The Walking Dead – 7×08 Hearts Still Beating (Mid-Season Finale) – Recensione by R.

Dopo una premiere elettrizzante ed una serie di episodi lunghi e di poca sostanza, è arrivato puntuale il Mid-Season Finale di The Walking Dead che segna l’inizio della risalita per i protagonisti. Se questa sarà accompagnata anche da quella dello show in sé, dobbiamo attendere la seconda metà della stagione per scoprirlo.

Forse lo show AMC mi aveva abituata troppo bene sino alla quinta stagione, quando ancora il Mid-Season Finale era emozionante e decisivo per la trama; sta di fatto che sebbene “Hearts Still Beating” sia nel complesso una buona puntata, non posso dire di averla trovata eccezionale. L’episodio subisce le conseguenze delle dubbie scelte delle puntate precedenti, quelle che hanno rallentato troppo il passo e hanno divagato dalla storyline principale, portando sotto zero l’entusiasmo della premiere. In otto puntate abbiamo coperto un arco temporale di pochi giorni – lo confermano le parole di Gregory a Maggie – mentre la molteplicità di poco interessanti storyline secondarie fa sì che quando torniamo a metterci in pari con queste, sia difficile ricordarsi di cosa stanno parlando. Inoltre ad Hilltop e The Kingdom non accade tuttoggi nulla di rilevante, salvo il considerare tale il super olfatto di Maggie, che farebbe a gara con quello della compianta madre di Howard in The Big Bang Theory. Semplicemente ci viene ricordata l’esistenza di queste comunità; purtroppo ci rammentano così anche quella di Enid, che si lancia in un predicozzo a Sasha davvero ingiustificabile: a malapena sappiamo il tuo nome, torna a giocare coi pattini!

I vari personaggi hanno messo in atto solitari tentativi per combattere Negan; tentativi che già di primo acchito apparivano poco convincenti, se non addirittura stupidi (quanto ti è andata bene Carl! Secondo me ancora non te ne rendi conto), soprattutto perché quando di fronte hai una quantità incalcolabile di Negan, non puoi credere di vincere facendo l’eroe solitario. Ed infatti ogni manovra si traduce o in un nulla di fatto o in un peggioramento della situazione. Partiamo da colui che non meritavamo assolutamente di dover sopportare per tanto tempo, Spencer. Il ragazzo prosegue nella sua folle convinzione di poter essere il leader di Alexandria al posto di Rick, quando già sua madre gli aveva preferito quello sconosciuto barbuto di Grimes, due domandine al riguardo no? No, Spencer è talmente fermo nella sua idiozia da credere di poter manipolare Negan facendo sì che elimini Rick per lui. Negan sta al gioco di Spencer, lo prende per i fondelli per qualche minuto prima di farci la grazia con tanto di gioco di parole: “You’ve no guts” e per verificarlo gli apre in due la pancia facendo fuoriuscire le budella. Esiste un altro personaggio di The Walking Dead per la cui morte si poteva esultare tanto? Forse nemmeno Andrea. Finalmente ce ne siamo liberati, grazie Negan!

Gli abitanti di Alexandria non condividono il piacere del momento e Rosita coglie l’attimo per sparare a Negan con quell’unico proiettile fabbricatole da Eugene – sono quasi certa che Padre Gabriel non intendesse questo quando diceva di aspettare il momento opportuno. La ragazza spara però con un paio di secondi di ritardo e così a restare ferita è Lucille. Considerando che Negan l’aveva addirittura messa sulla sedia mentre pranzava, è ovvio che non la prenda affatto bene. Qualche minuto di tensione, tuttavia la sensazione immediata è che Rosita se la caverà con poco (una cicatrice sul volto); sono altri a rischiare seriamente ed i più papabili sono Eugene e Olivia, il primo per aver fabbricato il proiettile, la seconda perché, al pari di Spencer, ultimamente ha avuto troppo screentime. Difatti una sottoposta di Negan spara ad Olivia per vendicare l’affronto perpetrato da Rosita: come Rick e Daryl hanno incassato il colpo della premiere, ora Rosita deve portare il peso della morte di Olivia e della presa in ostaggio di Eugene, da lei costretto a creare quel proiettile della discordia.

Un peso che si riverbera anche su Rick. Lo Sceriffo ha appena dovuto assistere inerme al pestaggio di Aaron e si trova con due cadaveri. Non pensa che se i compagni gli avessero dato minimamente retta, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente, perché di fatto comprende che Negan è una bomba sempre pronta a scattare: non importa quanto lo “rispetterà”, ci potrà sempre essere qualcosa che provocherà lui o i suoi Saviors. Fino a poco prima Rick era ancora pienamente convinto della sua sottomissione a Negan ed Aaron aveva espresso a parole il comprensibile pensiero di Grimes dopo aver assistito alla carneficina della premiere “Either your heart’s beating or it isn’t, either your loved ones’ hearts are beating or they aren’t”. Ma un conto è sopravvivere, un altro è vivere e Rick lo sa bene. L’orrore a cui ha dovuto assistere glielo ha oscurato per un po’, ha fatto sì che la paura per i suoi cari lo frenasse. Le parole di Michonne sono solo una spinta in più, perché adesso Rick Grimes è tornato e con lui tutti gli altri sopravvissuti.

Sebbene perfino la parte di Daryl diventi interessante solo nel finale – tornare a vedere ogni singolo passo che faceva per scappare non creava certo suspense – l’uomo pronuncia una frase che possiamo considerare la catchphrase di questo Mid-Season Finale “It ain’t just about getting by, it’s about getting it all”: sopravvivere e basta non è più un’opzione, è tornato il momento di combattere. Da soli hanno tentato, ognuno a modo proprio, ma per quel “We’re the ones who get the things done” serve innanzitutto il “We”: insieme hanno lottato, insieme hanno superato ogni ostacolo e così deve essere anche stavolta. L’unica possibilità che hanno contro Negan è restare uniti, lottare insieme, magari anche con l’aiuto di qualcuno che ha una bella tigre, ma di questo se ne parlerà nel 2017. Oggi possiamo dire che Rick&Co. si sono ritrovati, la reunion a Hilltop, in particolar modo l’abbraccio tra Rick e Daryl, è il momento più emozionante della puntata. Con loro di nuovo insieme, la speranza di sconfiggere Negan inizia a sorgere seriamente e con lei quella che la seconda parte di questa settima stagione sia migliore della metà appena conclusa.

Ovviamente The Walking Dead non va in vacanza senza una scena post credits: l’uomo con gli stivali che spiava Rick ed Aaron – probabilmente il proprietario delle provviste che hanno recuperato – è arrivato ad Alexandria.

Non sono mancate parole, del sano splatter, ben due morti ed – evento eccezionale – abbiamo visto tutti i protagonisti, insomma sulla carta c’era tutto. Eppure gli addii sono stati prevedibili e di certo non ci perderemo il sonno; ma soprattutto il coinvolgimento emotivo è arrivato solo nel finale in un episodio di un’ora, dove la prima metà è passata cercando di ricordarci dov’eravamo rimasti con i personaggi apparsi per una o due puntate. C’era chi si aspettava un grande showdown prima della pausa, non c’è stato e d’altronde era impossibile perché ne mancavano i presupposti. Un Mid-Season Finale buono, che getta le premesse per le nuove puntate e lascia un po’ l’amaro in bocca per quelle alle spalle. Spero vivamente che tra i buoni propositi dell’anno nuovo rientri il concentrare ed accelerare le storyline, nonché il ridurre al minimo indispensabile gli episodi mono-personaggio. The Walking Dead torna il 12 febbraio.

Voto all’episodio: ♥♥♥ – la morte di Spencer la superiamo facilmente, ma Negan che si è tagliato la barba?!

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