The Walking Dead – 6×09 No Way Out (Mid-Season Premiere) – Recensione by R.

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The Walking Dead ritorna e lo fa in modo esplosivo, letteralmente e metaforicamente parlando, facendoci dimenticare i dubbi e le perplessità emersi nella prima metà di questa sesta stagione. Sebbene infatti ci siano stati dei momenti entusiasmanti anche negli otto episodi alle spalle, si è trattato appunto solo di momenti, mentre la sensazione generale era che mancasse sempre quel qualcosa in più. Glenn versione Jon Snow è stato l’apice: tanto clamore e shock poi risolti banalmente.

Con questa puntata The Walking Dead ci riconquista; non manca nulla: alta tensione, morti improvvise, walkers in ogni dove, azione e dulcis in fundo anche l’evoluzione dei personaggi. Ci sono state delle scene in cui ho temuto che ci perdessimo nuovamente lungo la strada: Morgan ancora arroccato sulla sua posizione di regalare seconde (e terze, quarte…) chance a destra e a manca nonostante il colpo ricevuto come ringraziamento; Glenn intento a dare lezioni di vita ad Enid… ma basta, è la terza puntata che le spiega le stesse cose con parole diverse! E su Glenn un appunto ce l’ho: fra le persone che hanno contribuito a renderlo ciò che è, ha ricordato Andrea e non sua cognata Beth… Andrea! Seriamente, Glenn? Una fa di tutto per dimenticarla e tu me la ricordi così?! Per fortuna però si tratta solo di scene brevi che indirettamente danno un senso anche ad alcuni sviluppi successivi.

L’episodio riprende là dove eravamo rimasti, nel bel mezzo della camminata di Rick&Co. mimetizzati fra gli walkers, con la differenza che Sam ora è zitto. Tutto sembra procedere bene, ma gli zombie sono troppi, l’unica via è allontanarli da Alexandria. È a quel punto che Father Gabriel si offre di tenere Judith al sicuro e che, nonostante l’iniziale titubanza, Rick decide di fidarsi. Ah se quella piccola sapesse già parlare! Non so se la sua faccia fosse più spaventata per gli walkers o all’idea di essere affidata a Gabriel!

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Cala la notte ad Alexandria e da lì in poi è una scarica di adrenalina senza sosta, da stravolgerci come se avessimo lottato con i protagonisti. È Sam a scatenare un micidiale effetto domino. Ovviamente Sam. Eppure ci illude di farcela quando vuole restare a tutti i costi a fianco della madre sebbene possa nascondersi con Judith e Gabriel. Crede di essere in grado di andare avanti. Superato il momento del tuffo, sembra che riesca a nuotare, ma poi gli walkers e il risuonare delle parole di Carol gli provocano un attacco di panico che realizza quanto abbiamo profetizzato al termine del Mid-Season Finale. Sam si blocca, piange, biascica qualche parola e in un attimo gli walkers gli sono addosso, lo sbranano di fronte alla madre. Jessie è impietrita, non riesce a lasciare la mano del figlio e le sue urla attirano su di lei gli walkers. Rick è immobile dinanzi a quella scena, il dolore e la sconfitta dipinti sul volto. Ci mette qualche secondo per comprendere il richiamo di Carl, la cui mano è ancora trattenuta da quella di Jessie: è solo questioni di secondi perché sia lui la prossima tessera a cadere. Rick si riscuote e taglia la mano della donna con un’accetta. Breve sospiro di sollievo (perché sì, ribadisco la mia colpa, sono affezionata a Carl dalla quarta stagione). Anzi brevissimo. Ron ha appena assistito alla morte del fratellino e della madre a causa degli walkers, alla mutilazione del braccio della madre ad opera di Rick per salvare Carl, dopo che il primo ha ucciso suo padre e il secondo ha flirtato con la sua ragazza: il breakdown mentale ed emotivo è inevitabile. Ron punta la pistola a Carl, Michonne uccide Ron con la sua spada, ma parte un colpo che prende Carl dritto dritto nell’occhio destro. Non respiravo più, ero stremata, per un secondo ho addirittura pensato che fosse tutta un’allucinazione di Rick stile Final Destination. E invece no.

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Nel giro di pochi secondi è il caos più totale e apparentemente può solo peggiorare: Rick riesce a portare Carl in infermeria e preso dalla rabbia e dalla disperazione si getta nella massa di walkers, pronto ad eliminarli uno ad uno. Fortunatamente resta da solo per poco. Michonne apre la via a tutti gli abitanti di Alexandria rimasti che, seppur con qualche iniziale esitazione, capiscono che è arrivato il momento di lottare per sopravvivere: non possono più nascondersi dietro a delle mura o aspettare che altri agiscano per loro, perché come ha letto Enid in chiesa “Faith without works is dead”. “No one gets to clock out today. And, hell, this is a story people are gonna tell” queste invece sono parole di Eugene, ma è come se appartenessero a tutti, prima a coloro che avevano già dato dei buoni segnali di reazione, poi agli altri. È il momento della grande battaglia. Tutti combattono. Insieme a Rick. Arrivano pure Carol e Morgan, che così mettono per un po’ da parte i loro attriti. Pochi istanti prima Morgan non aveva solo ribadito la sua posizione, ma indirettamente aveva rafforzato quella contraria della donna: le ha ricordato Sophia, ma soprattutto Ed, quel marito che per anni l’ha abusata e fino all’ultimo non è mai cambiato. Resto dalla parte di Carol, concordo in pieno con lei quando accusa Morgan di aver salvato il Wolf per se stesso e non per il bene della comunità; eppure ad un certo punto c’è la sensazione che il Wolf sia cambiato, in qualche modo. Di certo mi è parso che fosse più sicuro stare in sua compagnia che con Gabriel o qualsiasi altro abitante di Alexandria. E infatti quando ha l’opportunità di salvarsi, torna indietro per aiutare Denise, finendo morso (e poi ucciso da Carol); non so se sia davvero cambiato per gli ultimi minuti della sua vita o se l’abbia aiutata perché necessitava delle sue cure mediche, ma avrei scommesso di più sul suo aiuto che su quello della gente di Alexandria.

Anche Enid lotta con Glenn per salvare Maggie. Quest’ultima rischia di gioire e disperarsi nel corso dello stesso minuto quando il marito per allontanare gli walkers da lei finisce per essere circondato; ma Abraham e Sasha arrivano in suo soccorso. Daryl mette a fuoco mezza città e la battaglia di Alexandria si conclude, raggiungendo il punto visivamente più d’impatto con l’immagine di ogni singolo personaggio intento a combattere. È una battaglia che sa di storia, gli umani uniti hanno sconfitto gli walkers; e tutti sono sopravvissuti. Rick ce l’ha fatta e stavolta, contro ogni sua previsione, con l’aiuto di tutti. Di fronte a Carl ferito, lo Sceriffo Grimes per la prima volta da quando si è risvegliato dal coma ha fiducia nel futuro e nel progetto di Deanna, vuole e sa di poter costruire un nuovo mondo. Un mondo migliore per suo figlio, la cui stretta di mano conferma la speranza per il futuro.

È una nuova alba ad Alexandria per tutti. E in particolare lo sarà per padre e figlio. Ora dovranno riprendersi e cominciare a ricostruire. Ma senza adagiarsi sugli allori, perché il pericolo è dietro l’angolo, Daryl, Sasha e Abraham lo sanno bene. Ad inizio puntata abbiamo assistito all’incontro-scontro con gli uomini di Negan e sono stati cinque minuti di ansia con il capo della banda di bikers sul punto di uccidere Abraham. Per fortuna Daryl salva all’ultimo istante la situazione, riducendo i motociclisti a brandelli grazie al lancia-granate. Un po’ mi è dispiaciuto per la così rapida dipartita dal capobanda con quel suo inquietante carisma. Tuttavia considerando la nomea di Negan, che di certo non prenderà bene la perdita del suo gruppo, avremo presto a che fare con ben altri livelli di perfidia. Dopo metà stagione così così, questo episodio ci restituisce il The Walking Dead che ci piace tanto ed inaugura una nuova speranza, non dimenticando però il nuovo nemico all’orizzonte.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥♥ Capolavoro

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

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