lo shock del Rapture aveva spazzato via regalandogli i sorrisi di felicità dei figli nel vederlo ancora lì con loro. Può essere davvero questo il significato del Rapture? Possibile che il desiderio di un momento, dovuto alle circostanze quotidiane possa dare origine ad un simile evento? Perfino il prete giustifica Kevin “Wanting and doing aren’t the same”; lo abbiamo imparato sin da bambini con Kevin McCallister in Mamma, ho perso l’aereo!, che tanto desiderava che la sua famiglia sparisse e poi puntualmente veniva dimenticato a casa. E’ un’interpretazione alquanto desolante, adesso non ci si può neanche più lamentare nella propria mente?!

Kevin appare emotivamente distrutto ed è a quel punto che fa un incontro che non solo lo avvicina per interposta persona al figlio, ma che sembra dargli una speranza per il futuro. Holy Wayne sanguinante e morente, ma meno inquietante del solito, gli chiede di esprimere un desiderio per provare a se stesso di non essere una frode. L’uomo dall’abbraccio magico appare per la prima volta vulnerabile e sincero, forse davvero credeva di essere speciale e di poter portare una nuova speranza nel mondo, chissà che quei/quelle bambini/e non abbiano davvero un ruolo. Holy Wayne muore con un volto sollevato e subito dopo gli agenti che indagavano su di lui portano via il suo corpo come se si trattasse del maggior ricercato d’America; di nuovo coloro che si presentano come profeti o simili vengono presi o per pazzi (Garvey Senior) o per criminali. La sua figura resta avvolta nel mistero, fatto sta che gli abbracci sembravano funzionare, è morto come aveva predetto e dalla sua espressione pare abbia davvero esaudito il desiderio di Kevin.

Dopo questa ennesima stramba esperienza Kevin e Matt sono di ritorno a Mapleton, quando ormai la sera è già calata e la reazione dei cittadini ha raggiunto il suo culmine. La cittadina è messa a ferro e fuoco, i manichini dei dipartiti vengono bruciati, i Guilty Remnants pesantemente aggrediti, ma d’altronde come dice il Capo della Polizia “She wants to be fuckin’ hurt” riferendosi a Meg, che ora pare più convinta che mai sul suo essere una fumatrice in bianco. Laurie fa invece prevalere il suo essere madre, parlando per indicare a Kevin che Jill è nella casa in fiamme. L’abbraccio padre e figlia in mezzo a quel caos è il primo segno di speranza; anche se Kevin non ha espresso ad alta voce il suo desiderio è ovvio che non può non essere il riunirsi con la sua famiglia e pare proprio che sia stato accontentato (quindi Holy Wayne era davvero una sorta di genio della lampada!). Dopo di loro anche Laurie e Tom si ritrovano; non è chiaro se madre e figlio prenderanno una strada diversa rispetto a padre e figlia, ma dalla separazione delle scene finali delle due coppie così sembrerebbe.

Nora non si lascia invece coinvolgere dalla violenza che si è generata, trascorre il tempo con i manichini della sua famiglia quasi a voler creare un ultimo ricordo con loro che sia piacevole, diverso da quello reale. Le parole della lettera per Kevin che pronuncia in sottofondo mi hanno fatto temere che desse fuoco a manichini e casa con lei all’interno; per fortuna pensava solo di andarsene, sarebbe stata una perdita enorme per lo show. Ma ecco che anche per lei arriva un segnale di speranza: dinanzi a casa Garvey trova la figlia di Christine – probabilmente lasciata da Tom prima dell’incontro con la madre affinchè la sua famiglia se ne occupasse – che per la donna potrebbe rappresentare una seconda chance. In generale i neonati vengono sempre visti come un simbolo di speranza per il futuro e questa sembra essere l’interpretazione che ne dà The Leftovers attraverso l’espressione di gioia di Nora e i sorrisi accennati di Kevin e Jill.

Con questi loro volti si chiude la prima stagione; il dramma che ha pervaso ogni puntata lascia spazio ad un primo spiraglio di speranza, di tornare ad essere uniti nonostante quanto successo. Non comprendo il perché di un’eventuale separazione Kevin-Jill e Laurie-Tom, forse per “ricucire” quelli che erano i rapporti più degradati? Dai flashback l’impressione che ho avuto è che Jill era più legata con la madre, mentre Tom col padre, quindi potrebbe essere che il vero riunirsi sia da riferirsi all’altro genitore. Ma Laurie avrà optato definitivamente per i figli o l’appartenenza ai Guilty Remnants è ancora un’eventualità? E la storia tra Kevin e Nora è già spacciata? Personalmente li trovavo molto carini insieme. Gli interrogativi per la seconda serie sono molti (soprattutto, dov’è Aimee?), ma fanno parte del gioco e della bellezza di una serie come questa; certo è un peccato che proprio ora che si faceva interessante sia arrivata la fine con di fronte un’attesa di un annetto! I primi episodi, salvo quelli incentrati su Matt e Nora, mi avevano lasciata molto perplessa, ora posso invece dire di aver fatto bene a resistere sino alla fine. Quindi per me è un altro show che si aggiunge ad un lungo elenco!

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