The Walking Dead – 7×01 The Day Will Come When You Won’t Be (Season Premiere) – Recensione by R.

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Sono passati più di sei mesi da quando The Walking Dead ci ha lasciati con quel discutibile cliffhanger. A volerci stuzzicare ancora di più, quest’anno la premiere è arrivata con una decina di giorni di ritardo rispetto alle tempistiche a cui eravamo abituati. Ma stanotte la vittima di Negan è stata finalmente rivelata ed ogni minuto ha fatto subito raggiungere livelli superiori alla presentazione dell’uomo come il villain più malvagio di sempre.Una delle critiche principali mosse a quel cliffhanger è l’inevitabile calo di tensione in tutto questo tempo, rendendo meno coinvolgente la morte del personaggio una volta scoperta la sua identità. I produttori scongiurano questo rischio con una costruzione dell’episodio e l’inserimento di ulteriori twist che ti riportano nell’esatta condizione del finale di stagione: a trasalire e tremare di paura insieme ai protagonisti di fronte a ciascun movimento di Negan e della sua Lucille. La puntata si apre sullo sguardo di Rick, il nostro Sceriffo in grado di rialzare la testa e lottare in ogni situazione. Ed in effetti è così che ci appare anche stavolta. Lo avevamo lasciato mentalmente distrutto e lo ritroviamo con una rinascente, seppur flebile, voglia di combattere, come risvegliata dal massacro a cui ha appena assistito. Rick minaccia Negan e la tortura psicologica di quest’ultimo ricomincia, trascinando dentro anche noi. Il cliffhanger viene così ulteriormente prolungato, mostrandoci ad ora solo il sangue su Lucille e i resti di un non identificabile cranio maciullato. Negan tormenta Rick rammentandogli come le cose sarebbero potute andare (cioè peggio) e come di fatto sono andate, con di contorno la corsa dello Sceriffo fra gli walkers a rendere tutto più creepy e confusionario. Un susseguirsi di immagini fra ricordi e paure, sino al ritorno alla scena conclusiva del finale di stagione, riproposta sin dal principio della conta. “Eenie, meenie, miney, mo” scandisce nuovamente i battiti cardiaci nostri e dei personaggi, con il terrore di scoprire a chi toccherà, finchè Lucille si ferma e stavolta la ripresa svela che di fronte a lei c’è Abraham. Il sergente non fa una piega, resta in piedi e risponde a tono a Negan perfino dopo la prima mazzata; ma i colpi successivi sono un mostruoso massacro. Il manifestato desiderio paterno nel Season Finale si è dunque davvero rivelato letale ed è un vero peccato, trattandosi per me dell’unico fra i non veterani dello show che si era conquistato un posto intoccabile fra questi ultimi.

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Premettendo che a me dispiace parecchio per la sua morte, Abraham è una scelta “comoda” che da un lato ci toglie un personaggio di peso senza però intaccare lo zoccolo duro del cast e dall’altro evita il rischio prevedibilità risparmiando la vittima designata dai fumetti. O almeno questa è la sensazione iniziale, perché oltre a Rick c’è qualcun altro che ancora non si è definitivamente arreso a Negan, Daryl, che si ribella quando l’uomo provoca Rosita. Negan è un uomo di parola e quel gesto deve essere pagato. Stavolta niente conte e niente attese, Lucille colpisce all’improvviso Glenn, facendogli letteralmente saltare un occhio fuori dalla testa. È una scena ancor più raccapricciante della precedente, con il ragazzo delle pizze dal volto ormai devastato che trova la forza di dire poche ultime parole alla sua Maggie “Maggie, I’ll find you”, prima di crollare con le mazzate successive. E così Abraham si trasforma in un diversivo per sviarci da quello che era l’esito più quotato, rendendolo inaspettato. Glenn infatti non era solo uno degli originali della serie (già prima del Season Finale c’era la quasi certezza che ad andarsene sarebbe stato proprio uno di loro), ma soprattutto era la vittima di Negan nei fumetti. La sua fastidiosa quanto inutile morte apparente nella scorsa stagione esponeva al rischio della ripetitività, tuttavia anche qui la costruzione degli avvenimenti ha funzionato. La morte di Abraham ci ha fatto abbassare la guardia e lì Negan ha colpito nuovamente in modo ancor più efferato per noi e per Rick.

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Perdiamo difatti brutalmente uno dei quattro sopravvissuti presenti sin dalla prima stagione, in tal senso è davvero una perdita devastante, da cui è difficile capire se e come Rick riuscirà a rimettersi in sesto. E tuttavia proprio per questo è quella più adeguata, al di là del dispiacere. Perché da un lato la sua morte dà il via ad una nuova fase narrativa per i protagonisti rimasti (così come ci avevano anticipato i produttori giustificando il cliffhanger). Dall’altro, Glenn era forse tra i veterani l’unico sacrificabile, avendo ormai esplorato il suo personaggio sotto ogni sfaccettatura, dall’amico al marito, al padre (qui almeno per quanto concerne le prove di paternità accennate con Enid); inoltre rispetto alla coppia Glenn-Maggie, dubito che avrebbero potuto trovare qualche altro espediente per renderla ancora interessante – e se non abbiamo avuto il “E vissero per sempre felici e contenti” con Meredith e Derek in Grey’s Anatomy, non vedo perché avrebbe dovuto essere diverso per loro.

La fioca spavalderia manifestata ad inizio puntata da Rick, crolla man mano che realizza quanto accaduto e per essere certo di soffocarne la fiammella, Negan minaccia di uccidere tutti i suoi compagni rimasti se non taglierà il braccio a Carl – che mantiene un encomiabile sangue freddo! Una nuova tortura di cui ci viene però risparmiato il macello finale. Negan blocca infatti Rick quando riconosce in lui un nuovo sguardo: non più quello spaventato, sconvolto, ma ancora vivo, da leader, visto in apertura di puntata. Ora è solo devastato, completamente abbattuto. Non c’è più un respiro per minacciare, non una forza per usare l’accetta contro il nemico. Rick non è più il leader, ora c’è Negan al comando. Tutti i sopravvissuti sono in quello stato: prosciugati, incapaci perfino di disperarsi per la carneficina cui sono stati sottoposti i loro amici; restano lì innocui e immobili anche quando Negan e i suoi uomini se ne vanno. Perfino la forza della disperazione li ha abbandonati. Solo una fisicamente ed emotivamente distrutta Maggie sembra averne ancora un po’ e li sprona a prendersi almeno cura dei corpi di Glenn e Abraham.

Il primo incontro con Negan ha rispettato le aspettative, abbiamo assistito ad “a productive damn day”, non facendo mai mancare tensione, ansia ed efferatezza. Non rimpiango il Governatore solo perché Negan è di gran lunga più accattivante. Se la struttura dell’episodio è riuscita a ricreare e mantenere l’angoscia del Season Finale, meno ha forse potuto dal punto di vista emotivo, almeno per quanto mi riguarda (oppure ero troppo agitata per commuovermi). Il fatto che Daryl sia vivo ha certo aiutato in questo senso; tuttavia per lui, prigioniero di Negan (e Dwight), la situazione resta critica. The Walking Dead è ad un nuovo inizio con Rick&Co. di “proprietà” di Negan: un nuovo ordine è stabilito quindi, citando Negan, “Welcome to a brand new beginning, you sorry shits!”.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥♥ – adesso però basta cliffhanger simili!

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