The Walking Dead – 4×14 The Grove – by R.

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Come già ho ripetuto più volte The Walking Dead ci ha abituati agli shock, specie quando tutto sembra tranquillo. E questo episodio ne è l’esempio chiave: una calma apparente che fa presagire che qualcosa di grosso sta per accadere. E quando arriva è un pugno nello stomaco, è veramente dura non commuoversi – ovviamente non ci sono riuscita. Lizzie e Mika le abbiamo conosciute solo all’inizio di questa stagione, ma è stato facile affezionarsi a loro. Hanno dovuto assistere alla morte del padre e hanno in parte colmato il vuoto di Carol per la perdita di Sofia – il che è stato più che sufficiente per farcele apprezzare. In poche puntate hanno dimostrato che i bambini sanno adattarsi a tutto, anche ad un mondo popolato dagli zombie. E come non adorarle quando nel midseason finale hanno salvato Tyreese sparando agli “alleati” del Governatore? Il confronto con le sorelle Greene era stato inevitabile e le due biondine ne erano uscite vincitrici. Eppure i segnali per capire cosa sarebbe successo c’erano tutti, a partire dallo strano flashforward iniziale e, tornando indietro di poche puntate, dall’uccisione di un animaletto indifeso e soprattutto dal tentativo di soffocamento di Lizzie ai danni di Judith: erano stati pochi secondi di tensione che avevano lasciato intuire che qualcosa non andava. La sorella maggiore appariva come quella più forte, quella pronta a sparare qualora ce ne fosse stata la necessità. Mika era la dolce, che non sarebbe stata in grado di ferire nessuno, anche se da ciò fosse dipesa la sua stessa sopravvivenza. Ma nei momenti critici era quest’ultima a prendere in mano la situazione, lo fa – come alla morte del padre – anche stavolta calmando la sorella terrorizzata di fronte a uno zombie. E’ rispetto agli walkers che emerge la differenza tra le due: Mika capisce che non sono più persone, ma che sono pericolosi ed è necessario ucciderli. Lizzie no, crede che siano semplicemente diversi. La sua visione ingenua ricorda un po’ quella di Hershel nella seconda stagione, che fino al momento dell’apertura del granaio aveva creduto che gli zombie fossero solo malati, ma continuassero ad essere creature di Dio e fosse quindi necessario renderli innocui fino alla scoperta di una cura. Ma Lizzie va oltre, è convinta di poterci convivere; lo si capisce chiaramente quando Carol uccide la sua nuova amica-zombie e lei ha una crisi isterica: è la prova di come Lizzie abbia una visione totalmente distorta dello scenario che la circonda e quanto la sorella minore abbia ragione nel definirla “messed up”. Hershel almeno li teneva chiusi nel granaio, non andava a chiacchierarci, né tantomeno gli dava da mangiare. Infatti più di ogni altro momento precedente è esemplificativo del suo stato mentale vedere Lizzie che porta un povero topolino come pasto ad uno walker intrappolato, dicendogli “Don’t worry, I’ll get you more”. Il salto logico a quanto accaduto alla prigione è immediato: era lei a portare i topi agli walkers al di là della rete, attirandoli all’interno e provocando una rottura della barriera che avrebbe potuto significare una strage per i sopravvissuti. Quanti ragionamenti abbiamo fatto per capire chi fosse il sabotatore? E l’indizio più chiaro ce lo avevano dato subito, con le due sorelle che si divertivano a dare dei nomi agli zombie. Quando ormai la questione talpa era dimenticata ci viene fornita la soluzione. E che soluzione, altro che Governatore! Ma proprio ora che perdiamo ogni speranza su un ravvedimento di Lizzie, ecco che l’arrivo di un gruppo di zombie abbrustoliti la porta finalmente a sbloccarsi, riuscendo a sparare anche contro di loro. Un sospiro di sollievo da parte di Carol che ho condiviso pienamente. Ora si può vivere tranquillamente come una bella famigliola in quella casetta in mezzo ai fiori. Ovviamente nulla di più sbagliato: dal sollievo di poche ore prima, il volto di Carol si trasforma in una maschera di disperazione mista a terrore di fronte alla mano insanguinata di Lizzie, che ha appena ucciso la sorellina per farla trasformare in uno zombie, perché, come aveva detto alla stessa Mika, forse sono loro che dovrebbero diventare come gli walkers. Gli anni passati con un marito violento aiutano Carol a gestire benissimo la situazione, distogliendo con calma la bambina dall’intento di riservare lo stesso destino alla piccola Judith e allontanandola per impedire che Mika si trasformi. Prima ancora che Carol agisca, sappiamo quale sia l’unica cosa da fare, “She can’t be around other people” e di certo non può stare vicino a Judith. Ed è proprio la donna che si prende la responsabilità di fare quel che deve essere fatto, uccidere la bambina a cui ha insegnato come sopravvivere in questo mondo, usare le armi, difendersi e uccidere quando necessario, tutto per evitare che patisse lo stesso destino della sua Sofia; Carol le spara, in una scena che mi ha ricordato quella in cui ha perso definitivamente la sua bambina: allora era stato Rick a prendersi la responsabilità di ucciderla definitivamente, mentre Daryl tratteneva la donna dal correre verso di lei (2×07 Pretty Much Dead Already). Un ultimo esempio di quanto Carol sia cambiata: da moglie vittima a donna che sa prendere le decisioni più difficili e realizzarle. E non sono finite, perché la vicinanza di Tyreese e i sospetti dell’uomo verso Lizzie la portano a confessare la verità sulla morte di Karen e David. Ma l’uomo fa quel che Rick non ha potuto fare: la perdona. Evidentemente Tyreese capisce perché l’ha fatto, non che Rick non l’abbia capito, ma credo che le posizioni dei due siano differenti e che lo sceriffo sentisse anche una certa responsabilità rispetto alle azioni di Carol. In più un peso importante nella decisione di perdonarla deve averlo avuto l’esperienza appena vissuta: ci sono situazioni in cui certe cose, per quanto inaccettabili, devono essere fatte.

La morte di Mika è stata veramente triste e il personaggio di Carol ha interpretato perfettamente le emozioni che ha suscitato: lo sconcerto iniziale seguito dalla disperazione – con tanto di lacrime – non appena Lizzie si allontana, nonché nel momento dello sparo a quest’ultima. Dopo la promessa al padre morente che se ne sarebbe presa cura, Carol perde in modo tragico quelle bambine che le avevano restituito il ruolo materno e che un destino benevolo sembrava averle fatto ritrovare dopo un allontanamento forzato. Un episodio dedicato unicamente – e necessariamente direi – al primo gruppo che aveva iniziato il viaggio verso Terminus, che ha saputo condurci sapientemente – con i vari indizi nei discorsi dei personaggi – al momento che man mano che passavano i minuti sembrava inevitabile, anche se terribile.

Cercando invece di cogliere i vari punti di collegamento tra i sopravvissuti, in questa puntata uno potrebbe essere dato dal fuoco che si vede spegnersi nelle vicinanze e da cui provengono gli zombie abbrustoliti: che sia la casa data a fuoco da Daryl e Beth? A due puntate dalla fine non c’è un attimo di tregua e visto che il prossimo episodio sarà incentrato su tutti gli altri sopravvissuti c’è da scommettere che il percorso verso il finale di stagione ci riserverà ancora tante sorprese.

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