The Walking Dead – 5×09 What Happened and What’s Going On (Mid-Season Premiere) – by R.

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Andrew Lincoln ci aveva avvertiti che il ritorno di The Walking Dead sarebbe stato brutale e non è stato smentito; eppure tutto mi aspettavo tranne un’altra morte di uno dei personaggi principali. La Mid-Season Premiere è emotivamente impegnativa e ricca di momenti da puro horror show, a cominciare dal delirio di cui è vittima Tyreese.

Sin da inizio puntata assistiamo allo scorrere di volti e immagini in parte riconoscibili in parte no, a cui però ancora non sappiamo dare un senso; flashback, flashforward o semplici fantasie di qualche protagonista? Lentamente scopriamo che sono tutto questo, frutto dell’ultimo viaggio del gigante buono della serie. Tyreese, al pari degli ultimi due dipartiti dello show, è uno che non ha accettato di scendere a compromessi con la nuova realtà in cui si è ritrovato: è colui che ha suggerito la via pacifica dello scambio di ostaggi, non ha ucciso il ragazzo di Terminus che aveva minacciato di morte baby Judith e non ha voluto prendere parte al massacro dei cannibali alla Chiesa. Tutte scelte controverse – come gli suggerisce il tipo col cappello da baseball in una delle allucinazioni, forse se lo avesse ucciso, Bob e Beth sarebbero ancora vivi – ma che non lo rendono meno eroe di altri personaggi che si sono distinti per la lotta vera e propria (Rick in primis): l’uomo ha salvato Judith e l’ha riportata a suo padre, è sopravvissuto ad uno scontro a mani nude con più walkers, ha perdonato Carol per aver ucciso la donna che amava. Tyreese era forte, semplicemente come Beth lo era in un modo diverso dagli altri: lui vedeva le bruttezze che lo circondavano, le ascoltava alla radio come gli aveva insegnato suo padre, sapeva “paying the high cost of living”, ma non voleva prenderne parte rinnegando se stesso. Il gigante buono di The Walking Dead era perfettamente in grado di lottare strenuamente, lo ha dimostrato anche in questo episodio combattendo con uno walker quando era già ferito, usando il braccio morso come scudo. Contro gli walkers però, non contro altri esseri umani. A differenza di Rick e Glenn che arrivano a concludere che anche loro avrebbero ucciso Dawn se non lo avesse fatto prima Daryl, Tyreese non è disposto a spingersi tanto oltre, sperando sempre in un’alternativa più pacifica. Le allucinazioni dei morti più recenti di cui è vittima rappresentano la sua lotta interiore fra le scelte che ha fatto e quelle che avrebbe potuto fare; mentre il ragazzo di Terminus e il Governatore richiamano ciò che non è stato disposto a fare – e che forse avrebbe portato a conseguenze diverse – Bob, Beth, Lizzie e Mika sono l’uomo che è realmente stato, colui che ha potuto aiutare i suoi compagni. Quando si ribella al Governatore con le parole “It’s not over. I didn’t turn away. I kept listening to the news so I could do what I could do to help. I’m not giving up!” oltre a dare speranza sulla sua sopravvivenza, risolve il suo conflitto: Tyreese non rimpiange ciò che ha fatto, accetta l’uomo che è. Eppure quando anche l’amputazione di fortuna viene fatta e sembra che si possa tirare un sospiro di sollievo, il gigante buono si arrende, non ce la fa più a sopportare il “cost of living”, ad ascoltare la radio e preferisce seguire i consigli di Bob, Beth, Lizzie e Mika “It’s better now”. E’ suo il funerale che vediamo ad inizio puntata, non quello di Beth come si sarebbe potuto immaginare: il ritorno di The Walking Dead si chiude con una nuova morte – in luogo della sigla finale si sente solo il rumore della pala di Rick che versa la terra sul corpo di Tyreese – un passo in più nella disperazione per i sopravvissuti (non oso immaginare Sasha che ha perso in breve tempo sia l’amato che il fratello), che vedono sgretolarsi sempre di più la possibilità che ci sia una ragione per sopravvivere a ciò che li circonda.

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Forse la chance è sempre Washington, nonostante la menzogna di Eugene; almeno questo è ciò che spera Michonne, la sola che sembra non accettare di poter unicamente sopravvivere. Come ho già detto nei post precedenti, non ci voleva Eugene per capire che la capitale poteva essere una meta utile, basta aver visto qualche film di azione sugli attacchi alla White House. Dalla morte di Beth è passato un po’ di tempo, per la prima volta dal pilot Rick&Co. sono fuori dalla Georgia e più vicini a Washington D.C., ma in qualunque luogo trovano esclusivamente desolazione, tra walkers fatti a pezzi, cadaveri sbranati, scheletri e auto abbandonate. Anche la zona residenziale fortificata di Noah è caduta, la sua famiglia sterminata e lui costretto a dare il colpo di grazia al fratellino-walker che ha morso Tyreese. Unico dato positivo è che Noah si è effettivamente unito al gruppo di Rick, non rendendo vana la morte di Beth; però, d’accordo che zoppica, ma un minimo di capacità fisica in più?

Torna in primo piano Glenn, che si rende conto del periodo di follia post reunion con Maggie, quando vedeva i suoi compagni di sempre come dei “brutti e cattivi” che attiravano solo tanta negatività e quindi era meglio se lui e la mogliettina se ne andavano lontani. Come fa a dire che da dopo la prigione tutto andava bene? Era stato catturato da dei cannibali e se non era per quei “brutti e cattivi” a quest’ora sarebbe una bella bistecca! Era proprio necessaria la morte di Beth per fargli riaprire gli occhi?

La maggioranza della puntata è stata sapientemente costruita attraverso gli occhi di Tyreese, abbiamo vissuto direttamente con lui i suoi ultimi momenti, comprese delle scene di azione altamente horror. Prima fra tutte lo scontro sopra accennato con lo walker: vediamo lo zombie attraverso Tyreese, i denti che tentano in ogni modo di azzannargli la faccia e che si avvicinano a lui (e così a noi) sempre di più, sino alla scelta di usare il braccio già morso come scudo; devo ammettere di essermi voltata. Ci ritroviamo in una situazione simile poco dopo, quando – in una scena al rallentatore – Noah cerca goffamente di reggere l’appena amputato Tyreese, che vede uno walker avvicinarsi minaccioso verso il ragazzo, ma a causa del suo stato non riesce ad avvisarlo; per fortuna c’è Rick! Non si possono non notare i corpi di walkers sparsi qua e là, decapitati o tagliati a metà, chi e perché li ha ridotti così? E’ vero che decapitarli è il modo più veloce per eliminarli – come Michonne ben sa – ma perché raccogliere le loro teste nel baule di un’auto? Interrogato sull’argomento da EW, lo showrunner Scott M. Gimple conferma che molte cose viste in questo episodio “are the start of things”; vedremo se già dal prossimo inizierà a delinearsi quel “The Walking Dead 2.0” che è stato prospettato nei mesi di pausa.

Di certo il ritorno di questa quinta stagione è stato molto forte, non mi sono ancora ripresa dalla morte di Beth e già devo piangere quella di Tyreese, che crudeltà! Non so se sia un bene o un male il pochissimo – praticamente nullo – spazio dedicato a Daryl, rivederlo nello stato in cui lo abbiamo lasciato non sarebbe stato facile. Ora però che l’intenzione è dirigersi verso Washington ritroveremo tutti i sopravvissuti rimasti: un viaggio che nella condizione emotiva in cui sono potrebbe nascondere insidie più pericolose degli walkers.

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