The Walking Dead – 4×16 A – by R.

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“They’re screwing with the wrong people” è il nuovo “We have to go back”. La frase che Jack rivolgeva a Kate nel flashforward conclusivo della terza stagione di Lost era diventata una specie di mantra che ci aveva accompagnato per tutti i mesi successivi – e oltre. Ora noi orfani di The Walking Dead ne abbiamo un altro che ci porterà fino ad ottobre: le parole di Rick sono una promessa per la nuova serie, perché loro sono I Sopravvissuti per eccellenza e non si fanno di certo mettere sotto da quel branco di disturbati.

Non gli dai ordini, non minacci di uccidere Carl, non ti azzardi a dargli dei soprannomi – anche se Ringleader, Archer, Samurai e Kid attribuiti a loro fanno più effetto di quelli dei personaggi di Kill Bill – Rick & Co. vi ridurranno peggio di quanto mai potrà fare un’orda di walkers! Se solo avessero visto quel che lo sceriffo Grimes ha fatto a Joe ci avrebbero pensato due volte prima di circondarli. Meglio di Hannibal Lecter! Dopotutto Carl non si tocca, mi sembra una regola abbastanza immediata da comprendere, non puoi mettere in pericolo il suo unico figlio e pensare che se ne stia lì senza muovere un dito. Pochi minuti di altissima tensione, in cui si è risolto il problema della banda del “Claimed”; ho seriamente temuto che ci potessero essere conseguenze molto gravi, tra Carl e Daryl non so per chi ero più preoccupata. Ma quando la situazione sembrava disperata – perfino Michonne era impotente – ecco che Rick, come Kirkman ci aveva anticipato, si spinge al limite, azzannando Joe al collo, chi non ha esultato in quel momento? Lo sceriffo tira fuori il suo lato più istintivo e animalesco che per lungo tempo era rimasto dormiente; all’inizio della quarta stagione era diventato calmo, comprensivo, dedito più all’orto che agli zombie: un cambiamento avvenuto nel passaggio tra le due stagioni e che ci viene per la prima volta illustrato tramite dei flashback giustapposti nel corso di tutto l’episodio. In realtà ne avevamo avuto un accenno nel midseason finale in quello scambio di sguardi tra Rick ed Hershel sotto gli occhi del Governatore: il fattore aveva fatto capire a Grimes che le armi possono anche essere messe da parte – altrimenti poi non ti puoi lamentare se tuo figlio spara al primo che passa – si può cercare di vivere più serenamente, senza stare sempre in allerta. Belle parole sicuramente, con un fondo di verità, ma come la fiducia di Beth nelle “good people” non è stata ripagata, così è anche per gli altri: va bene fare i buoni, ma se sei circondato da balordi, disturbati e walkers è meglio tenere la pistola a portata di mano o essere pronto a usare i denti. E comunque Rick non è Shane, non resta indifferente a quel che ha fatto, anzi è preoccupato per le conseguenze su Carl, le parole di Daryl “Anybody would have done that” sono un mero conforto. Dall’altra parte Carl, nell’ennesimo momento di confessioni reciproche con Michonne, si sente in difetto verso il padre, perché anche se lo guarda con un po’ di timore, non è poi tanto distante da lui in fatto di “being a monster”. Visto cosa li aspetta a Terminus direi che tutti questi complessi morali possono essere velocemente messi da parte, con quei disturbati il loro lato “monster” servirà eccome; a questo punto lo scontro con la “Claimed” gang può considerarsi positivo perché ha permesso a Rick & Co. di rispolverare e dare nuovo lustro a quelle “wrong people” per troppo tempo tenute nascoste: la rabbia, la forza, l’essere pronti a tutto saranno indispensabili e il Sanctuary si sentirà veramente “pretty stupid” quando li dovrà affrontare. Il Rick di “This is not a democracy anymore” è tornato.

L’ultimo gruppo giunto a Terminus mette in chiaro sin da subito che non sono i primi allocchi che passano: osservano, controllano ed entrano dal retro e il sorriso gioioso con cui Mary aveva accolto Glenn & Co. lascia spazio a quello stizzito sia di lei che di Gareth. E già lì si capisce che, al di là di ogni previsione, veramente qualcosa non va. Quando poi Rick osserva le persone intorno a loro e si sofferma su ogni aspetto, la sensazione che ho avuto è stata la stessa del Red Wedding di Game of Thrones: mentre senti suonare The Rains of Castamere e vedi che la porta viene bloccata, lo sai che qualcosa non torna, ma non capisci cosa. Qui Rick prende il posto di Catelyn e ci dà la risposta: gli abitanti di Terminus indossano indumenti e oggetti dei suo vecchi amici, dalla tenuta anti-sommossa di Glenn al poncho di Maggie, all’orologio che Hershel aveva donato al genero. E in un attimo quello che era sembrato un luogo disabitato si popola di gente armata – alla faccia del cartello che invitava ad abbassare le armi. In un disperato tentativo di fuga ci vengono mostrati in modalità superveloce i vari angoli del Sanctuary; nonostante l’alta tensione di quegli istanti non possono non notarsi almeno tre cose: le urla di aiuto che sembrano provenire dai vari vagoni; un ammasso di avanzi di corpi che tanto ricordano quelli umani; e quella stanza che già nel promo appariva terrificante “addobbata” con candele e slogan che spazza via ogni dubbio sul fatto che siamo finiti in mezzo a dei disturbati fanatici. In un’intervista rilasciata ad Entertainment Weekly Robert Kirkman assicura che il mistero di Terminus verrà svelato velocemente nei primi episodi della quinta stagione e pur non confermandone una in particolare, ammette che tra le teorie circolate online alcune sono vere e altre no. Dalle ossa intraviste e da quegli sguardi famelici sarei più portata verso l’ipotesi cannibali, un’idea inquietante che mi fa rimpiangere il pericolo walkers.

La scena finale con Rick & Co. costretti ad entrare in quel vagone è un misto tra terrore e sollievo; ho seriamente temuto di dover dire addio a Carl (di nuovo), in pratica la sua camminata non l’ho vista perché mi aspettavo che da un momento all’altro Gareth gli sparasse. Al sollievo provato quando finalmente il ragazzo è dentro al vagone si accompagna quello per la ricomparsa di Glenn & Co: la loro assenza per tutto l’episodio e il furto delle loro cose lasciava presagire che ci eravamo giocati metà cast – d’accordo sarebbe stato veramente troppo, ma visto quello a cui ci hanno abituato ogni dubbio è lecito.

Grandi assenti Tyreese, Carol, Judith e Beth. I primi presumo siano ancora in marcia, anche se quando lo sguardo di Rick che sta salendo sul vagone cade su una confezione rotta di powdered milk mi è sorto un dubbio angosciante che mi porterò fino ad ottobre. Resta invece la domanda “Beth, where are you?”, non puoi essere morta, il tifo per i Bethyl è appena iniziato! Piccolo appunto a Daryl: come può rispondere “She’s just gone”? Va bene che sei uno di poche parole, che non manifesta i suoi sentimenti, che non si lancia in baci appassionati, ma quella poveretta è stata chiaramente portata via da qualcuno, merita di essere ritrovata o perlomeno cercata, quella risposta riduttiva non è accettabile. Mi piace invece sottolineare la frase che Rick ha rivolto a Daryl “You’re my brother”, commenti al riguardo sarebbero superflui.

Tra la fibrillazione dell’attesa e il contenuto dell’episodio era inevitabile che il season finale di The Walking Dead battesse ogni record di ascolto e così è stato con 15.7 milioni di telespettatori, ben 3 milioni in più rispetto al finale della terza stagione. E ora comincia il countdown, di ben 7 mesi, per il suo ritorno. Sperando che almeno al Comic Con di luglio ci venga regalata qualche anticipazione. In ogni caso sarà un’attesa estenuante, a cui noi fan di The Walking Dead non siamo abituati, visto che generalmente manca il cliffhanger a conclusione. Personalmente concordo con Robert Kirkman, adoro i cliffhanger, per quanto i minuti finali di una serie mi facciano arrabbiare, trovo che siano meravigliosi: nulla ti fidelizza di più ad una serie di un cliffhanger, la difficoltà dell’attesa si mischia all’eccitazione per quando rivedrai i protagonisti sullo schermo e gusti ogni più piccola novità che li riguarda. Qualche giorno per recuperare dal season finale e poi saremo già nel mood dell’attesa – ho già riflettuto sulla possibilità di una maratona delle 4 stagioni per ingannare il tempo, ma trattandosi di 7 mesi non sarà sufficiente. Di sicuro nulla ci farà dimenticare “They’re screwing with the wrong people”, oh yes Rick, they are!

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