The Walking Dead – 7×07 Sing Me a Song – Recensione by R.

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A una settimana dal Mid-Season Finale, The Walking Dead aggiusta un po’ il tiro con un episodio sicuramente più entusiasmante dei precedenti, un risultato abbastanza ovvio quando protagonista della puntata è Negan. Il villain per eccellenza è infatti l’unico in questa stagione che riesce a rendere le cose interessanti, anche quando c’è appena lui (niente a che vedere con gli episodi dedicati al Governatore) e il pericolo dell’effetto rewind è dietro l’angolo. Ero molto più entusiasta per i 90 minuti (ampiamente soddisfacenti) del Season Finale di Westworld piuttosto che della durata estesa di questa puntata di The Walking Dead, tuttavia il rapporto tra Negan e Carl riaccende la curiosità su quel che ci attende.

L’arrivo di Carl al Sanctuary dimostra subito la stupidità della missione intrapresa dal ragazzino, il quale, dopo aver fatto fuori due Saviors, finisce dritto dritto nelle mani di Negan. Nonostante quest’ultimo abbia messo bene in chiaro che non lascia passare alcuno smacco, non si ha mai la sensazione che il giovane Grimes sia in pericolo di vita: certo non se la passa bene, ma l’essere figlio di Rick fa sì che Negan abbia per lui ben altri progetti. Carl è prigioniero dell’uomo, eppure nel giro di pochi secondi si ritrova in una situazione simile a quella di suo padre ad Alexandria durante la prima visita dei Saviors. Carl segue tranquillamente Negan in un tour del Sanctuary, visita la sua stanza, quella delle sue mogli (la poligamia è concessa, il tradimento assolutamente vietato) ed è testimone, insieme a tutti gli altri sottomessi, dei brutali e raccapriccianti metodi punitivi dell’uomo. Come avvenuto con Rick, a Carl viene affidata per qualche minuto Lucille, tuttavia dell’intento omicida che aveva portato lì il ragazzo non c’è più traccia, nemmeno un accenno all’utilizzo della mazza contro il nemico. Carl a tratti appare più come un protetto di Negan, anziché un prigioniero.

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Dandoci l’ennesima quanto accattivante prova del suo carisma, Negan umilia e tortura psicologicamente Carl. Lo stuzzica sul ricordo della madre, lo fa cantare per lui, ma soprattutto lo costringe a togliersi la benda dall’occhio per poi mortificarne il suo stato: in quel momento è impossibile non provare una stretta al cuore per quel ragazzino. Perché Carl sarà anche cresciuto in fretta e potrà aver avuto comportamenti che non lo hanno reso il personaggio più simpatico della serie, ma è ancora solo un ragazzino, un adolescente che deve capire quale sia la sua strada. Partendo da questa consapevolezza l’atteggiamento successivo di Negan assume una luce più impressionante: Negan esalta infatti l’intelligenza e il coraggio di Carl, loda qualcosa che Rick criticherebbe, qualcosa che di recente è lontanissima da tutti gli uomini che fanno parte della vita del ragazzo. Negan è tutto ciò che al momento suo padre non è, perfino Daryl gli appare ora come un sottomesso derelitto. C’è davvero il rischio che Carl passi al lato oscuro? Dopotutto basterebbe dare un’occhiata alla coppia Sherry-Dwight per capire che resistere a Negan non è affatto semplice. E la debolezza di Carl verso i sociopatici è già stata dimostrata ai tempi di Shane; da allora il giovane Grimes ha fatto enormi passi avanti, eppure non mi sentirei di escludere totalmente una simile ricaduta.

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In ogni caso Negan è mille volte meglio di Shane. È inutile sottolineare quanto sia sadico, perverso, bullo, sfruttatore, maestro nella mortificazione e chi più ne ha più ne metta, Negan è il solo che ultimamente si è dimostrato in grado di risollevare le puntate. Anche in questa ci sono stati elementi già usati (la punizione di Mike è semplicemente la messa in video di quanto accaduto a Dwight) ed è inoltre un episodio di un’ora in pratica interamente incentrato sul leader dei Saviors. Eppure i minuti in sua compagnia scorrono veloci, con il giusto mix tra disturbante ironia, tensione e sviluppo (seppur lento) degli eventi. Tutti gli altri, Rick compreso, restano sullo sfondo; vengono mostrati poco e a volte per cose talmente inutili, che le loro scene rappresentano una fastidiosa interruzione ai monologhi di Negan.

Rick e Aaron trovano l’abitazione ricca di risorse (e armi) di un uomo presumibilmente morto e che è ovviamente difficilissima da raggiungere perché circondata da un lago pieno di walkers. Rosita forza Eugene a fabbricarle un proiettile; sorvolando sul fatto che la richiesta di quest’ultimo risale alla puntata numero quattro, dobbiamo sopportare l’ennesimo predicozzo sulla codardia e inutilità di Eugene, cosa che credevo fosse stata ormai superata da tempo. Abbiamo pure slot dedicati a Spencer, che confessa a padre Gabriel quanto odi Rick, nonché la sua convinzione di poter essere un leader migliore. Ormai l’idiozia di Spencer non fa nemmeno ridere, perfino io al pari di Gabriel avrei preferito fare la strada a piedi in mezzo agli walkers piuttosto di passare un altro minuto in auto con lui. Purtroppo la fortuna anziché aiutare gli audaci, aiuta quelli come Spencer, che invece di venire sbranato dall’unico zombie che incontra (e che muore solo cadendo dall’albero), trova un biglietto in latino che lo conduce in un nascondiglio pieno di provviste. Resto convinta che sarebbe stato più produttivo perdere Spencer che trovare quelle risorse. Jesus è nel frattempo riuscito ad introdursi nel Sanctuary, sarà suo il messaggio “Go now” lasciato a Daryl con tanto di chiave e fiammifero?

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Una delle scene conclusive spiega invece il senso della prima a cui abbiamo assistito. Michonne prepara una trappola che blocca la strada ad una Savior e, non senza difficoltà, la costringe a portarla da Negan. Peccato che Negan sia ad Alexandria e non abbia alcuna intenzione di andarsene. Dopo aver terrorizzato e offeso Olivia, fatto un breve tour della comunità accompagnato da Carl, Negan si gode una limonata sul portico di Rick cullando Judith e giunge alla conclusione che vivere lì, piuttosto che in quell’enorme grigio stabilimento, non sarebbe una cattiva idea. Questa è l’ultima immagine che vediamo prima del Mid-Season Finale. Eh sì, siamo già al momento della pausa. Non è accaduto molto dalla premiere – è significativo che sia Carl ad aver fatto più passi avanti di tutti – e non è affatto chiaro dove la prossima puntata ci porterà a livello di storyline. I protagonisti sono sparsi nel circondario, ognuno con una propria missione. Dal promo pare che, tra una digressione e l’altra, dovremo attendere con Negan il ritorno di Rick, quindi almeno la “buona” compagnia sembra assicurata.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – non oso immaginare come potrebbero essere i pacchi regalo di Negan

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