The Walking Dead – 7×10 New Best Friends – Recensione by R.

Finalmente un episodio degno di essere guardato! Nessuna morte, nessuna scena raccapricciante oltremisura e nessun colpo di scena da caduta della mandibola al minuto finale, eppure è stata davvero una bella puntata, dopo tanto tempo The Walking Dead mi ha ricordato i fasti del passato.

Di gente strana ne abbiamo incontrata in questi sette anni, tuttavia il gruppo responsabile della sparizione di Padre Gabriel per quanto mi riguarda scala la classifica sino al primo posto. La banda etichettata online come i Garbage Pail Kids è un mix tra i bambini sperduti di Hook e una setta a vostra scelta, fra lo stile di Mad Max Fury Road, Resident Evil e Star Wars, il tutto addolcito dai nomi elfici delle saghe di J. R. R. Tolkien. E nonostante ciò è difficile non prenderli sul serio: con i lunghi capelli pettinati all’indietro, l’abbigliamento scuro, le espressioni imperturbabili quanto il loro silenzio e il modo confuso, ma ugualmente ordinato di muoversi (esattamente al pari della discarica perfettamente in ordine in cui vivono), li rendono parecchio inquietanti. “We take, we don’t bother” è il loro motto e sebbene la loro leader Jadis sia l’esempio di come non ci si dovrebbe mai tagliare la frangia, la spavalderia di Rick nel loro primo approccio è inspiegabile, manco ti conoscono, perché mai dovrebbero combattere per te?!

È Padre Gabriel l’elemento sorpresa che inclina l’iniziale insuperabile ostilità di Jadis. Colui che fino a poco tempo fa era fra i fautori della ribellione a Rick Grimes, ora ne è divenuto uno degli alleati più fedeli e affidabili. Ma, di nuovo, perché questo nuovo gruppo dovrebbe sprecarsi in una battaglia non sua se non ha la certezza di vincere? Così Jadis sottopone Rick ad una prova stile gladiatore, gettandolo in una “fossa” della discarica a lottare contro uno zombie acconciato come se fosse in Silent Hill. Non che si tema per la sorte dello Sceriffo, ma è comunque una lotta tesa da cui l’uomo esce con qualche brutta ferita. L’obiettivo viene così raggiunto, infatti dopo una dura contrattazione, l’alleanza tra Alexandria e i Garbage Pail Kids è sancita. Muoviamoci però, che non possono aspettare in eterno le vostre armi! Ed è qui che il silenzio e l’irritante buonismo/ottimismo di Tara iniziano a farsi sentire, al di là degli attriti con una recalcitrante e sempre imbronciata Rosita: Tara sa dove potrebbero trovare le armi necessarie, ma ha promesso di tacere e ad ora sembra intenzionata a mantenere la parola data. Devo dire che per quanto non la sopporti, non vorrei trovarmi nei suoi panni, perché qualunque decisione prenderà sarà criticabile.

Non posso invece che trovarmi d’accordo con le scelte fatta a The Kingdom da Daryl, protagonista della reunion con Carol. Se fino alla settimana scorsa Richard sembrava l’unico di quella comunità già pronto a combattere contro i Saviors, ora dimostra una deleteria irruenza. Il suo piano vede Carol come vittima sacrificale per svegliare definitivamente King Ezekiel ed ovviamente Daryl non può accettarlo. Avrebbe reagito diversamente se la donna coinvolta non fosse stata Carol? Il dubbio è lecito, anche perché probabilmente pure noi lo avremmo manifestato. Se la donna che si è ritirata in una vita da eremita, ferma nella sua convinzione di non combattere, avesse avuto il volto di una sconosciuta, forse quel “sacrificarne uno per salvare tutti” lo avremmo interpretato più nel senso datogli da Richard che da Daryl. Ma è Carol e non possiamo voltarle le spalle come nulla fosse. Certo, la Carol di adesso è tutt’altra persona rispetto a quella che abbiamo conosciuto, perfino in confronto alla moglie picchiata e impaurita delle prime stagioni. Carol non solo non vuole più essere nella condizione di dover reagire alla violenza, ora è diventata la donna che deve essere protetta dalla verità. Daryl è costretto a mentirle su quanto accaduto con i Saviors perché lei ha appena ammesso che se avesse ucciso ancora qualcuno, avrebbe finito col perdere se stessa.

Non posso dire di apprezzare questa evoluzione del personaggio di Melissa McBride, capisco i rimorsi di coscienza, le messe in discussione e così via, ma questo martirio anche no. Carol sta scendendo pericolosamente dalla classifica dei personaggi preferiti e dobbiamo tutto al lavaggio del cervello fattole da Morgan, i cui passi avanti sono sempre seguiti da altrettanti passi indietro. Ancora si rifiuta di combattere, è dispiaciuto per quello che è accaduto ai suoi ex compagni, però non vuole lottare, preferisce, come Ezekiel, continuare a subire i soprusi dei Saviors. Uno di questi ultimi lo colpisce, gli ruba il bastone e lui cosa fa? Gli chiede per cortesia di riaverlo indietro perché apparteneva ad una persona a cui teneva molto! Si aspettava che glielo restituissero con tanto di lacrimuccia di commozione? È già tanto che non glielo abbiano spezzato in due! Quel “Wake the hell up” rivoltogli da Daryl è pienamente condiviso!

Un nuovo gruppo interessante e non ripetitivo, veri sviluppi nella trama e dialoghi che non ti fanno alzare gli occhi al cielo per la loro inutilità. Una puntata che non annoia, ma regge bene fino all’ultimo minuto, un vero evento da diverse puntate a questa parte, specialmente considerando la totale assenza di Negan. Tranquilli però, lo rivedremo la prossima settimana.

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ l’amore a prima vista tra Daryl e la tigre è la prova di come adoriamo sempre i personaggi giusti

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrFacebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *