The Walking Dead – 9×01 A New Beginning (Season Premiere) – Recensione by R.

The Walking Dead apre la nona stagione con una nuova showrunner, Angela Kang, un’altrettanto nuova sigla d’apertura, la spada di Damocle dell’uscita di scena di Rick Grimes, la concorrenza del suo stesso spin-off Fear TWD e una caterva di pregiudizi.

Arriviamo da una stagione otto che ha probabilmente segnato il punto più basso dello show AMC, largamente annunciato dagli anni precedenti, il che significa che o la serie cambia rotta in modo decisivo o è meglio chiudere i battenti prima di scoprire che esiste un ulteriore livello di bassezza. Certo sapere che Andrew Lincoln lascerà lo show – con di conseguenza il destino di Rick già segnato – non è un punto a favore e per quanto Daryl sia sempre una certezza, non si può pretendere che regga da solo la baracca, poteva funzionare qualche anno fa, ma adesso che abbiamo a che fare con così tanti personaggi, no.

Dopo troppe stagioni in cui abbiamo proceduto al rallentatore, coprendo pochi giorni nell’arco di sedici episodi, The Walking Dead compie un enorme passo temporale. È infatti trascorso un anno e mezzo dalla fine della guerra con i Saviors, il che balza immediatamente all’occhio vedendo il piccolo Hershel, ossia il figlio di Maggie e Glenn. Al bimbo Maggie ha dato il nome del padre, morto nella terza stagione per mano del Governatore – è un colpo al cuore fare la sua conoscenza nello stesso giorno in cui abbiamo saputo della morte del suo interprete Scott Wilson – e devo riconoscere che qui mi hanno sorpresa non poco, perché visto lo “sfruttamento” della ship Maggie-Glenn avrei giurato che il nome scelto sarebbe stato Glenn.

Se nella parte introduttiva della puntata siete riusciti a riconoscere tutti i personaggi comparsi nella stagione precedente e dai quali nessuno dei vari scontri è riuscito ad alleggerirci, complimenti, io ci ho impiegato sicuramente di più. Tanto che mi sono chiesta se quel Ken che continuavano a mostrarci fosse già apparso in passato e, in caso contrario, se valesse la pena imparare a distinguerlo. La risposta ad entrambi i quesiti è no. Sulla via del ritorno dalla spedizione a Washington DC, Ken muore nel tentativo di salvare uno dei cavalli da uno zombie, una morte sciocca forse, ma chi non gli ha urlato di correre a salvare quel povero animale?! La morte di Ken è la miccia che porta alla luce le crepe di quella che inizialmente sembra una pace ritrovata. I primi minuti infatti danno l’illusione che la ricostruzione sognata da Carl e imposta da Rick nel finale di stagione sia effettivamente avvenuta: Hilltop, The Kingdom, Alexandria e il Sanctuary lavorano insieme per costruirsi un futuro. Sembra che quei dubbi con cui li avevamo lasciati siano stati dissipati in questo anno mezzo. Ovviamente (e per fortuna, perché non siamo mica qui per guardare la versione post apocalittica di “e vissero felici e contenti”) non è vero ed è proprio qui che sta il tema di questa nona stagione: le difficoltà della costruzione di questa nuova comunità, una lotta intestina e velata in luogo dello scontro aperto fra diversi gruppi.

Il primo segnale in tal senso lo avevamo avuto nel finale di stagione con l’alleanza Maggie-Jesus-Daryl contro la decisione di Rick di risparmiare la vita a Negan. Dopo un anno e mezzo in cui si presume che Maggie e Daryl abbiano seguito la linea di Rick, entrambi manifestano le mai sopite perplessità, il secondo decidendo di abbandonare il controllo del Sanctuary, la prima proponendosi come alternativa a Grimes sia con le parole che con i fatti. Maggie diviene infatti protagonista della seconda parte dell’episodio quando Gregory, sfruttando il dolore dei genitori di Ken, convince il padre di quest’ultimo ad uccidere la leader di Hilltop. Sebbene la donna caschi in una palese trappola, è chiaro che il tentativo sia destinato ad andare a vuoto – da Gregory mi aspettavo un piano molto più astuto. Per la Rhee è la goccia che fa traboccare il vaso: Gregory viene giustiziato sulla pubblica piazza, impiccato davanti alla comunità, ad un impassibile Jesus (che quindi non professa più pietà a destra e a manca), agli sconvolti Rick e Michonne e con la complicità di Daryl. Un atto procrastinato da tempo in nome di quella supposta distinzione fra buoni e cattivi che però da altrettanto tempo era labile. Di fronte alla richiesta di Rick di aiuto verso gli ex Saviors, Maggie infatti si tira indietro, o meglio dà la sua disponibilità solo in cambio di qualcosa; ora, non è la stessa cosa che facevano i Saviors? A Rick piace ancora credere che adesso gli scambi di provviste siano su base volontaria, ma la Rhee mette in chiaro che per lei così non è. E lo fa contestando apertamente la leadership di Grimes “When we were fighting the Saviors, you said soon you’d be the one following me, but you didn’t, cause I wasn’t someone to follow. That changes now”. Per quanto comprensibile il suo atteggiamento, Maggie quale leader purtroppo continua a lasciarmi molto perplessa, spero che dimostri qualcosa in più oltre a guidare un trattore, parlare in tono piatto e condannare in pompa magna come se fosse una brutta versione di Daenerys Targaryen.

La lotta intestina però non è minacciata solo dall’alleanza di Hilltop, al Sanctuary infatti non tutti sono contenti del nuovo status e, come nella miglior tradizione delle rivolte, sporcano i muri con scritte inneggianti a Negan. Di quest’ultimo non c’è traccia per il momento, sappiamo però che è ad Alexandria, motivo per il quale Maggie non ci ha più messo piede.

Spazio anche agli shippers dei Richonne con un paio di scene che confermano il proseguimento della relazione tra i due, mentre chi non si è mai arreso ad una svolta amorosa per Daryl e Carol, dovrà farlo adesso: la donna infatti fa ufficialmente coppia con Ezekiel che vorrebbe addirittura sposarla.

Questo primo episodio segna sicuramente un passo avanti rispetto alle passate stagioni con la novità sul piano della storyline trita e ritrita della nuova comunità avversaria retta dal nuovo bad guy più bad del precedente. Non lo si può comunque definire un inizio entusiasmante con la lentezza che ha dominato la prima mezzora e le solite mille facce da distinguere; possiamo considerarla una puntata introduttiva che ci sta perché mette le basi della nuova storyline, ma un po’ di pepe in più non sarebbe guastato, specialmente trattandosi della premiere. Ce la farà The Walking Dead a risalire la china?

Voto all’episodio: ♥♥ – sono andati fino a Washington e nemmeno una capatina alla Casa Bianca, mah!

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

Facebooktwittergoogle_pluspinteresttumblrFacebooktwittergoogle_pluspinteresttumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *