The Walking Dead – 5×05 Self Help – by R.

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Come temevo, un episodio totalmente incentrato sul gruppo guidato da Abraham. Quando si è allontanato dalla Chiesa ho sperato che saremmo rimasti all’oscuro della sua sorte fino alla reunion con Rick&Co., non era molto logico lo so, però perché non sperarci? Sebbene comprenda la necessità di seguire pure loro, continuo a non essere molto convinta sul dedicargli un intero episodio, dove i momenti inutili, tra le battute sui tagli di capelli, le perversioni di Eugene e gli indovinelli biblici di Maggie, non sono stati pochi. L’unico a rendere interessanti questi quaranta minuti è Abraham, visto che gli altri sembrano crogiolarsi in un ottimismo per il futuro di cui non trovo la minima giustificazione.

E fra questi a stupirmi più in negativo continuano ad essere Glenn e Maggie, che da quando si sono ritrovati non solo sembrano disprezzare la violenza a cui tutti sono costretti, ma si sentono anche un mondo a parte rispetto a quel gruppo di cui hanno fatto parte fino a poco tempo fa – Glenn addirittura dall’arrivo di un solitario e confuso Rick Grimes ad Atlanta, un momento scolpito nella memoria! Ora, dopo che se non fossero arrivati Rick&Co a Terminus sarebbero delle bistecche, se ne escono con “We’re not back there anymore. We’re living for something else. And they don’t get to right now”; sono forse sconvolti dal massacro alla Chiesa? A parte che Abraham non si comporta tanto diversamente, anzi proprio questa puntata mette in luce come il motto Mors tua, vita mea sia la sua luce guida, pure loro in passato non si sono risparmiati e Maggie dopo aver assistito alla decapitazione del padre dovrebbe essere ancor meno schizzinosa. Ma d’altronde cosa aspettarsi da una che preferisce dare per morta la sorella minore per vivere tranquilla il suo sogno d’amore? Tutt’altro atteggiamento rispetto a Beth che ai tempi dell’attacco alla prigione si era messa a rischio scendendo dall’autobus per andare a cercare Maggie! La coppietta per cui abbiamo tanto sperato il ricongiumento nella scorsa stagione ha trovato dei nuovi amici con una missione più cool e vuole lasciarsi alle spalle quelli vecchi, ormai considerati senza speranza. Non posso dire di essere dispiaciuta degli ostacoli che stanno incontrando in questo loro cammino, dall’incidente col bus, agli walkers in ogni dove, sino alla rivelazione di Eugene che distrugge il loro “we’re living for something else”.

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I dubbi sullo strambo scienziato non mancavano, tanti paroloni, l’uso di “it’s classified” anche quando non ci azzecca nulla, quel continuo rimarcare che senza di lui non sarebbero mai in grado di creare la cura e i poco convincenti tentativi di ritardare la partenza per Washington (si era addirittura schierato con Rick quando Abraham voleva andarsene dalla Chiesa prima dell’arrivo di Gareth); questi ultimi raggiungono il culmine nei primi minuti dell’episodio, con l’incidente al bus di cui Eugene confessa a Tara di essere il responsabile: la sua giustificazione è che ha paura che se fallirà lo abbandoneranno e senza aiuto lui non sopravviverà. In effetti Eugene ce l’ha fatta finora solo perché Abraham lo ha sempre messo al primo posto, perfino quando fuggivano da Terminus e tra loro c’era Carl, il Sergente chiedeva a tutti di proteggere lo scienziato; lo fa anche stavolta quando gli walkers attaccano il bus capovolto. Tutto perché Eugene sostiene di poter creare la cura: una sua affermazione basta perché tutti sorvolino sulla sua incapacità con gli walkers, il suo fare il guardone e il sabotaggio (c’è da dire però in questo caso che lo confida a Tara che, come ho già detto, non spicca certo per acume). L’unico momento in cui lo scienziato dimostra un minimo di ingegno è quando blocca l’attacco di un gruppo di walkers con l’idrante dei pompieri, anche se personalmente non credo occorra un dottorato per sapere quali sono i suoi effetti. Ma adesso tutto si spiega: come aveva suggerito una nostra lettrice, Eugene ha semplicemente trovato il barbatrucco per farsi proteggere sempre e comunque; e altro che barbatrucco, il finto scienziato è un furbo codardo che ha capito come sfruttare a suo vantaggio gli altri, non importa se questi muoiono per salvarlo. Il suo urlo “I’m not a scientist” arriva quando Abraham è disposto a passare attraverso a centinaia di walkers pur di seguire il percorso stabilito, un rischio enorme che un codardo come Eugene non potrebbe mai affrontare: non solo la probabilità di venire sbranato è altissima, ma in caso di successo sarebbe un passo in più verso Washington. Di fronte alle sue parole Rosita se ne esce con “You are a scientist. I’ve seen the things that you can do”, cara, anche io so delle cose, al pari di tutti gli spettatori di documentari, Grey’s Anatomy o canali come Real Time, ma questo non fa di noi degli scienziati! E rendiamoci conto di cosa sa Eugene “I know I’m smarter than most people, I know I’m a very good liar and I know I needed to get to DC”. Non esattamente informazioni utili per fermare l’apocalisse; la capitale è ovviamente la chance migliore per chiunque, pensiamo solo al bunker sotto la White House mostrato, fra gli altri, nell’ultimo (meraviglioso) capitolo della saga di X-Men, non serviva Eugene per saperlo. Molte persone sono morte per salvarlo in nome di quella menzogna, ma il senso di colpa non lo ha fermato. Casomai spiega la sua espressione di fronte alla confessione di Father Gabriel di aver lasciato i parrocchiani a morire fuori dalla Chiesa: Eugene si rivede in quel prete che ha condannato a morte uomini, donne e bambini in nome della sua sopravvivenza. Eppure il finto scienziato mi ha colpito più in negativo perché ha riflettuto sulla sua menzogna e ha deciso di portarla avanti a lungo nonostante tutto, mentre Gabriel è stato colto all’improvviso (di notte, quando di norma chiudeva comunque le porte della Chiesa) e ha agito d’istinto.

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Lo shock della verità colpisce tutti, ma il solo che ha una reazione istintivamente prevedibile è Abraham, che si getta con violenza contro quell’uomo che ha sempre difeso. Rosita lo blocca e il suo sguardo di biasimo ricorda quello visto poco prima in uno dei brevi flashback sul passato del Sergente. L’episodio è infatti intervallato da brevissimi momenti in cui vediamo Abraham picchiare a morte un uomo, un atto di pura violenza, ma in cui non è possibile non rivedere quella stessa necessità di sopravvivenza espressa nelle ultime puntate dalle azioni compiute dai vari personaggi. Lo comprendiamo meglio anche alla luce della teoria che l’uomo espone a Glenn “You’re either strong and they can help you so you help them, or you’re strong and they kill ya. So you gotta kill them”. Il Governatore, la banda del “Claimed” e Terminus insegnano. Ciò nonostante, i suoi compagni di viaggio mantengono un atteggiamento di disapprovazione della violenza, lo stesso che Abraham aveva già provato attraverso gli sguardi di terrore di moglie e figli di fronte a quel che aveva fatto; probabilmente senza il suo intervento sarebbero morti per mano di quelle persone che lui aveva ucciso, eppure lo sguardo della donna era più sconvolto e di condanna di quello dipinto sul volto di Lori quando Rick le aveva confessato di aver ucciso Shane (una delle poche occasioni in cui l’ho criticata). Dopo quel fatto la moglie di Abraham aveva approfittato della sosta per dormire per andarsene coi figli, scelta che li aveva ovviamente condannati a morte; di fronte ai corpi della sua famiglia il Sergente stava per togliersi la vita, ma la comparsa di Eugene con la sua missione di salvezza gli aveva dato quella speranza che poteva essere la nuova, sola ragione di vita. Ecco perché la verità che il finto scienziato gli sbatte in faccia lo colpisce così brutalmente; il bisogno di Abraham di andare avanti, quel “We don’t go back” – in antitesi con la frase simbolo di Jack in LOST – è un suo allontanarsi da un passato che non può sopportare (e che la ferita sulla mano che continua a riaprirsi gli ricorda costantemente).

E ora? Andranno comunque a Washington o torneranno da Rick&Co? Almeno si degneranno di avvisarli (specialmente di quel campo pieno di walkers)? Il promo del prossimo episodio mostra che finalmente torneranno Daryl e Carol e vedremo cosa gli è successo dopo il pedinamento dell’auto con la croce bianca. Ma soprattutto quei pochi secondi annunciano che siamo già a 3, solo 3, episodi dal midseason finale, quindi spero vivamente che si concentreranno sugli altri protagonisti anziché sul gruppo di Abraham; tra l’altro, se a Maggie non importa di sua sorella, non vedo perché io dovrei interessarmi alla sua nuova vita con Glenn!

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