The Walking Dead – 8×04 Some Guy – Recensione by R.

È stata dura ieri sera scegliere se seguire la Nazionale o The Walking Dead, in entrambi i casi lo sapevo che avrei patito, in un modo o nell’altro. La scelta per lo show AMC ha vinto sia per stare più calma sia perché qualunque cosa potesse accadere, non sarebbe mai potuta essere peggio della mancata qualificazione ai Mondiali.

Col senno di poi lo confermo, sebbene nei cinque minuti finali la lacrimuccia sia scesa. Lacrimuccia e stop solo perché gli effetti speciali per creare Shiva non sono mai stati granché. La morte della tigre è praticamente annunciata dal primo fotogramma quando Ezekiel viene elevato a protagonista della puntata; non ci avrebbero mai liberato di lui tanto in fretta, quindi era scontato che dovevamo preparare i fazzoletti per Shiva. Shiva si sacrifica per salvare l’uomo che l’ha aiutata come Summer fece con Bran nello straziante “Hold the Door” di Game of Thrones: si getta fra gli walkers per dargli il tempo di fuggire, non ha via di scampo. Effetti speciali scarsi che siano è comunque doloroso da vedere. È la prima e unica scena veramente emozionante di questa stagione.

Purtroppo il sacrificio di Shiva è per Ezekiel, un personaggio il cui carisma si è notato giusto nell’episodio in cui lo abbiamo visto per la prima volta. Come Jerry lo possa considerare un “cool dude” e tutti lo difendano letteralmente fino alla morte è un mistero. Un imbonitore, un bravo oratore, un menestrello, se dal nulla cominciasse a cantare mi stupirei meno rispetto ad Emma Stone dopo un’ora e mezza di La La Land, però non c’è altro. È stato abile a creare un’illusione, una fiaba in cui la sua comunità potesse crogiolarsi, più bella e meno realistica di quella creata da Negan. Ma quando la realtà è arrivata prepotente è stato solo in grado di ripetere all’infinito i soliti discorsi ottimistici; se i suoi sudditi non avessero creduto tanto ciecamente nella favola del Re, sarebbe morto ad inizio puntata e ci avrebbe risparmiato la sua presa di coscienza. È con quest’ultima che perdiamo i primi trenta minuti, avrebbero anche potuto essere carichi di tensione se avessero riguardato qualcun altro, peccato che l’unico aspetto interessante di King Ezekiel fosse la sua tigre. Lo abbiamo visto troppo poco per affezionarci e il suo ripetere sempre gli stessi discorsi non ha aiutato in termini di qualità.

Alcuni flashback ci mostrano spezzoni che dovrebbero coinvolgerci nella sua storia, ma l’abbiamo già sentita, non viene aggiunto nulla di nuovo se non un parallelismo con Carol che per quanto possa starci, non può assolutamente creare una similitudine fra i due – la portata dell’evoluzione di Carol è senza dubbio molto più significativa. Entrambi non erano così prima dell’apocalisse zombie, lui non era un leader, lei non era una lottatrice: hanno deciso di diventare quello che sono ora, per sé e per gli altri. Questo discorso è il nocciolo fondante dello show, è il punto davvero coinvolgente ed interessante che rende TWD una serie sugli esseri umani, anziché sugli zombie; è il motivo per cui negli anni l’evoluzione psicologica ha giustamente avuta la precedenza rispetto al lato action e splatter. È quello che più mi piaceva di The Walking Dead. La crescita di Carol però è iniziata nella seconda stagione, quante volte ancora dobbiamo sentire le stesse cose e per di più senza che la trama vada avanti? Alla fine Ezekiel capisce di essere ben lontano dal “your Majesty” che decantano, troppi sono morti per lui e Jerry e Carol stanno rischiando lo stesso. Zeke sta per fare la prima cosa rilevante da quando è apparso sui nostri schermi, ma Shiva si sacrifica per il suo salvatore. Una morte che ha il solo merito di rendere nuovamente The Walking Dead emozionante, seppure per la tristezza e solo per cinque minuti.

L’accoppiata Rick-Daryl funziona sempre, anche in un inseguimento automobilistico non al massimo della credibilità, mentre Carol da sola riesce a riportarci ai vecchi episodi che tanto ci piacevano. Negan sarà ancora chiuso nel container con Gabriel? Di certo fra i vari assenti della puntata non si è sentita la mancanza dei moralizzatori buonisti di Hilltop. A livello di sviluppo narrativo siamo ancora immersi nel piano confusionario di Rick&Co., possiamo tranquillamente dire che, recupero delle armi a parte, non abbiamo fatto progressi dalla première. Sottolineo a tal proposito che siamo già al giro di boa della prima metà della stagione. Un episodio con un paio di buoni momenti – Carol e Shiva – ma che alla fine paga i difetti recenti in termini di trama e capacità di convinzione. Ezekiel non è mai apparso seriamente a rischio, eppure anche in caso contrario non avrebbe fatto né caldo né freddo, come non ne ha fatto la strage di uomini di inizio puntata; questo parla da sé.

Voto all’episodio: ♥♥ ½ – ma non si possono escludere a priori gli animali dalle serie tv così evitiamo di soffrire?

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