The Walking Dead – 7×06 Swear – Recensione by R.

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Un episodio riempitivo in mezzo ad altri episodi riempitivi. Così potremmo definire la sesta puntata di The Walking Dead, 40 minuti dedicati ad una storia a sé, messa lì tanto per allungare ulteriormente il brodo e che nel finale manca perfino del pregio dell’originalità.

Eppure ci fornisce una risposta alla domanda che ci attanagliava da mesi, perché non abbiamo aspettato tutto quel tempo per conoscere chi sarebbe stata la vittima di Lucille o come si sarebbe evoluta la storyline di Negan, no no, tutti ci chiedevamo che fine avesse fatto Tara; non aspettavamo altro che un’intera puntata incentrata su di lei. I produttori ci tenevano talmente tanto a sorprenderci con un simile regalo che anziché diffondere il solito promo con l’anteprima dell’episodio, ne hanno confezionato uno con un’accozzaglia di immagini di quel che vedremo nelle prossime settimane. Evidentemente si rendevano conto anche loro che se avessimo intuito quel che ci aspettava, non avremmo nemmeno azzardato la visione, contribuendo alla già sussistente caduta libera degli ascolti dello show. Dopo i 17 milioni di spettatori raggiunti con la premiere, la serie ha avuto infatti un crollo che con la scorsa puntata ha toccato gli 11 milioni; una diminuzione fisiologica ci sta, specialmente dopo l’hype creato attorno alla premiere di quest’anno, ma il calo è andato proseguendo settimana dopo settimana e non lo si può considerare slegato dal fatto che la trama sia praticamente ferma da ottobre. Dalla fine della premiere i passi avanti si contano sulle dita di una mano e fra questi dobbiamo annoverare il primo bacio di Carl. Continuiamo a conoscere gente nuova i cui nomi ci scordiamo non appena partono i titoli di coda, a fare discorsi sulla morale triti e ritriti su cui ormai non ho nemmeno più voglia di riflettere e a rivivere all’infinito la stessa solfa. Durante la seconda stagione tanti si lamentavano perché non accadeva nulla e se ne stavano per 16 puntate nello stesso posto; in realtà quella è una delle mie stagioni preferite, è vero che non ci allontanavamo dalla fattoria di Hershel, tuttavia assistevamo sia ad un’evoluzione psicologica dei personaggi significativa, sia a degli avvenimenti non apocalittici, ma altrettanto rilevanti. Il triangolo Rick-Lori-Shane era al suo apice, Shane dava segni di squilibrio, nascevano lo speciale rapporto tra Carol e Daryl e l’amore tra Glenn e Maggie, Beth tentava il suicidio, Carl faceva casini e Andrea peggio di lui. Non ci si annoiava.

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Stavolta invece non vedevo l’ora che la puntata finisse perché non sono semplicemente piena di episodi che non ci fanno fare mezzo passo avanti, ma era pure incentrata su Tara, nemmeno su Heath che almeno mi fa simpatia; seriamente pensavano che fossimo tanto interessati a lei da dedicarle un’ora?! È opportuno ricordare che Tara e Heath erano partiti prima del Season Finale per andare alla ricerca di provviste, perché dalla maggioranza dei commenti ho notato che molti si erano pure scordati dell’esistenza di Tara. La ragazza dopo uno scontro con uno zombie finisce in una comunità interamente femminile e sorvolo sulle osservazioni che si potrebbero fare su una simile sorte considerata l’omosessualità di Tara. Lei ci prova ad essere furba e simpatica, ma non è Carol. S’inventa di essere in viaggio su una barca da due anni quando non distingue la cambusa dalla nave in sé; regola numero uno: inventa partendo da cose che conosci. E quando dopo due secondi il castello di carta crolla, spiffera tutto su Alexandria e il trattamento riservato ai Saviors come se le sue interlocutrici non stessero decidendo sul suo destino. Tara non coglie nemmeno lo scambio di sguardi fra la donna più anziana a capo della colonia e una che le aveva puntato un fucile, uno sguardo che almeno per qualche minuto ti fa sperare in un colpo di scena. La colonia è ostile e armata, ricorda un po’ le amazzoni e un po’ la versione bucolica delle streghe di Suspiria, peccato però che alla fine tutto si risolva con la solita pappardella che ci ripetono dalla scorsa stagione. Sebbene non avesse molto senso, per un attimo lo sguardo scambiato fra le due donne mi ha fatto pensare che la colonia potesse essere la controparte femminile dei Saviors uccisi alla stazione radio, le loro compagne, sorelle, figlie. In quel caso Tara si sarebbe trovata nella tana del lupo. Non avremmo avuto una storia diversa, ma almeno ci sarebbe stato un po’ di pepe. Purtroppo le donne hanno sì avuto a che fare con i Saviors, ma pure loro in qualità di vittime: i Saviors hanno ucciso tutti i loro uomini, sono scappate e da allora si nascondono in mezzo agli alberi. Esattamente come a Hilltop, a The Kingdom e ad Alexandria. Per nessun momento c’è la sensazione che non rivedremo più Tara, che viene ovviamente salvata dalla bastian contraria/portatrice della morale della colonia. E Tara se ne torna a casa felice e contenta prima di essere abbattuta dalla notizia della morte della sua innamorata Denise e dal peso di dover mentire a Rosita sulla mancanza di un luogo sicuro da qualche parte. L’unico il cui destino resta sconosciuto è Heath (sebbene ovviamente si divertano ancora col vizio di farci credere per qualche secondo che sia morto); considerando che l’attore è il nuovo protagonista del reboot di 24, la sua assenza è giustificata.

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Quindi per l’ennesima volta ci viene ribadito quanto i Saviors siano brutti e cattivi, sfruttatori di ogni comunità che trovano sulla loro strada. Non lo avevamo ancora capito abbastanza. Quello che poteva essere un episodio riempitivo diverso e interessante, si è rivelato insomma la solita solfa sui Saviors, per di più mettendo al centro un personaggio di cui poco ci importa, con tutto quel che questo comporta sul piano del coinvolgimento. Si possono fare puntate riempitive, non è questo il punto, ma bisogna farle bene e in modo sensato. Se avete visto Sons Of Anarchy, ricorderete “Salvage”(6×06), ecco quello per me era un bell’episodio riempitivo. Una storia divertente, una giornata ordinaria nella vita del club, che ti faceva ridere e sperare che quelle boccate d’aria si ripetessero più spesso sia per i protagonisti che per la tua salute psico-emotiva. E aveva anche senso perché veniva subito dopo un evento drammatico (l’esplosione della club house) da cui tutti necessitavano di riprendere il respiro. Storia ripetitiva a parte, la puntata su Tara e la colonia femminile si piazza invece dopo altri quattro episodi in cui non abbiamo fatto altro che tirare il respiro; posso salvare il terzo e il quarto, ma anche in quelli nei fatti non siamo andati avanti, continuano a ribadirci le stesse cose, le medesime che già avevamo appreso nella seconda parte della scorsa stagione.

Siamo fondamentalmente in stallo dalla premiere, da allora non ci sono state nuove idee né si comprende dove vogliano andare a parare, anzi sembra che non sappiano come colmare il tempo che li separa dalla pausa. E questo già non è possibile di suo, figuriamoci a due puntate dal Mid-Season finale!

Voto all’episodio: ♥ una puntata a caso di Love Boat sarebbe stata meglio

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

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