The Walking Dead – 4×09 After – by R.

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Due mesi di attesa da quello che è stato l’episodio più traumatico di una serie che in quattro anni non ci ha risparmiato momenti ad alto tasso di tensione (uno fra tanti la morte della discussa Lori/Sarah Wayne Callies). E non si è certo smentita con questa midseason premiere, arrivando addirittura a farci temere per la vita di Rick (Andrew Lincoln): ormai la regola tranquillizzante per cui il protagonista non muore mai non è più tanto sicura, ci sono serie in cui veramente nessuno è al sicuro e The Walking Dead è una di queste. Ecco perchè quando Rick – con tutte quelle ferite che non possono non far pensare a infezioni in corso – non si sveglia davanti agli scossoni del figlio, ho temuto il peggio; e i versi da moribondo che sembrano tanto quelli di un neo zombie? Momenti di pure terrore, conditi dal dispiacere per Carl (Chandler Riggs) che, dopo aver dovuto sparare alla madre, si trova ad un passo dal dover ripetere la storia col padre. Ebbene sì, mi è dispiaciuto per Carl, nonostante in questa puntata faccia di tutto per rendersi insopportabile. Nel giro di un episodio è tornato ad essere il bambino irritante che ci ha tediato nelle prime due stagioni: si allontana da Rick, lo maltratta, gioca a fare il più forte – quel suo continuo “I win” è diventato più fastidioso dei versi degli walkers – sembra di vedere la versione maschile di Andrea (Laurie Holden) dopo la morte della sorella. Il suo momento più basso? Senza dubbio quando chiede a Rick “Remember Shane?”. Una vera e propria cattiveria, l’esempio di come le parole possano ferire più di un’arma. Con tutto quel che ha fatto c’è veramente bisogno di ricordarlo? Giusto Andrea ce lo aveva fatto tornare alla mente quando aveva raggiunto per la prima volta la prigione: la sua prima domanda era proprio stata dove fosse Shane (Jon Bernthal). Il che dice tutto del livello raggiunto da questi personaggi. Tuttavia Carl è giustificabile sotto svariati punti di vista. Prima di tutto è un adolescente: già è un’età difficile, se poi la si vive in un mondo abitato da zombie, le difficoltà non possono che aumentare. Quando trova la stanza di un ragazzo probabilmente suo coetaneo, tra tv, musica e fumetti, la sua espressione di beato stupore rivela il suo animo adolescenziale, ma, a riprova del suo dover crescere troppo in fretta, tempo pochi secondi e ritorna alla filosofia della sopravvivenza, sfruttando il cavo del televisore come blocco per la porta. A ciò si aggiungono le morti a cui ha dovuto assistere, tra cui alcune che lo hanno visto in primo piano: quella di Dale (Jeffrey DeMunn), frutto del suo stupido gioco a “colpisci lo zombie col sasso”, e soprattutto quella a dir poco straziante della madre Lori. Se nonostante tutto questo era riuscito a maturare, ora arriva la – presunta – morte della sorellina Judith a rovinare tutto: un trauma che lo fa regredire per qualche minuto al bambino che speravo di non rivedere più. La paura per la morte di Rick ha quindi almeno il lato positivo di farlo tornare in sé: si è potuto sfogare mentre il padre era in stato di incoscienza e quando tutto sembra perduto abbandona quell’inutile corazza da bambino capriccioso. Speriamo di non assistere ad un nuovo passo indietro nel suo sviluppo, proprio ora che ci siamo liberati di quella palla al piede di Andrea.

Regressione anche per Michonne (Danai Gurira). Il disastro causato dal Governatore (Philip Blake) le fa recuperare l’atteggiamento antecedente all’incontro con i sopravvissuti, il che se in un primo momento sembra un passaggio obbligato, diviene una vera e propria scelta quando nota le impronte lasciate da Rick e Carl. Anziché tentare un ricongiungimento opta infatti per un ritorno alla solitudine (con tanto di zombie al guinzaglio): meglio soli piuttosto che affrontare di nuovo la sofferenza della perdita. Ragionamento logico, specie alla luce del suo passato, che per la prima volta ci viene svelato, insieme all’identità dei primi due walkers che l’accompagnavano. Ma una volta che ha provato cosa significa stare insieme ad altre persone, la solitudine diventa più difficile: vivere ogni giorno come una lotta alla sopravvivenza circondata solo da zombie rischia di rendere lei stessa una zombie, nonostante sia ancora in vita. L’essere umano dopotutto è un animale sociale che si realizza nello stare con gli altri, stare da soli può ridurre le sofferenze, ma ridurrebbe anche il significato della vita. Per fortuna Michonne impiega poco a comprenderlo, in tempo per recuperare la strada che aveva abbandonato e ritrovare Rick e Carl.

Piccolo appunto: l’immagine della testa da walker di Hershel (Scott Wilson) era veramente necessaria? Era già stato traumatico assistere alla sua morte, soprattutto considerando che quell’incapace del Governatore non era neanche stato in grado di dargli un taglio netto e definitivo (più Theon Greyjoy che Ned Stark insomma), ma almeno speravo mi fosse risparmiato di dover soffrire ancora per lui!

Ogni volta che compaiono i titoli di coda mi domando come sia possibile che sia già finito, 40 minuti sono troppo pochi! Soprattutto se si pensa che dopo due mesi d’attesa non c’è stato neanche un minuto dedicato a Daryl (Norman Reedus). Non resta che attendere il prossimo episodio.

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