The Walking Dead – 6×13 The Same Boat – Recensione by R.

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I primi minuti hanno fatto temere che avremmo seguito il percorso che ha portato Maggie e Carol a finire prigioniere dei Saviors, raggiungendo solo al termine la medesima timeline con cui si è concluso il precedente episodio. Fortunatamente non è andata così. Cronologicamente andiamo avanti e sebbene la puntata sia incentrata esclusivamente su Maggie e Carol, le due donne non ci fanno per nulla rimpiangere i loro colleghi uomini. Il contribuito in tal senso arriva anche dalle Saviors, in 40 minuti che è inevitabile commentare inneggiando al Girl Power!

Sono le donne infatti a governare l’episodio. Maggie e Carol vengono catturate da quattro Saviors, tre donne e un uomo. Quest’ultimo è però messo subito fuori gioco, prima dalla ferita d’arma da fuoco causatagli da Carol, poi dalla sua stessa “babe” Paula che – di fronte alla violenza dell’uomo contro Carol – lo colpisce e lo definisce “just a warm body for my bed”. Da subito è chiaro che Paula (Alicia Witt), Molly e Michelle sono donne toste, per le quali il venir meno degli unici uomini del loro gruppo (Primo è prigioniero di Rick&Co.) è tutt’altro che uno svantaggio. La contrapposizione dei minuti iniziali, con Maggie e Carol legate ed imbavagliate mentre vengono schernite dalle altre, dura poco; in fretta comprendiamo che la differenza fra loro non è affatto così netta. Anzi, la sensazione che pervade la puntata è che se avessimo seguito dall’inizio i loro percorsi forse è con Paula, Molly e Michelle che ci schiereremmo. Se l’incallita fumatrice Molly occupa un ruolo un po’ defilato, Paula e Michelle rappresentano infatti le perfette controparti rispettivamente di Carol e Maggie.

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Gran parte della colpa per essere state catturate va attribuita a Maggie, se non si fosse impuntata ostacolando Carol probabilmente le Saviors non avrebbero avuto alcuna arma contro Rick&Co. Tuttavia in questo episodio Maggie lascia da parte la stupidità che l’aveva contraddistinta, dimostrando nervi saldi e determinazione. Soprattutto, la Greene non si lascia addolcire dalla storia di Michelle, fortunatamente perché di sicuro quest’ultima non le avrebbe reso il favore. La scoperta della gravidanza di Maggie scalfisce per un momento la durezza di Michelle e il motivo è presto spiegato: anche lei era incinta e avrebbe chiamato il figlio come suo padre. Alla donna è stato inoltre tagliato un dito per aver tentato di rubare della benzina per andare a cercare il suo compagno, insomma Michelle come Davos di Game of Thrones, Stannis docet. Come ho detto però, la donna si lascia turbare solo per un istante: non vuole la compassione di Maggie, vuole solo sapere da quale luogo confortevole arriva.

Se Maggie viene abbastanza lasciata in pace, il merito va a Carol che si rituffa perfettamente nel ruolo di vittima delle prime stagioni, la donna indifesa, abusata dal marito, che prega Dio per il bene della figlia e talmente spaventata da andare in iperventilazione. Un “nervous little bird” ancor più delicato di quello che si è presentato ad Alexandria perché solo con una recita simile le avversarie attuali non possono minimamente immaginare a cosa stanno andando incontro. Paula però non ha alle spalle una storia tanto diversa da quella di Carol: era una donna tranquilla, faceva la segretaria e leggeva mail automotivazionali; quando l’epidemia è esplosa non ha potuto rivedere né il marito né le quattro figlie, era bloccata in ufficio con il suo capo, il primo uomo che ha ucciso per poter sopravvivere. Ha smesso di contare le persone ammazzate quando il numero ha raggiunto la doppia cifra; Carol ha appena cominciato a farlo ed è a 18.

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Carol e Maggie al pari delle loro avversarie non si ammorbidiscono di fronte a quelle esperienze, anzi si ergono come le protagoniste di un horror, trasformandosi da vittime in carnefici, tutto per sopravvivere e proteggere il loro gruppo. Il neo zombie Savior viene sfruttato per uccidere Molly, mentre Michelle e Paula devono vedersela faccia a faccia con le loro controparti, anche se il colpo decisivo spetta in entrambi i casi a Carol, che prima spara a Michelle poi impala Paula, che è così disgustosamente divorata da uno walker. E non è finita: le donne attirano gli uomini chiamati da Paula nel mattatoio e gli danno fuoco. Distrutte e ricoperte di sangue escono dall’edificio dove ritrovano il loro gruppo e possono finalmente lasciarsi andare: con l’ “I can’t anymore” di Maggie a Glenn e Carol tra le braccia di Daryl possiamo tirare un gran sospiro anche noi. Per Carol qualche riflessione in più è però d’obbligo, la donna sta infatti subendo il peso delle parole di Morgan, che quindi fa danni anche da lontano. Contare le persone uccise è il minimo, Carol difatti esita dinanzi all’avversario: spara a Michelle solo quando questa tenta di colpire Maggie al grembo e ripete più volte a Paula di scappare perché non vuole ucciderla; anche con l’uomo ad inizio puntata ha esitato. Dalla Mid-Season Premiere Carol sta cambiando; saranno le parole di Morgan, l’avere ucciso il Wolf nonostante stesse aiutando Denise o la morte di Sam, un turbamento in Carol c’è e questo non è proprio il momento per dubitare di se stessi e lasciarsi dominare dai rimorsi.

Michelle, Maggie, Carol e Paula hanno subito perdite dolorose e per sopravvivere hanno dovuto compiere atti che non si sarebbero mai immaginate. Sono davvero molto simili e forse questo discorso potrebbe estendersi ad altri Saviors: come dice il titolo dell’episodio, sono tutti sulla stessa barca. Potremmo dire che la differenza sta nel fatto che il gruppo di Rick si sta solo difendendo come accaduto con tutti i folli incontrati in passato, però stavolta è diverso. Paula lo fa notare a Carol quando parlano del gruppo di motociclisti: in quel caso l’esplosione causata da Daryl è stata una reazione ad un attacco, ma quello appena avvenuto? Negan non sa nemmeno della loro esistenza, Rick&Co. hanno dato il via al massacro. “You’re not the good guys” dice Michelle a Maggie e se la guardiamo dal suo punto di vista non ha tutti i torti. Dire che attaccano i Saviors prima di essere attaccati, non è tanto diverso dal ragionamento delle gente di Terminus: anche loro avevano imparato a trasformarsi in butchers per non correre più il rischio di diventare cattle.

Negan è stato descritto loro come un maniaco che li ucciderebbe alla prima occasione e questo è il dato su cui devono concentrarsi per andare avanti ora che hanno innescato la miccia. A maggior ragione considerando che non hanno ancora idea di quanto Negan sia maniaco. Non sanno nemmeno chi sia. I Saviors ne parlano con toni quasi epici, ingigantendo ulteriormente la sua nomea; arrivano addirittura a dire “We are all Negan”. Primo sostiene di essere lui e Rick lo uccide concludendo l’episodio, ma la realtà è ben diversa. Il gruppo dei Saviors è più esteso e pericoloso di quanto credono e se si lasciano indebolire da improvvisi buoni sentimenti non hanno speranze.

Voto all’episodio: ♥♥♥ TV di qualità

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