The Walking Dead – 6×14 Twice As Far – Recensione by R.

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I giorni trascorrono tranquilli in quel di Alexandria, dove la solita routine si ripete introducendo qualche piccolo elemento di novità qua e là. E così è anche per i primi trenta minuti di questo quattordicesimo episodio, sino ad una carrellata di eventi che alternano OMG! a WTF?!

Ad Alexandria la relazione tra Carol e Tobin è un fatto ormai e la donna si ritaglia ogni giorno qualche minuto sul dondolo a fumare e pregare col rosario; Morgan ha finito di costruire la sua cella; Eugene partecipa attivamente ai turni di guardia; Rosita e Spencer colmano, l’uno fra le braccia dell’altra, la solitudine in cui si sono improvvisamente ritrovati – lui ci crede più di lei. Quando due spedizioni si allontanano dalla comunità, sono Eugene e Denise a rivelarsi i protagonisti della puntata. I due indifesi amanti della scienza si mettono in gioco per dimostrare a se stessi e agli altri che sanno adattarsi a questo nuovo mondo: pure loro hanno raggiunto il secondo livello e sono dei sopravvissuti; forse non sono ancora bravissimi in un corpo a corpo con uno walker, ma possono cavarsela. Eugene vuole creare proiettili – la nuova moneta della realtà attuale – Denise convince Daryl e Rosita ad accompagnarla in una spedizione alla ricerca di medicinali. La fan di Grey’s Anatomy alterna momenti di difficoltà e sconforto a confidenze (aveva un gemello di nome Dennis) e comicità (quando cerca di spiegare a Daryl come usare il cambio manuale), mentre Eugene è il solito Eugene. Entrambi decidono di alzare la testa prima coi fatti (cercando di eliminare da soli uno walker) poi con le parole, purtroppo lo fanno nel tempo e nel luogo sbagliati. Fin qui non si può definire una puntata esaltante, apparendo piuttosto l’episodio d’intervallo tra un’azione e l’altra per approfondire la psicologia dei personaggi. Ce ne stiamo lì, cercando di capire cosa stia passando Denise e soprattutto cosa diamine stia dicendo Eugene che non rallenta mai la sua parlantina. Ma come nelle puntate precedenti, nell’istante in cui ci stiamo mettendo il cuore in pace che nulla di rilevante accadrà, ecco che il condivisibile – soprattutto quando parla della sicurezza che le trasmette Daryl – sfogo di Denise viene interrotto da un colpo della riapparsa balestra di Daryl. Una freccia le trafigge da dietro l’occhio e lei va avanti a parlare ancora per qualche secondo.

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Un gruppo di uomini armati, con Eugene prigioniero, si para di fronte a Rosita e Daryl. Al comando Dwight, il ragazzo incontrato da Dixon nella foresta andata a fuoco nell’episodio 6×06, lo stesso che prima lo aveva rapito e poi gli aveva rubato la moto come “ringraziamento” per l’aiuto ricevuto. C’erano gli indizi di una sua eventuale ricomparsa: prima la moto che suggeriva che quel ragazzo si fosse piegato al volere di Negan, poi la statuetta e le due chiacchiere di Daryl con Carol. Dwight non è più quello incontrato nella prima parte della stagione, metà del suo volto è ustionata, probabilmente il prezzo che ha dovuto pagare a Negan. Ma soprattutto è incattivito: allora sembrava solo un ingrato incapace finito in una brutta situazione, troppo spaventato da Negan per pensare di comportarsi correttamente con colui che lo aveva salvato; ora è al comando di un gruppo armato, ha appena ucciso una donna – l’altra volta aveva affermato che non aveva mai ammazzato un essere umano perché “(…) if I did, there’d be no going back” – ed è talmente incazzato con Daryl da confermare che non era lei il vero obiettivo mirato con la balestra. Il suo comportamento e il modo in cui parla di accordi – vuole che li facciano entrare ad Alexandria – lascia intendere che anche lui si sia adattato e più precisamente che si sia adattato al mondo di Negan: a voler riprendere le sue vecchie parole, Dwight si è inginocchiato e ha accettato di uccidere in favore di qualcun altro. Per fortuna anche Eugene è davvero passato al secondo livello: indicando Abraham, distrae gli uomini di Dwight per poi mordere letteralmente la virilità di quest’ultimo; adesso Daryl non è più il primo sulla lista degli uomini più odiati da Dwight. Eugene rimane ferito, ma Abraham, Daryl e Rosita lo mettono in salvo. Il nuovo incontro con gli uomini di Negan si è risolto anche oggi, ma stavolta c’è la prima perdita.

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Ammetto che dire addio a Denise mi dispiace; insieme a Heath era l’unica dei nuovi personaggi che apprezzavo. L’abbiamo vista superare le sue paure, impratichirsi con la medicina grazie al manuale Gray’s Anatomy, rischiare la morte pur di recuperare una lattina della bibita preferita dalla sua ragazza e pentirsi per non essere riuscita a dirle che l’amava. È proprio un peccato averla persa così.

Mentre la decisione di Abraham e Sasha di darsi una chance mi pare il minimo dopo come è stata trattata la povera Rosita, altre scelte delle puntata lasciano un po’ più dubbiosi. Nella chiacchierata iniziale con Carol, Daryl, in riferimento a coloro che gli avevano rubato la moto, afferma quasi profeticamente “I should’ve killed them”, come dargli torto col senno di poi? Successivamente Dixon preferisce la strada “twice as far” per raggiungere la farmacia, mentre Rosita opta per il sentiero più breve; al ritorno ripiega invece anche lui su quest’ultimo – che si rivela fatale – “accontentando” le due donne, perché? Te lo insegnano perfino le fiabe che il percorso principale è da preferire e in generale i sopravvissuti hanno sempre seguito questa regola, quindi perché, Daryl? Perché?

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Ma il più grande “perché” della puntata deve essere rivolto a Carol, la cui crisi raggiunge un livello inaspettato. Mentre Morgan ultima la cella che dovrebbe dare la possibilità di scegliere tra uccidere o meno il prossimo nemico – e che probabilmente resterà vuota – Carol cerca sollievo nella preghiera e nel rapporto con Tobin. Quando Daryl le domanda cosa hanno fatto a lei e Maggie, risponde “To us? They didn’t do anything” e già lì si capisce che non riesce proprio ad accettare le sue ultime azioni. La morte di Denise non ha l’effetto di riscuoterla come si potrebbe immaginare, anzi. Rick l’aveva allontanata nella quarta stagione perché uccidendo dei compagni per impedire la diffusione dell’epidemia si era spinta troppo in là. Ora è lei a convincersi di essersi spinta ancor di più troppo in là e che quindi l’unica soluzione è andarsene. “I can’t love anyone because I can’t kill for anyone. So I’m going like I always should have” scrive in una lettera. Ora, Carol è la stessa che nella scorsa stagione non si era mai fatta abbindolare dalla perfezione di Alexandria, sapeva cosa bisognava fare per tutelare se stessa e il suo gruppo. È sempre stata forte e determinata quindi una crisi ci può stare. Ok il tormento interiore, però questo isolamento a cui si condanna cos’è? Come siamo passati dalla badass Carol che tanto amiamo a questa? Possibile che l’ultima serie di eventi l’abbia sconvolta tanto? Devo dire che questa svolta mi lascia alquanto perplessa.

Come annunciato da Entertainment Weekly, il Season Finale di The Walking Dead sarà, al pari dell’anno scorso, di 90 minuti (pubblicità compresa, quindi riduciamolo pure ad un’ora o poco più). Ci sarà dunque più tempo per la presentazione dell’attesissimo Negan, il cui faccia a faccia con Rick&Co. è ormai inevitabile. Gli scontri con i suoi tirapiedi si sono finora risolti a favore dei nostri sopravvissuti, ma la perdita di Denise rende chiaro anche dalla parte dei nostri che la guerra è solo all’inizio. L’incontro con Negan dovrebbe avvenire proprio nel Season Finale e ora la domanda è: Carol ci sarà?

Voto all’episodio: ♥♥♥ TV di qualità

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

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