The Walking Dead – 8×09 Honor (Mid-Season Premiere) – Recensione by R.

Honor. Questo è il titolo della Mid-Season premiere di The Walking Dead ed era facilmente intuibile a chi e cosa si riferisse dopo il sorprendente e deludente twist del Mid-Season finale che tante polemiche ha suscitato durante i mesi di pausa.

Carl poteva piacere o meno (io preciso subito che ho iniziato ad apprezzarlo dalla terza stagione), ma era uno dei veri protagonisti dello show AMC, uno dei senior tra l’altro, l’unico infatti ad essere presente dalla prima stagione insieme ai sopravvissuti Rick, Carol e Daryl. L’opzione della sopravvivenza di Carl era fuori discussione, al di là di ogni speranza, sarebbe stata a dir poco ridicola. Ed infatti nel corso di quasi un’ora ci prepariamo all’inevitabile addio al ragazzino tra momenti di commozione e, purtroppo, anche di noia. Questa serie ci ha presentato morti raccapriccianti, morti strazianti ed altre che attendevamo quanto quella di Joffrey in Game of Thrones (ciao Andrea); in ogni caso eventi coinvolgenti. Carl avrebbe dovuto senza dubbio rientrare nella sezione “strazianti”, lo abbiamo visto crescere dopotutto e sappiamo quanto sia stato fondamentale per il padre. Sfortunatamente per quanto commovente, l’episodio non è da pianto ininterrotto e disperato come quelli delle morti di Lori o Hershel. La sequenza iniziale ci mostra quanto già avevamo compreso, ossia le circostanze stupide in cui Carl è stato morso, salvando lo specializzando in medicina Siddiq. Le parole di quest’ultimo al suo morente salvatore suonano come una risposta a tutte le accuse mosse allo show in questi mesi: il sacrificio di Carl non è inutile, ripete infatti il giovane. Se per quanto riguarda Siddiq già me lo vedo che sarà fondamentale per il parto di Maggie (🙄), nella prospettiva più generale dello show, la morte di Carl è presentata come ciò che darà un freno alla rabbia di Rick, permettendo alla pietà di prevalere così che non tutto venga distrutto e ci siano persone da cui ripartire per costruire un mondo nuovo. Un mondo dove tutti sono felici, Eugene raccoglie mele e Negan saluta Rick e Judith con un sorriso benevolo che è più inquietante di quello maligno che fa solitamente. Questo è il mondo immaginato da Carl per i suoi cari mentre l’infezione si diffondeva; questo è ciò che vuole che il padre realizzi nel suo ricordo.

Un discorso che può starci una volta, due, però dopo un po’ stufa. Ed è il caso di The Walking Dead dove il tema della pietà verso i nemici si ripresenta puntuale come il natale, salvo trovare poi un cattivo più cattivo dei precedenti che rimette in discussione i principi morali. Lo stesso Carl nel parlare al padre gli ricorda che già in passato era riuscito a mettere da parte la rabbia in nome della pietà. Certo, allora lo aveva fatto per Carl, “It was all for you” lo ripete anche adesso e conosciamo perfettamente la verità di questa frase. Il rapporto padre-figlio è stato sin dalla prima stagione uno dei punti forti della serie. Come farà Rick ad andare avanti senza Carl? Basterà la speranza manifestata dal figlio, con quel “I want this for you, dad” che ha fatto crollare ogni tentativo di trattenere le lacrime? Nonostante la sua morte fosse certa e il corso degli eventi non abbia favorito un grande coinvolgimento, l’addio a Carl ha infatti avuto dei momenti dove la commozione è stata inevitabile. Le parole di Carl per la sorellina, Michonne e il padre riportano infatti a galla tutti quei ricordi che la mediocrità delle ultime stagioni aveva sotterrato – tutti ricordi inerenti al periodo in cui The Walking Dead era davvero una bella serie, ossia prima del declino post Terminus. Carl ricorda Lori che prima di morire gli aveva detto che lui avrebbe sconfitto questo mondo; lo ha fatto finché ha potuto, ora il testimone passa a Judith, anche nella forma del cappello da sceriffo regalato da Rick al figlio. “You’re my best friend” dice a Michonne e infatti Carl era stato il primo a tendere la mano alla donna appena giunta alla prigione, se non fosse stato per lui Rick forse non l’avrebbe mai accettata nel gruppo. I ricordi col padre sono innumerevoli, ma il momento che fa più male è quando Carl risparmia al padre e a Michonne il peso di premere il grilletto contro di lui. Carl si assume quell’ultimo gesto, così come aveva fatto alla morte della madre – ci tengo a ricordare che Lori aveva chiesto a Maggie di spararle per evitare che vi fosse costretto il figlio; Maggie invece non ne aveva avuto il coraggio e il ragazzino si era dovuto assumere quella responsabilità (cara Maggie, io non dimentico).

Queste scene sono senza dubbio emozionanti, ma non c’è il trasporto che un personaggio come il suo meriterebbe, questo sia per le circostanze in cui la morte è arrivata, il livello degli episodi precedenti e il relativo sviluppo degli eventi, ma anche per la costruzione della puntata. Scene immaginarie e flashforward non mancano nemmeno stavolta e ad esse si aggiungono quelle con protagonisti Morgan, Carol ed Ezekiel; in particolare sul finale queste si alternano velocemente al discorso di Carl a Rick spezzettandolo, interrompendo così l’unica parte interessante della puntata. Quella di Morgan è infatti l’ennesimo replay della sua lotta morale, che si ripresenta ad ogni piè sospinto da quando è arrivato ad Alexandria e che di fatto è un’altra versione della questione pietà/rabbia appena discussa da Rick e Carl. Sorvoliamo sulla scarsa credibilità dell’azione di Morgan e Carol che da soli sconfiggono un numero imprecisato di Saviors e salvano Ezekiel, condannandoci dunque a riascoltare ancora le sue frasi a effetto ripetute con enfasi. Morgan è ora nella fase folle omicida, tanto che uccide un Savior in perfetto stile Hannibal, nell’omonimo film, con il personaggio di Giancarlo Giannini, ossia sbudellandolo. Quando sta per ammazzare l’altro Savior, Carol e Zeke sembrano sul punto di far ragionare Morgan come una squadra del BAU, ma il Savior viene comunque ucciso dal bambino fratello del ragazzo ucciso dai Saviors e la cui morte aveva scosso Morgan (che fatica ricordarsi tutto). Una morte impressionante e che lascia intuire che questo bambino è sicuramente più bravo con bastone e pistola di Enid e molti altri dei sopravvissuti. Un bambino assassino che potrebbe scuotere nuovamente Morgan (facciamogli trovare un equilibrio però, vi prego, non se ne può più) e che ricorda tanti personaggi passati, fra i quali pure Carl come lui stesso ha ricordato.

Se l’obiettivo dell’episodio era rendere onore a Carl Grimes, i momenti di commozione sono riusciti nell’intento. Non invece nel tentativo di convincerci che la sua morte non sia stata stupida e inutile. Forse andando avanti l’opinione cambierà, fatto sta che molti dei difetti tacciati alla serie continuano ad essere sempre presenti e una morte shock non può cancellarli o metterli in secondo piano: lentezza nella narrazione, personaggi messi lì che non servono a niente se non a confonderci, primi piani e monologhi che vogliono essere drammatici, ma che ormai fanno solo alzare gli occhi al cielo insieme alle scene immaginarie, ripetitività e soprattutto il costante interrogativo, dove stiamo andando a parare? Vogliamo la pietà verso i Saviors sino al prossimo bad (bad bad) guy? O il sognato mondo idilliaco dove tutti vivono felici e contenti? Non so quale delle due alternative sia peggio. Eppure la scena finale sembra suggerire una terza via. Fra il sogno di Carl e la sua sepoltura, vediamo infatti spezzoni di un Rick con gli occhi arrossati dalle lacrime, immagine che inizialmente fa pensare alla morte del figlio. Ma il fotogramma conclusivo lo vede appoggiato ad un albero, abbattuto e sanguinante. La guerra con i Saviors non è andata bene? In effetti considerando che i Saviors nel giro del Mid-Sesaon finale hanno ribaltato una situazione che ci era stata inquadrata come disperata, è difficile credere che dopo aver messo a ferro e fuoco Alexandria non siano in vantaggio su Rick&Co. E no, Daryl, ti voglio bene, ma tutti insieme in un unico posto non sarete mai il peggior incubo dei Saviors, ma solo una facile preda.

Voto all’episodio: ♥♥ ½ – Norman Reedus con in braccio Judith e la puntata migliora improvvisamente

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