The Walking Dead – 4×10 Inmates – by R.

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40 minuti di episodio, un calderone dove sono stati accostati i percorsi post-prigione dei sopravvissuti non visti nella midseason premiere. In pratica 10 minuti ciascuno, uno spezzone dopo l’altro. Non sono una grande fan degli episodi mono-personaggio, con i due sul Governatore ero arrivata al limite della sopportazione – almeno quelli di Andrea erano uno ogni tanto. Con la 4×09 mi ero rassegnata a dover vedere per un po’ puntate dedicate a pochi protagonisti e mi stava anche bene, aveva un senso, considerando che il produttore aveva lasciato intendere che la riunione dei personaggi non sarebbe stata immediata. E invece questa decima puntata ha cambiato decisamente rotta: abbiamo visto tutti, per pochi minuti. Forse ne abbiamo visti anche troppi. Attendevo tanto Daryl e la sua voce si è sentita a malapena; perfino Beth (Emily Kinney) ha parlato di più – e devo dire che il suo racconto fuori campo sulla speranza nutrita verso la prigione in contrasto con quanto accaduto è stato molto commovente. Gli spezzoni dedicati a loro e al trio Maggie (Lauren Cohan) – Sasha (Sonequa Martin-Green) – Bob (Larry Gilliard jr.) hanno mostrato poco, giusto i diversi modi di affrontare la disperazione, accompagnati da qualche zombie qua e là. Almeno sembra che il dottore abbia abbandonato la sua dedizione alla bottiglia, in favore di una fiducia nell’importanza dello stare insieme: come Michonne anche lui ha capito che non basta sopravvivere “just to keep surviving”, quindi comprende il bisogno di Maggie di ritrovare Glenn (Steven Yeun), nonostante il rischio walkers. Insomma la disgrazia causata dal Governatore pare sia riuscita laddove le parole di Daryl avevano fallito. Mi sorprende che Sasha ci impieghi tanto a capire le azioni di Maggie, possibile che non voglia ritrovare suo fratello Tyreese (Chad L. Coleman)?

Più ricche di avvenimenti invece le parti dedicate agli altri, tra cui lo stesso Tyreese in versione babysitter. Al momento lui è quello che mi fa più tenerezza: solo tra i boschi con 3 bambine da accudire – tra cui la piccola Judith, che grazie al cielo sta benone, la sua morte sarebbe stata veramente traumatica! Va bene che Lizzie (Brighton Sharbino) e Mika (Kyla Kenedy) non sono esattamente indifese, anzi si sono dimostrate più abili di Beth e Maggie, ma sono comunque bambine che un uomo grande e grosso come Tyreese non può non sentire il bisogno di proteggere. E in più c’è Judith, con tutto ciò che comporta una bimba così piccola. Per fortuna in suo soccorso, con mia grande sorpresa, arriva Carol (Melissa McBride). Me l’ero quasi dimenticata; la credevo già bella lontana dalla prigione e invece eccola che ritorna, sempre più forte e proprio in aiuto dell’uomo a cui ha ucciso l’innamorata. Il percorso di questo particolare gruppetto si prospetta molto interessante tra la scoperta dell’esistenza di un rifugio – il cartello che lo annuncia mi ha fatta pensare all’ingresso dell’inferno dantesco “Sanctuary for all. Community for all. Those who arrive survive”, il che non è di buon auspicio – e il segreto che lega la donna a Tyreese. A questo si aggiunge l’inquietante Lizzie, che sembra fin troppo convinta della necessità di essere forte e pronta a tutto per difendersi: quel tappare tanto a lungo la bocca a Judith perché il suo pianto non attiri gli walkers è più da mamma assassina frustrata per i pianti del neonato che non da lotta alla sopravvivenza. Non si può negare che abbia seguito alla perfezione le lezioni di Carol, ma speriamo che non ne ripercorra le orme, altrimenti come la donna ha ucciso Karen per evitare la diffusione dell’epidemia, rischiamo che questa faccia lo stesso con Judith per eludere gli zombie.

Spazio anche per Glenn, che a sua volta cerca l’amata Maggie; nonostante fosse ancora debilitato, era sceso dal pullman per ritrovarla ed è ancora all’interno della prigione. Rispolvera la tenuta a metà tra Robocop e giocatore di football per allontanarsi, aiutando – e facendosi aiutare da – Tara (Alanna Masterson), ancora sotto shock per essersi schierata dalla parte sbagliata. Faceva tanto la dura nel suo primo incontro col Governatore e invece si è rivelata più fragile della nipotina. Ora che è rimasta sola sembra logico che si unisca al gruppo dei protagonisti, viste le circostanze al solo Glenn, a cui una mano fa sicuramente comodo; certo non è esattamente Miss Simpatia e la nipote sembrava più furba di lei e sua sorella messe insieme, quindi speriamo che non si riveli solo un peso.

Ma Glenn e Tara non restano soli a lungo e non so se questo sia positivo o negativo. Neanche il tempo di liberarsi del Governatore che ecco arrivare tre nuovi personaggi il cui primo approccio non sembra proprio amichevole. Dai commenti entusiasti per la loro comparsa da parte dei lettori del fumetto c’è però da pensare che la loro storyline sia molto promettente, quindi non resta che aspettare.

Come ho detto in precedenza un episodio-calderone, che mi ha fatto un po’ rimpiangere la struttura di quello con protagonisti solo Rick, Carl e Michonne. Tanti se ne sono visti, ma gli avvenimenti significativi sono stati limitati. Tuttavia come sono necessari talvolta gli episodi mono-personaggio, si può dire lo stesso per questo caso: una puntata in cui si cerca di star dietro un po’ a tutti per poter poi andare avanti col racconto in modo più uniforme, cosa non molto semplice in una situazione in cui i protagonisti sono sparsi in ogni dove.

Un aspetto che invece ho molto apprezzato è stato quel continuo sfiorarsi dei vari personaggi coinvolti. Seppur separati sono tutti lì nelle immediate vicinanze della prigione e i loro percorsi si incrociano senza mai trovarsi: chi prima, chi dopo sono passati dalle stesse zone e gli indizi lasciati da chi li ha preceduti lasciano spazio a interpretazioni positive o negative sul destino degli ex compagni. E’ una dinamica affascinante e frustrante allo stesso tempo, perché non possono avere la stessa fortuna di Michonne? Troppo semplice e positivo effettivamente e addio a quello stato di tensione continua che piace tanto di questa serie.

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