The Walking Dead – 7×04 Service – Recensione by R.

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In anticipo rispetto alla settimana indicata a Rick, Negan si presenta per il primo tour nella sua nuova colonia e, si sa, le visite a sorpresa sono spesso fonti di guai. Già dall’inquietante knock knock al cancello di Alexandria si ha la sensazione che avremo davanti minuti carichi di tensione, dove ogni piccolo segno di non cooperazione potrebbe dare il via ad un’altra carneficina. Stavolta però a lasciarci spiazzati non è il sangue versato (che non c’è), ma poche parole di Rick non meno dolorose di una vera ferita.

Non che il pericolo di una mattanza manchi. Sempre lenti a capire in che situazione si trovano, gli abitanti di Alexandria lo rendono infatti concreto in più occasioni, impegnandosi nel rendere la visita dei Saviors più insopportabile e deleteria di quanto già non sia di per sé. Sguardi di disprezzo, assenze e veri e propri atti di opposizione fanno da contraltare all’assoluta sottomissione di Rick, irriconoscibile tanto a coloro che fino a ieri lo temevano quanto alle persone a lui più vicine. La gente di Alexandria prima non aveva idea del pericolo walkers al di là delle mura, ora non comprende quello rappresentato da Negan, non ha visto di cosa è capace, lo ha solo sentito raccontare. Carl (li tagliamo quei capelli?!), Michonne e Rosita ne sono invece stati testimoni, eppure non hanno perso del tutto la forza di lottare. Tutti loro sono accomunati dall’idea che prima o poi una via d’uscita ci sarà. Rick no. La tortura subita da Negan nella premiere ha ottenuto pienamente l’effetto desiderato, rendendo il Rick barbuto del filmato un lontano ricordo. Il Grimes attuale mi ricorda il Reek di Game of Thrones, quel Theon distrutto da Ramsay che per nulla al mondo avrebbe disobbedito al suo padrone. Per tutto l’episodio Negan affida a Rick la sua Lucille così come Ramsay aveva dato un rasoio in mano a Theon (4×02): ad entrambi basterebbe un piccolo gesto, eppure nessuno dei due si arrischia a ribellarsi al suo padrone. Ci sono dei brevi momenti in cui lo Sceriffo sembra sul punto di esplodere, ma riesce a trattenersi.

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Purtroppo Rick mantiene il medesimo contegno nei confronti di Spencer. Lo stesso ragazzo che per la sua incapacità ha messo in pericolo sé e gli altri in più occasioni, ruba scorte di cibo e liquore ed ora, nascondendo due pistole (che probabilmente non sa nemmeno usare), ha quasi fatto uccidere la povera Olivia, proprio lui si permette di fare la predica a Rick, incolpandolo di tutte le disgrazie passate, presenti e future. Non sarebbe stato un altro segno di buona disposizione affidarlo nelle mani di Negan?

Ma Rick è un brav’uomo, era rimasto tale anche nei suoi periodi più bui quando le differenze con Negan non erano poi tante e continua ad esserlo. Lo Sceriffo spiega a Michonne perché sta mandando giù ogni singolo rospo ripercorrendo un particolare della sua storia a cui non pensavo da diverse stagioni e che di certo non credevo sarebbe emerso in questo modo. È per il bene delle persone amate che Rick accetta la situazione attuale con Negan, così come per proteggere Judith, ha accettato di non esserne il padre biologico. Boom! Il triangolo Shane-Lori-Rick è sfortunatamente impresso nelle nostre menti e abbiamo sempre saputo che esisteva il dubbio sulla paternità della bambina. Ma Shane è morto, poi anche Lori e la questione paternità non si è mai posta veramente. Rick nel corso della seconda stagione aveva accettato quanto accaduto tra Lori e Shane e nello stesso modo silenzioso sembrava aver superato anche il dubbio sulla piccola. Invece ora lo Sceriffo dice chiaramente di sapere che la piccola non è sua. Ma lo ha accettato “I know Judith isn’t mine. I know it. I love her. She’s my daughter, but she isn’t mine. I had to accept that. I did so I could keep her alive”. La rabbia per le sopraffazioni dei Saviors e l’ansia creata ogni istante da Negan non sono niente rispetto alla stretta al cuore che causa questa confessione di Rick.

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Non possiamo sottovalutare la performance di Negan, che sarà odioso, ma di quelli che amiamo odiare, ci cattura con il suo carisma e le sue frasi ad effetto, perfette quanto disturbate, senza farci mancare qualche risata con le sue battute di cattivo gusto. La reazione alla comparsa improvvisa di Padre Gabriel (“You are creepy as shit, sneakin’ up on me, wearin’ that collar with that freaky-ass smile”) e la sintesi della posizione di Rick (“I just slid my dick down your throat and you thanked me for it”) ne sono l’esempio. Occorre però applaudire anche Padre Gabriel per il suo sorprendente ingegno: l’uomo prepara una finta tomba, facendo così credere a Negan che Maggie non sia sopravvissuta.

Non ci sono tracce né della Greene né di Sasha, tuttavia non dovremmo essere in errore nel ritenere che le due donne insieme a Michonne (giustamente piena di rabbia per i materassi rubati e bruciati) e Rosita (che chiede a Eugene di fabbricarle dei proiettili) siano le sole consapevoli di quale nemico abbiano nei Saviors e ugualmente siano ancora intenzionate a combattere. A seguire invece l’esempio di Rick sembrano essere Eugene ed Aaron; nonché il povero Daryl che, nonostante non si sia piegato a Negan, ha imparato la lezione della settimana scorsa.

Per la prima volta in questa settima stagione assistiamo ad un episodio dalla durata estesa. Un privilegio che normalmente viene attribuito a premiere, finali o episodi particolarmente impegnativi, ma che talvolta non trova ragion d’essere. E questo è il caso di “Service” che sebbene si riveli un bell’episodio nel complesso, non ha poi tante cose da raccontare che giustifichino l’extra time. Alla fine di questa quarta puntata però il nuovo stato di cose è ormai stabilito; non resta che scoprire quale strada verrà intrapresa in vista del mid-season finale.

Voto all’episodio: ♥♥♥ Stavolta le parole di Rick fanno più male di Lucille

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