The Walking Dead – 5×12 Remember – Review by R.

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The feeling that comes over me at the end of this episode is the same that maturavo during the episodes of LOST dedicated to the Others and the Dharma Initiative: doubts, questions, suspicion and distrust that I have no intention of losing to prevent it happening as predicted by Carl "They're weak. And I don’t want us to get weak too”. Gli abitanti della comunità autosufficiente di Alexandria (con pannelli solari, cisterne, rifornimenti) infatti sono deboli, alcuni di loro molto probabilmente non hanno mai visto uno zombie se non dalle news in tv non appena l’epidemia era esplosa; quasi tutti sono lì da allora, non hanno idea di quanto accaduto a qualche miglio di distanza; pochi sanno come uccidere uno walker e comunque prediligono un rischioso sadismo ad un sicuro colpo letale. Eppure, may be, questo è l’elemento meno preoccupante; il vero punto interrogativo è cosa voglia da Rick&Co. la donna a capo della comunità, Deanne Monroe. Deanne è un ex membro del Congresso dell’Ohio, sono stati suo marito e i suoi figli a mettere in sicurezza Alexandria ed è lei ad occuparsi delle audizioni per l’ammissione di nuovi abitanti; come ex politica ha una parlantina convincente e a suo dire è talmente brava a leggere le persone che avrebbe potuto fare la giocatrice di poker professionista – insomma, Mr Grey scansati. Con Rick la donna non sbaglia una parola, sa bilanciare tra il bisogno di tutelarsi anche in modo spietato e quello di vivere in un posto sicuro: sul primo fronte, oltre alla necessità di valutare nuovi membri (“Your group is the first we’ve even considered taking in for a long time”), ammette di aver dovuto fare cose di cui non va fiera “I exiled three men who didn’t work out. And we both know that’s as good as killing them”, sull’altro punta sull’esigenza di una crescita tranquilla per Carl e Judith. Apparentemente vuole solo che Rick&Co. si uniscano a loro per aiutarli a sopravvivere visto che, nonostante nei dintorni siano pochissimi tra vivi e morti, hanno comunque perso delle persone.

TheWalkingDead_5x12_Deanne

Deanne vuole che si sentano parte della comunità e quindi gli assegna dei ruoli al suo interno che rispettino ciò che erano prima dell’apocalisse, non critica neppure con lo sguardo la decisione di trascorrere le prime notti tutti insieme nonostante lo spazio che hanno a disposizione e soprattutto prende le loro difese quando il figlio Aiden si scaglia contro Glenn; quest’ultimo gesto e la contemporanea nomina di Rick e Michonne a poliziotti di Alexandria segna il definitivo tentativo di conquista dei nostri sopravvissuti: schierarsi dalla loro parte e affidargli il ruolo della legge è sintomo sia di fiducia nei loro confronti sia di affidamento della propria sicurezza. Di fronte ad una tale “consegna nelle loro mani” come possono non fidarsi di Deanne&Co.?

TheWalkingDead_5x12_Rick

L’elenco è lungo. Innanzitutto Deanne filma ogni intervista che gli fa giustificandosi con la trasparenza; a mio parere lo fa solo per poterli studiare alla perfezione e non per il nobile motivo di assegnarli il compito che gli si adegui di più, ma per capire i punti da toccare per manipolarli in vari modi. E per quanto ne sappiamo anche le case che gli ha dato potrebbero essere piene di telecamere; case che seppur vicine li costringono prima o poi ad allontanarsi, fatto che può segnare una pericolosa separazione fra loro, a tutto vantaggio dei nuovi personaggi. Inoltre vengono privati delle armi (esattamente come a Terminus) e la pistola che Rick aveva nascosto a poca distanza dal cancello è scomparsa. Quasi tutta la comunità vive ad Alexandria dall’inizio dell’epidemia e non ha mai dovuto affrontare seri pericoli dall’esterno: eppure Enid, una ragazzina coetanea di Carl arrivata lì otto mesi prima, entra ed esce dalle mura senza la minima difficoltà, non ci sono guardie al cancello, manca ogni controllo. Un’assenza di protezione in totale contrasto con la sicurezza che regna, l’opposto del modo in cui era difesa Woodbury, con la quale però hanno un punto in comune.

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Aiden gestisce il controllo della zona circostante e si definisce perfettamente da solo “I can be a hard-ass. And I know I’m a douchebag”, direi che dopo quel che abbiamo visto possiamo confermarlo. Quale figlio di Deanne e uno dei primi “costruttori” della comunità è una sorta di erede al trono e tale si sente: gli altri devono fare come dice lui pena un’ondata di rabbia e spintoni a suon di “I told you that”; a sostegno del suo schema d’azione la storia per cui quelli che hanno perso di recente sono stati uccisi dagli walkers (per loro roamers, evidentemente nessuno lì ha mai visto un film sugli zombie) perché non hanno rispettato le sue regole. Oltre alla dubbia attendibilità delle sue parole, c’è da dire che le sue regole sono davvero complicate da accettare, perfino Tara lo capisce: lo zombie non si uccide, si tortura, magari lasciandolo appeso con una catena ad un ramo (proprio una genialata considerando che basterebbe anche un mio strattone per staccargli un braccio); e anche se si libera e ti assale, non lo devi comunque eliminare, ma preservarlo per ulteriori torture. Insomma una versione più sadica delle lotte fra walkers organizzate dal Governatore a Woodbury. La lite che ne segue con Glenn è l’occasione per il primo scontro tra i nostri sopravvissuti e la gente di Alexandria, conclusa dalla sopra accennata difesa da parte di Deanne “Thank you. For knocking him on his ass”; la donna è così riuscita a conquistare Rick&Co.?

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Si direbbe di sì visto che lo Sceriffo Grimes ha deciso di restare e accettare il ruolo da poliziotto, ma andiamoci piano. Rick era, a buona ragione, il più scettico su Alexandria e i primi comfort dopo un’eternità non sono bastati ad ammorbidirlo. Doccia, barba e nuovo taglio di capelli ci restituiscono il Rick Grimes della prima stagione (personalmente lo preferisco con la barba), quello che sperava di ricongiungersi alla sua famiglia e di poterla riportare alla vita vera (è arrivato puntuale anche il ricordo dei sogni che aveva con Lori); la nuova vicina, Jessie (Alexandra Breckenridge, l’ex cameriera sexy di American Horror Story: Murder House) che gli dà il “benvenuto nel quartiere”, gli taglia i capelli e auspica che i loro figli possano trascorrere del tempo insieme, contribuisce a rafforzare quell’illusione di un ritorno alla “normalità” che mano a mano sembra farsi strada anche in lui. Ma le notti trascorrono insonni, il marito di Jessie appare tutt’altro che amichevole e basta una breve perdita di vista di Carl e Judith per mandarlo nel panico.

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Carol è protagonista della scena migliore dell’episodio: nella sua intervista con Deanne sostiene di essere un’ex casalinga con un marito amorevole, di essere diventata un po’ la mamma di un gruppo che l’ha protetta nonostante lei non fosse in grado di fare altrettanto e che desidera fare un’attività a contatto con gli altri, “I’m a real people person”. Una recita perfetta, che mi ha lasciata interdetta per qualche secondo e che – oltre a farle guadagnare un cardigan stile Bree Van de Kamp, da signora di Wisteria Lane dedita al poker con le amiche e agli eventi di beneficenza – le permette di tenersi un possibilmente decisivo asso nella manica qualora le cose ad Alexandria dovessero andare male: Deanne non immaginerà mai che “badass” sia Carol. Al pari di Carl, la donna teme che questo posto li renderà pericolosamente deboli, quindi meglio non scoprire le carte.

TheWalkingDead_5x12_Daryl

Daryl si rifiuta in ogni modo di adeguarsi a ciò che lo circonda: non si lava, non molla la sua balestra, preferisce starsene sul portico a squartare l’opossum che ha rimediato per cena e sembra tirare un sospiro di sollievo al momento dello scontro fra Glenn e Aiden. And’ l’unico che continuiamo a riconoscere e che, dato non da poco, Deanne non riesce a decifrare (“I’m just trying to figure Mr Dixon out, but I will”… cara, nessuno tranne Beth è riuscito a estorcere a Daryl una parola o un segno sul suo passato, smettila pure di provarci). La nuova divisa da poliziotto sembra segnare il momento di contrasto maggiore fra lui e Rick, ma la frase con cui Grimes chiude l’episodio ci tranquillizza e ci mette in allerta allo stesso tempo; di fronte al timore che Carol condivide con Carl, Rick infatti afferma “We won’t get weak. That’s not in us anymore. We’ll make it work. And if they can’t make it… then we’ll just take this place".

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Alla luce di questa battuta, le parole che l’uomo ha pronunciato nell’intervista con Deanne assumono una diversa prospettiva “You should keep your gates closed. Because it’s all about survival now. At any cost. People out there are always looking for an angle. Looking to play on your weakness. They measure you by what they can take from you. By how they can use you to live”; se prima ci facevano pensare a quello che hanno dovuto affrontare, ora sembrano loro quelle “people out there” da temere. Sarà così? La svolta di The Walking Dead sarà data da un cambio di fronte di Rick&Co, citando Gareth non più “cattle”, ma “butcher”? Un’eventualità contemporaneamente allettante e inquietante, che potrebbe portarci a tifare per i bad guys – per quanto mi riguarda sicuramente.

Non è ancora certo però; la perfezione rappresentata da Deanne e i suoi potrebbe nascondere quel che abbiamo temuto sin dal primo minuto, ossia una fregatura peggiore delle precedenti. La donna mi ricorda la Mary di Terminus e non dimentico i corpi di walkers fatti a pezzi trovati vicino alla vecchia casa di Noah; viste le regole di Aiden un sospetto di collegamento è d’obbligo. E poi dov’è il chirurgo nominato da Aaron? And’ forse il simpatico marito di Jessie? A questi interrogativi si aggiungono quelli sulla fine che hanno fatto gli uomini espulsi da Deanne e su dove scappi la giovane Enid. Ma soprattutto, chi sta studiando le debolezze dell’altro? Rick&Co. diventeranno i carnefici o i filmati di Deanne sono il primo passo per ingannarli? Troppe domande per i soli quattro episodi rimasti!

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