The Walking Dead – 6×02 JSS – Recensione by R.

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Una giornata qualunque in quel di Alexandria, di quelle che se stessi facendo zapping non ti accorgeresti di essere di fronte ad un nuovo episodio di The Walking Dead. Salvo qualche riferimento qua e là – su tutti la richiesta di Father Gabriel di lezioni col machete a Carl – gelosie tra adolescenti, discussioni su cosa coltivare e scambi di ricette farebbero quasi pensare a Desperate Housewives con Carol al posto di Bree Van de Kamp. Ma tanto Carol quanto Bree sanno bene che la beata tranquillità circostante è solo apparenza, al contrario degli abitanti di Alexandria, la cui persistente negazione – mista ad una totale mancanza di conoscenza – della nuova realtà, li porta a ritenere più importante trovare un’impastatrice che saper usare una pistola. L’attacco dei Wolves alla loro comunità è così una doccia fredda, un evento che gli spalanca brutalmente gli occhi dopo che per giorni e giorni si sono rifiutati di credere a Rick.

Carol inforna una teglia, controlla Judith dal baby monitor e dalla finestra osserva la vicina darle retta nell’evitare di fumare in casa; un momento di banale quotidianità che si trasforma improvvisamente in una carneficina quando la medesima vicina viene accoltellata da uno sconosciuto. Una scena che si ripete in ogni angolo di Alexandria, rendendo manifesta la completa insufficienza di preparazione della comunità ad un attacco esterno. I Wolves sono spietati, non si limitano ad una coltellata, massacrano tutti quelli che trovano in un bagno di sangue; l’ennesimo gruppo di folli sulla strada di Rick&Co., questo guidato da una furia selvaggia nella convinzione che l’uomo debba tornare ad essere un lupo. Molti veterani della comunità cadono in fretta, in primis coloro che dovevano stare di guardia, pochi combattono – in pratica solo Jessie e Aaron – mentre i due restanti membri della famiglia presidenziale di Alexandria si nascondono nel camion il cui clacson ha quasi rovinato il piano di Rick. Quasi perché tutti coloro che erano coinvolti lo stanno portando avanti, solo Morgan è tornato in soccorso. Che fortuna, eh? Proprio l’uomo il cui mantra ora è “You don’t have to kill people”. Il contrasto con l’unica in grado da subito di prendere in mano la situazione diventa inevitabile.

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Carol spara ai Wolves, si traveste come uno di loro per passare inosservata, raggiunge l’armeria prima che ci arrivi il nemico; manca solo l’esplosione perché replichi la messa a fuoco di Terminus nella premiere della scorsa stagione. Lei e Morgan incrociano più volte le loro strade, ma ognuno procede dritto per la propria: Morgan invita i Wolves ad andarsene per non morire e lega quelli fermati; Carol gli spara direttamente in testa senza perdere tempo. Il primo è paladino del valore di ogni vita umana, la seconda, come Rick, ha capito che in certi casi bisogna mettere da parte la sensibilità e fare quel che si deve per sopravvivere. Terminus insegna “You’re the butcher or you’re the cattle”, non piacerà, neppure a Carol piace, piange al termine di questo massacro, ma è così; ci possono essere soluzioni diverse dall’uccidere in questa realtà? Forse. Hanno tempo per sperimentarle? Ne dubito, perlomeno nel breve termine di uno scontro armato l’ “I don’t take chances anymore” di Rick dovrebbe rimanere la regola. In parte Morgan lo capisce o non ucciderebbe il Wolf incontrato nel Season Finale quando questi non gli dà altra scelta – non prima però di dirgli “I’m sorry”; ma non abbastanza. Se fosse stato lungimirante già allora, le cose sarebbero potute andare diversamente; è vero che sono state le foto perse da Aaron ad attirare lì i Wolves, tuttavia risparmiare i due che lo avevano attaccato non è stata una buona idea, soprattutto perché era chiaro che non si trattava di persone ragionevoli. Eppure nuovamente ripete lo stesso errore, risparmiando il secondo Wolf incontrato giorni prima e i suoi compagni, crede davvero che non torneranno? Sono scappati perché gli ha detto delle armi da fuoco, appena ne trovano anche loro riappariranno più forti di prima; di fatto il ragazzo glielo dice: quella è la loro vita, l’unica possibile. Di fronte alla battuta di Morgan “You keep choosing this life, you will die”, la risposta del Wolf “We didn’t choose” vale anche per Carol e Rick: non conta quello che vogliono, possono agire solo in un determinato modo se vogliono sopravvivere.

TheWalkingDead_6x02_Jessie

Perfino Gabriel comincia a comprenderlo. Senza dubbio lo fa Jessie, che smette di essere una vittima. Ad inizio puntata la donna ha uno scontro emotivamente pesante col figlio Ron, che sembra incolparla per l’amicizia con l’uomo che ha ucciso suo padre: l’ennesima botta dopo aver subito per anni le angherie del marito. Quando però i Wolves attaccano, Jessie c’è, è pronta finalmente a difendere se stessa e i suoi figli: lotta con una furia cieca contro la donna che si è introdotta in casa sua, probabilmente incanalando su di lei la rabbia e la frustrazione accumulate in passato. Magari non diventerà come Carol, ma è già un bel passo avanti. Lo stesso che dovrebbero fare molti altri ad Alexandria, i quali invece realizzano per la prima volta l’ambiente che li circonda; Spencer è sotto shock, non capisce come sia possibile andare avanti in un mondo simile. Alla buonora!

Facciamo conoscenza con il personaggio di Merrit Wever, la nuova dottoressa Denise, una psichiatra che ha abbandonato il sogno di diventare chirurgo a causa degli attacchi di panico. Quando è chiamata ad una difficile operazione di emergenza è terrorizzata, ma fa il suo dovere, sebbene poi si riveli inutile. Capisco la buona volontà di Tara nello spronare Denise, però povera donna! È lì che deve affrontare la sua prima operazione e per tutto il tempo deve sopportare l’incoraggiamento di Tara e lo scetticismo di Eugene, mi sorprende che non li abbia colpiti col bisturi!

TheWalkingDead_6x02_Enid

Spazio di nuovo al triangolo adolescenziale. Carl salva da un attacco la vecchia versione di se stesso (Ron), il ragazzino stupido, rabbioso verso i genitori, che gioca a fare l’adulto e si caccia puntualmente nei guai. E Ron neppure lo ringrazia. Enid invece scompare nel nulla lasciandogli un bigliettino “Just Survive Somehow”, dopo essere stata il manifesto della disperazione per tutta la puntata. È proprio con lei che è iniziata, l’incipit è infatti un flashback dedicato al suo arrivo ad Alexandria; costretta a vedere i suoi genitori sbranati dagli walkers, vaga da sola e cerca di sopravvivere, lasciando ovunque e in qualunque modo la scritta “JSS”. Quando arrivano i Wolves, Carl spinge una titubante Enid a nascondersi in casa sua e per qualche secondo ho temuto che la ragazzina fosse solo una talpa dei Wolves, pronta ad attaccare Carl alle spalle. Per fortuna non accade, di certo tuttavia è un personaggio dubbio, il suo volersene andare da sola da Alexandria lo conferma. E poi c’è la tartaruga. La scena in cui la sbrana è la più disgustosa dell’episodio e stiamo parlando di una puntata che è un bagno di sangue. Riconosco però una cosa: questa immagine lascia intuire che perfino Enid ha compreso quale sia la realtà odierna, una in cui per sopravvivere bisogna spingersi al peggio, anche ad uccidere e mangiare un’innocua e innocente tartaruga; si tratta solo di “JSS, just survive somehow”, e tu Morgan?

[Questo post lo trovate anche dalle nostre affiliate The Walking Dead Maniacs ed Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

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