The Walking Dead – 5×07 Crossed – by R.

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Dopo 3 episodi incentrati su pochi personaggi, The Walking Dead riprende le fila di tutte le storyline in gioco, mostrandoci un po’ di tutti, anche di quelli di cui avrei fatto volentieri a meno, ossia il ribattezzato GREATM. In una dispersione dei personaggi che ricorda quella del post-prigione (togliendo il magone di quel periodo) tenere il passo con ognuno già non è semplice, perché tediarci con le inutili scene di Glenn&Co.?

Partiamo da loro così ci togliamo subito il pensiero. Il nome GREATM è un’invenzione di Tara, che l’ha ottenuto combinando le iniziali dei loro nomi; almeno ora sappiamo come definirli in fretta. Perché il tempo dedicatogli non era già troppo, si separano ulteriormente, con Glenn, Rosita e Tara che vanno alla ricerca di acqua e Maggie che resta a fare la guardia a Eugene (ancora privo di sensi) e Abraham. Quest’ultimo è l’unico a cui non mi dispiace sia data attenzione (il fatto che lo faccia somigliare al wrestler Sheamus potrebbe influenzarmi in tal senso) e Chissenefrega-di-mia-sorella (Maggie) me lo minaccia con una pistola, solo perché ha fatto lo sguardo torvo a Rosita! Ma d’altronde bisogna capirla, la rivelazione del finto scienziato ha rovinato il suo sogno d’amore e speranza, lontano da quei bruti dei suoi vecchi compagni; non è che adesso può permettere che Abraham peggiori ulteriormente le cose con qualche reazione spropositata: se uno si mette a prendere a pugni la gente, come fa Maggie a vivere nel suo mondo di fiori e fiocchi? La Greene di fronte al Sergente, inginocchiato ormai da un tempo indeterminato (ma non gli fanno male le ginocchia?) e muto, non può trattenere quella rabbia che di fatto condivide con lui “Get over yourself. You’re not the only one who lost something today. It’s never going to get any better than this”; entrambi hanno perso quel qualcosa che li spingeva ad andare avanti: per lui un nuovo scopo dopo la perdita della famiglia, per lei la speranza di un futuro radioso con Glenn. Forse è proprio questa consapevolezza che li fa riavvicinare poco prima del risveglio di Eugene.

La spedizione per l’acqua fa scoprire qualcosa in più sulla storia di Rosita, che nell’incontro con Abraham, per la prima volta dall’apocalisse-zombie, aveva trovato qualcuno che voleva il suo aiuto – come far sentire una donna importante. Intanto Tara alterna momenti di euforia per aver trovato uno yo-yo e battute comiche con una sorta di giustificazione a favore di Eugene, che spiego solo alla luce dello scambio sincero che avevano avuto prima della sua rivelazione “He had one skill that kept him living. Are we supposed to be mad at him ‘cause he used it?” e che trova il sostegno di Glenn “Damn right”. Il fatto che li abbia sfruttati e molte persone siano morte per salvarlo è un dettaglio sorvolabile, no?

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La chiesa viene fortificata in prospettiva della partenza verso il Grady Memorial di gran parte del gruppo – l’uso della canne dell’organo a difesa dell’ingresso è un tocco quasi artistico. Michonne resta lì con Carl e Judith, tranquillizzando un Rick molto dubbioso sul lasciare la sua famiglia per andare ad Atlanta, ma dopotutto “I owe it to Carol”. Il figlio dello sceriffo si dimostra nuovamente più saggio di molti altri insistendo con Gabriel sull’importanza di imparare a lottare. La scelta del machete come arma sembra un buon segno, ma poi scopriamo che il prete lo usa solo per aprire un varco nel pavimento e fuggire di nascosto nel bosco (?). Ovviamente non porta con sé il machete e in pochi secondi è costretto ad un corpo a corpo con una walker, che soprendentemente vince; quando però l’occhio gli cade sulla croce che la zombie ha al collo, non ha il coraggio di darle il colpo finale. Di questo passo come farà a sopravvivere?

Al Grady Memorial Beth dimostra di nuovo la sua forza scagliandosi contro l’agente che vorrebbe abbandonare Carol a se stessa perché considerata uno spreco di risorse; peccato che lui sprechi quantità di elettricità per caricare il suo lettore dvd. Le parole che le rivolge Dawn “You just killed that woman. Who do you think I have to side with?” sono prevedibili, abbiamo ormai capito che per “mantenere il controllo” facilmente deve scendere a compromessi con i suoi colleghi. Ma le conclusioni a cui ero giunta al termine della quarta puntata sembrano corrette: il non piegarsi di Beth, oltre a farle guadagnare uno schiaffo, le ha permesso di smentire Dawn “I thought you were weak. You proved me wrong”. Ed ora quest’ultima le affida le chiavi dell’armadietto dei medicinali per aiutare Carol di nascosto. Perché lo fa? Si sente in colpa per come sta gestendo le cose o come sostiene il Dr. Edwards il suo comportamento non ha nulla a che fare con “the kindness of her heart”? La diffidenza che abbiamo dovuto apprendere nel corso delle stagioni mi fa propendere più per la seconda ipotesi; ha concesso di tutto ai suoi agenti e all’improvviso cambia atteggiamento per un lettore dvd e perché una ragazzina l’ha sfidata? Beth porta a termine alla perfezione il suo piano, ma il dubbio sui veri intenti di Dawn resta, soprattutto dopo aver visto cosa fa Lamson, quello che apparentemente è uno dei buoni fra i suoi uomini. Non ci si può proprio fidare di nessuno!

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Il piano di Rick per salvare Beth e Carol è semplice: tagliamo le gole alle guardie cercando di non fare rumore. Mi sembra la strada migliore. Ma il Gigante Buono Tyreese preferisce quella più pacifica, uno scambio di ostaggi, e trova in Daryl un inaspettato alleato. Il balestriere prosegue la sua rotta di fiducia “There are still good people around” e la mantiene anche dopo che uno degli agenti lo fa quasi sbranare da walker mezzi fusi, trenta secondi in cui ho perso diversi battiti: tra quel bifolco che spingeva la sua fronte contro la bocca di uno zombie e lui che cercava a tentoni di aggrappare la testa di un altro per usarla come arma, l’ansia che venisse morso cresceva di secondo in secondo. Non si fanno queste cose, qui ci sono fans che hanno la sua action figure di fianco al letto! Sottolineo anche che personalmente trovo gli walkers fusi quelli forse più disgustosi mai visti. L’idea della negoziazione puzza sin dal principio, neppure l’appoggio di Daryl la rende più accettabile. Come si può ragionare con gente che in pratica ti tiene prigioniero? Il fatto che stiano ancora cercando di riacchiappare Noah mi sembra un dato sufficiente per non fidarsi di loro. Invece anche Rick scende a più miti consigli, probabilmente influenzato da quella specie di chiacchierata fra colleghi: l’agente Lamson – quello che secondo Noah è “one of the good guys” – lo convince a parlare con Dawn, perché alla fine la donna, anche se dice il contrario, scende sempre a compromessi. Ok, questo lo sappiamo, la sua via per mantenere il controllo non è il rispetto di chi la circonda, ma il compromesso, di qualsiasi tipo sia. Ma perché fidarsi di uno che gli altri colleghi-ostaggi hanno dichiarato di voler mettere al posto di Dawn? Non vorrà sostenere di essere stato scelto come successore contro il suo volere, poverino? La stessa risposta di Lamson quando Rick lo chiama Sergente “No, the real ones are all gone” solleva più di qualche dubbio.

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L’unica che sembra pervasa da una rabbia sufficiente per mantenere il giusto stato di allerta è Sasha, ancora in piena fase di non accettazione della perdita di Bob. Peccato che ai tentativi persistenti di Tyreese per attenuare la sua collera si aggiunga il nome di Lamson: Bob, ma con tutti i nomi del mondo, proprio Bob?! La dura e inarrestabile Sasha lascia così il posto ad una ragazza vulnerabile, che, rimasta sola con lui, si fa incantare dalla storiella triste di Bob, il (no) Sergente: là fuori ha visto la versione “rotter” di un suo collega, rimasto ucciso nel bombardamento di Atlanta mentre si occupava al posto suo dell’evacuazione dell’ospedale. Sasha decide così di fare per lui quello che non è riuscita a fare per Bob, dargli il colpo di grazia; non importa se sparare a uno walker è uno spreco di pallottole (l’ultima cosa che gli serve in questo momento), se il rumore attirerà zombie o, peggio, i folli del Grady, bisogna dare sollievo al senso di colpa del povero e buono Bob Lamson. La accompagna alla finestra da dove vedere il suo ex collega e lei gli dà le spalle per sparare; gli dà le spalle, ma come si fa? La Sasha di inizio puntata non avrebbe fatto nulla di tutto ciò! E ora invece si ritrova colpita alle spalle, ferita e con l’ostaggio in fuga (cosa vorrà fare poi?). Quella fregatura imminente era telefonata sin dall’istante in cui Lamson le ha raccontato la sua storiella, così come abbiamo capito che la strada pacifica non era un’opzione sin da quando Rick ha esposto il suo piano da tagliagole; quest’ultimo era la sola alternativa possibile, lo aveva detto bene lo sceriffo: quello di Tyreese “might work. This will work”.

Il mid-season finale è alle porte, Dawn farà finalmente conoscenza con Rick Grimes e il Grady dovrà riaprirsi al mondo esterno. La settimana scorsa prima della caduta del minivan, Daryl ha detto a Carol “Buckle up”; le stesse parole le ritroviamo su un cartello stradale dove sono fermi i GREATM. Visto come è andato il mid-season finale della quarta stagione dovremo cogliere anche noi questo consiglio in preparazione di quel che ci aspetta. I rumors parlano di una morte importante, subiremo davvero un altro trauma? E nell’eventualità di chi si tratterà?

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