The Walking Dead – 5×15 Try – Recensione by R.

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Cominciamo subito da una premessa: io sto con Rick; l’ho già detto più volte, ma visto quanto accaduto in questo penultimo episodio è importante ribadirlo. Molti sostengono che si sia spinto troppo in là, riproponendo quel Ricktatorship accennato qua e là nel corso delle stagioni, ma che non si è mai completamente realizzato. Oltre a non aver ritenuto la versione Ricktatorship tanto negativa, anche in questa occasione mi sembra uno dei pochi che ragiona. Forse sbaglia i modi, ma quella finta serena perfezione di Alexandria, basata sul nascondere le brutture con mura e porte di casa, lo ha esasperato fino a farlo esplodere in una scena teatrale che ti incolla al televisore. Rick è ricoperto di sangue, con gli occhi ancora luccicanti per il corpo a corpo appena interrotto, circondato dai vari personaggi che si tengono a debita distanza e la pistola puntata verso Deanna, mentre urla ai nuovi vicini la sua visione di quel folle paradiso in cui si sono rifugiati; “You still don’t get it. None of you do. We know what needs to be done and we do it. We’re the ones who live. You, you just sit and plan and hesitate. You pretend like you know when you don’t. You wish things weren’t what they are (…) Starting right now, we have to live in the real world. We have to control who lives here (…) If you don’t fight, you die”. Con le alte mura e il condurre una vita normale, fatta di problemi banali, passeggiate col cane, chiacchierate sul portico, gli abitanti di Alexandria credono di poter nascondere l’orrore che c’è al di fuori, di fatto si rifiutano di vedere la realtà odierna, come se l’apocalisse zombie non ci fosse mai stata; la stessa sensazione di negazione era stata provata proprio da Rick al termine di “Forget”, quando poteva sentire il verso dello walker dall’altra parte del pannello, ma il non vederlo lo aveva fatto sorridere, facendolo desistere dall’abitudine di affrontarlo. Ora lo Sceriffo Grimes riapre gli occhi sul mondo, ricomincia a vedere il male attorno a lui che in un modo o nell’altro è sempre presente: la storia di Jessie ne è la prova.

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Il segreto della biondina della porta accanto non è tale, Deanna sa che Pete picchia lei e i figli, tuttavia vuoi perché è l’unico chirurgo della comunità, vuoi – molto più probabilmente – perché il clima di pace e serenità non può essere rovinato, meglio tenere tutto celato nella speranza che si risolva da sé. Come le mura esterne nascondono gli walkers, così le mura di casa nascondono l’uomo che abusa di moglie e figli, insomma l’importante è che nessuna veda. Sicuramente Rick ha un interesse personale nell’affrontare Pete – lo ammette chiaramente quando risponde “No” alla domanda di Jessie “Would you do this for anyone?” – ma il suo scontro con il medico che erompe letteralmente fuori dalla finestra porta alla luce quel brutto che gli altri si rifiutano di vedere, portando il caos nella tranquilla Alexandria. Rick gli sbatte in faccia il mostro della porta accanto, dimostrando che non basta far finta che non esista semplicemente perché non lo guardano; lo stesso discorso vale per ciò che c’è al di fuori, walkers o umani che siano.

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Il sangue e gli occhi allucinati non aiutano, ma come si può dargli torto? Eppure, a parte lo sguardo soddisfatto di Carol, Michonne lo stende con un pugno – chiudendo così l’episodio, ma si può?! – Glenn e Carl sembrano sconvolti al pari degli altri abitanti di Alexandria e Deanna lo canzona sottintendo, neanche velatamente, che è lo Sceriffo quello che deve essere tenuto sotto controllo. Quella donna deve fare pace col cervello; li aveva accolti sostenendo che esiliare qualcuno dalla comunità equivale a una condanna a morte, ma quando Rick propone di uccidere Pete, lei dice che l’unica possibilità che potrebbe considerare è l’esilio – giusto perché così non si sporca le mani; ha lasciato perdere l’indole violenta di Pete perché è il solo chirurgo della comunità, peccato che sia pure costantemente ubriaco, seriamente avrebbe il coraggio di affidare l’unico figlio rimastole alle sue cure? L’opzione definitiva proposta da Rick è evidentemente quella più affidabile, tutte le volte in cui ha lasciato in vita un soggetto pericoloso (il Governatore, la banda del Claimed e quelli di Terminus), quest’ultimo è poi tornato portando tragiche conseguenze.

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Michonne e Glenn dovrebbero ricordarselo bene, ma al contrario sono confusi quanto Deanna. Dopo l’avventura con Sasha e i flashback sulla sua adorata katana speravo che Michonne fosse rinsavita e invece ricompare giusto per colpire Rick, la sua presa di posizione è chiara. E dire che la lotta tra Grimes e Pete mi aveva ricordato quella tra lo Sceriffo e il Governatore in “Too Far Gone”, dove proprio lei aveva colpito il suo acerrimo nemico salvando Rick – ora sembra una vita fa. Glenn invece, che ha provato sulla sua pelle e attraverso i suoi occhi a cosa può portare la codardia e l’incapacità della gente di Alexandria, di fronte alle parole di Rick “But their rules, we don’t answer to them” risponde “We are them, Rick. We are now”… a me le differenze tra i due gruppi sembrano lampanti, anche rispetto a quelli che si sono adeguati meglio ad Alexandria. Comunque credevo che il trauma per la morte di Noah avrebbe avuto un effetto più importante su Glenn, invece di una semplice minaccia verso Nicholas. Perfino Sasha con il suo disturbo post traumatico da stress ragiona di più; forse la caccia spietata agli zombie non è la mossa più intelligente del mondo, ma sempre meglio di fingere che appartengano al passato.

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Poco spazio per Daryl, la cui storyline però è la più interessante. Lui e Aaron avvistano qualcuno, che lascia dietro di sé pezzi di corpi di walkers e una ragazza legata ad un albero e sventrata, con una W incisa sulla fronte. E’ con loro quindi che potremmo avere le prime risposte sul mistero che ci perseguita dalla ripresa di questa seconda metà di stagione; nell’episodio 9, nei pressi della vecchia abitazione di Noah, Rick&Co. avevano trovato un’auto piena di busti e teste di walkers, mentre da quando sono arrivati ad Alexandria zombie con W incise non sono mai mancati. Non so se sia più inquietante questo o la prospettiva della prima love story di Carl, che dopo la cotta infantile per Beth sembra proprio pronto a fare sul serio con Enid (d’altronde papà gli sta dando l’esempio).

Ormai siamo alla fine, ci aspetta un Season Finale di novanta minuti in cui la frattura creatasi ad Alexandria dovrà trovare una soluzione. Con Daryl lontano impegnato in faccende ben più serie della debolezza della gente di Deanna, c’è da domandarsi su chi potrà contare Rick. Possiamo stare tranquilli per Sasha e Carol, ma gli altri sono un grande punto interrogativo. A Grimes potrebbe venir biasimato di aver rovinato tutto, di non aver neanche provato a vivere ad Alexandria; dall’altra parte però gli altri oltre ad averci provato, potrebbero esserci riusciti fin troppo. E voi da che parte state? Rick ci ha provato o non abbastanza?

[Questo post lo trovate anche presso le pagine delle nostre affiliate Andrew Lincoln Italy e The Walking Dead Maniacs che ringrazio per la collaborazione]

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2 pensieri su “The Walking Dead – 5×15 Try – Recensione by R.

  1. Stavolta farò un commento estremamente intellettuale :
    I personaggi sono tutti scemi e lo sono dalla prima stagione, ma rick ormai è proprio fuori di testa!
    La sua teoria può anche aver senso, ma l’attuazione…. Non so neanche come definirla!

    1. Che drastica! Certi personaggi sono stati insostenibili in ogni senso (Andrea ne è la regina), ma tutti no. A confronto con la gente di Alexandria perfino Maggie mi appare più intelligente!

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